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Codice proc. penale agg.  al  8 Mag 2015
 
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Art. 627 cod. proc. penale: Giudizio di rinvio dopo annullamento

1. Nel giudizio di rinvio non è ammessa discussione sulla competenza attribuita con la sentenza di annullamento, salvo quanto previsto dall’articolo 25.

2. Il giudice di rinvio decide con gli stessi poteri che aveva il giudice la cui sentenza è stata annullata, salve le limitazioni stabilite dalla legge. Se è annullata una sentenza di appello e le parti ne fanno richiesta, il giudice dispone la rinnovazione dell’istruzione dibattimentale per l’assunzione delle prove rilevanti per la decisione.

3. Il giudice di rinvio si uniforma alla sentenza della corte di cassazione per ciò che concerne ogni questione di diritto con essa decisa.

4. Non possono rilevarsi nel giudizio di rinvio nullità, anche assolute, o inammissibilità, verificatesi nei precedenti giudizi o nel corso delle indagini preliminari.

5. Se taluno degli imputati, condannati con la sentenza annullata, non aveva proposto ricorso, l’annullamento pronunciato rispetto al ricorrente giova anche al non ricorrente, salvo che il motivo dell’annullamento sia esclusivamente personale. L’imputato che può giovarsi di tale effetto estensivo deve essere citato e ha facoltà di intervenire nel giudizio di rinvio.


Giurisprudenza annotata

Giudizio di rinvio dopo annullamento

Nel giudizio di rinvio è precluso il rilievo di ogni nullità, anche assoluta, verificatesi nei precedenti giudizi, ivi compreso quello di legittimità, in virtù della disposizione contenuta nell'art. 627, comma 4, c.p.p. (La Suprema Corte ha, in motivazione, precisato che la norma trova applicazione in via diretta e non analogica, in quanto non circoscrive il riferimento "ai precedenti giudizi" soltanto a quelli di merito, includendovi anche il rescindente giudizio di legittimità). (Annulla senza rinvio, Trib. Vasto, 06/02/2013 )

Cassazione penale sez. I  16 dicembre 2014 n. 1595  

 

È abnorme e, conseguentemente, è ricorribile per cassazione, l'ordinanza con cui il giudice del rinvio, interpretando erroneamente la disposizione di cui all'art. 627, comma 5, c.p.p., rigetta la richiesta, avanzata dai coimputati non impugnanti, di partecipare al giudizio di rinvio, in considerazione degli effetti definitivi derivanti dalla decisione. (Annulla con rinvio, App. Reggio Calabria, 13/09/2013 )

Cassazione penale sez. IV  09 ottobre 2014 n. 47323  

 

Il giudice del rinvio, investito del processo a seguito di annullamento pronunciato dalla Corte di cassazione, non è tenuto a riaprire l'istruttoria dibattimentale ogni volta che le parti ne facciano richiesta, poiché i suoi poteri sono identici a quelli che aveva il giudice la cui sentenza è stata annullata, sicché egli deve disporre l'assunzione delle prove indicate solo se le stesse sono indispensabili ai fini della decisione, così come previsto dall'art. 603 c.p.p., oltre che rilevanti, secondo quanto statuisce l'art. 627, comma 2, c.p.p. (Annulla con rinvio, Ass.App. Milano, 25/06/2013)

Cassazione penale sez. V  30 settembre 2014 n. 52208  

 

Non implica violazione dell'art. 627 c.p.p. da parte del giudice del rinvio il rilevare d'ufficio una preclusione non presa in esame dalla sentenza rescindente ove tale preclusione non integri una "quaestio iuris" implicitamente presupposta dalla statuizione contenuta nella sentenza medesima. (In motivazione la Corte ha escluso l'operatività della preclusione, con particolare riguardo all'art. 129 c.p.p., qualora la declaratoria di non punibilità dipenda dalla decisione di una questione di diritto che implichi indagini non esperibili dalla Corte ovvero dalla soluzione di una questione di fatto). (Rigetta, Trib. Roma, 27/11/2013 )

Cassazione penale sez. II  27 marzo 2014 n. 19666  

 

In materia di riesame delle misure cautelari, il giudice del rinvio ex art. 627 c.p.p. è vincolato, al pari del giudizio di merito, al principio di diritto affermato dalla Corte di cassazione ed è limitato, nell'indagine di merito devoluta, all'esame del "punto" della prima decisione attinto da annullamento, con divieto di estendere l'indagine a vizi di nullità o inammissibilità non riscontrati dalla Corte, salva, nella specifica materia, la sopravvenienza di nuovi elementi di fatto, sempre valutabili nel giudizio allo stato degli atti. (Rigetta, Trib. lib. Bologna, 20/07/2013 )

Cassazione penale sez. II  12 marzo 2014 n. 16359  

 

La sentenza del giudice del rinvio che si limita ad affermare che in presenza del decorso dei termini prescrizionali la motivazione già tracciata dalla sentenza annullata non è suscettibile di essere sviluppata, viola il disposto dell'art. 627 c.p.p., incorrendo in nuovo vizio di motivazione. In tal caso si versa in un'ipotesi di vizio di motivazione radicale che, non potendo essere colmato in sede di legittimità, non consente al relativo giudice di procedere al necessario approfondimento.

Cassazione penale sez. III  09 gennaio 2014 n. 6989

 

È manifestamente inammissibile la q.l.c. dell'art. 569, comma 4, c.p.p., censurato, in riferimento agli art. 3, comma 1, e 24, comma 2, cost., nella parte in cui, prevedendo il rinvio al giudice competente per l'appello, "non fa eccezione per l'ipotesi in cui la sentenza annullata non sia stata pronunciata in esito a giudizio di primo grado previo contraddittorio (dibattimento, giudizio abbreviato)". La questione è priva di rilevanza in quanto il rimettente non deve fare applicazione della norma impugnata, atteso che l'art. 569 c.p.p. è stato applicato dalla Corte di cassazione, la quale in base ad esso ha qualificato l'impugnazione come ricorso per saltum, individuando poi il giudice di rinvio nella Corte d'appello rimettente, e dall‘autorità di giudicato delle decisioni della Cassazione in materia (art. 627, comma 1, c.p.p.) discende la irrilevanza di questioni che tendano a rimettere in discussione la competenza attribuita nel caso concreto dalla Cassazione medesima, in quanto ogni ulteriore indagine sul punto deve ritenersi definitivamente preclusa e quindi nessuna influenza potrebbe avere una qualsiasi pronuncia della Corte costituzionale nel giudizio a quo (sent. n. 247, 294 del 1995).

Corte Costituzionale  12 dicembre 2013 n. 306  

 

È manifestamente infondata la questione costituzionale - per violazione degli art. 27 comma 2 e 111 cost. e degli art. 624 e 627 comma terzo c.p.p., là dove non consentono di dichiarare estinto il reato per la maturazione del termine di prescrizione decorso nel giudizio di rinvio disposto soltanto per la rideterminazione della pena. (In motivazione, la Corte ha rilevato che da un lato non si può ritenere la punibilità elemento costitutivo del reato, come tale in grado di condizionarne il perfezionamento e dall'altro che vige il principio della formazione progressiva del giudicato, che si forma, in conseguenza del giudizio della Corte di cassazione di parziale annullamento dei capi della sentenza e dei punti della decisione impugnati, su quelle statuizioni suscettibili di autonoma considerazione, quale quella relativa all'accertamento della responsabilità in merito al reato ascritto, che diventano non più suscettibili di ulteriore riesame). Dich. man. infon. quest. leg. cost., App. Catanzaro, 03/12/2012

Cassazione penale sez. II  17 ottobre 2013 n. 44949  

 

È manifestamente infondata la questione di costituzionalità degli art. 624 e 627 comma 3 c.p.p. - là dove non consentono di dichiarare estinto il reato per la maturazione del termine di prescrizione decorso nel giudizio di rinvio disposto soltanto per la rideterminazione della pena, per contrasto con gli art. 111 - in quanto rientra nella ragionevole durata anche il tempo occorrente alla determinazione della pena nel giudizio di rinvio a seguito di annullamento da parte della Cassazione - e 3 cost. - risultando ragionevolmente differenziata l'incidenza della sopravvenienza della causa estintiva sulla base della formazione del giudicato progressivo, rispetto al caso in cui quest'ultimo non si è verificato. Dichiara inammissibile, App. Roma, 21/01/2013

Cassazione penale sez. VI  16 ottobre 2013 n. 45900  

 

L'effetto estensivo dell'impugnazione, in caso di accoglimento di un motivo di ricorso per cassazione non esclusivamente personale, giova anche nei confronti del coimputato che ha proposto ricorso per motivi diversi da quelli accolti, con conseguente applicabilità della disciplina prevista dall'art. 627, comma 5, c.p.p. (Conf. N. 46203 del 2013, non mass.) (Fattispecie relativa ad annullamento con rinvio per vizio di motivazione sulla configurabilità della circostanza aggravante di cui all'art. 416 bis, comma 6, c.p., disposto nei confronti del solo ricorrente che aveva dedotto il corrispondente motivo). Dichiara inammissibile, Cass., 27/09/2012

Cassazione penale sez. VI  02 ottobre 2013 n. 46202  

 

La possibile operatività del combinato disposto degli artt. 587 e 627, comma 5, c.p.p. non incide sulla permanenza, allo stato, del carattere di irrevocabilità della pronuncia adottata nei confronti del coimputato non ricorrente, comportando essa soltanto l'attribuzione a quest'ultimo del diritto al contraddittorio nel giudizio di rinvio.

Cassazione penale sez. VI  02 ottobre 2013 n. 46202  



 
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