codice-proc-penale
Codice proc. penale agg.  al  8 Mag 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 628 cod. proc. penale: Impugnabilità della sentenza del giudice di rinvio

1. La sentenza del giudice di rinvio può essere impugnata con ricorso per cassazione se pronunciata in grado di appello e col mezzo previsto dalla legge se pronunciata in primo grado.

2. In ogni caso la sentenza del giudice di rinvio può essere impugnata soltanto per motivi non riguardanti i punti già decisi dalla corte di cassazione ovvero per inosservanza della disposizione dell’articolo 627 comma 3.


Giurisprudenza annotata

Impugnabilità della sentenza del giudice di rinvio

È inammissibile il ricorso avverso la sentenza pronunciata dal giudice del rinvio in conformità alla decisione della Corte di cassazione nella parte concernente le questioni di diritto con essa decise, sia pure per far valere pretesi errori di fatto incidenti sul precedente giudizio di legittimità. (Dichiara inammissibile, App. Palermo, 30/04/2013 )

Cassazione penale sez. VI  27 marzo 2014 n. 19238  

 

Dev'essere annullata senza rinvio la sentenza del giudice del rinvio che abbia fatto applicazione di un principio di diritto affermato in conseguenza di un errore percettivo, che abbia comportato il mancato esame di alcuni motivi del ricorso per cassazione. (In motivazione la Corte ha precisato che l'annullamento senza rinvio si appalesa come l'unico rimedio possibile, poiché l'omissione non poteva essere superata dal giudice di rinvio né emendata dal giudice di legittimità investito del nuovo ricorso, né, infine, era esperibile il rimedio previsto dall'art. 625 bis c.p.p.).

Cassazione penale sez. III  06 aprile 2011 n. 19992  

 

È manifestamente infondata la q.l.c. dell'art. 627, comma 3, c.p.p., in connessione con l'art. 628, comma 2, c.p.p., sollevata, in riferimento agli art. 3, 24 e 111 cost., nella parte in cui non consente di rilevare e sollevare questione di costituzionalità con riferimento ai principi di diritto enunciati dalla Corte di cassazione nella sentenza di annullamento con rinvio (la Corte ha ritenuto erroneo il presupposto interpretativo, richiamando la propria giurisprudenza, consolidata nell'affermare che la norma dichiarata applicabile dalla Corte di cassazione nella interpretazione da essa fornita, può essere sospettata di illegittimità costituzionale dal giudice di rinvio, ovvero dalla stessa corte di cassazione adita con ricorso proposto avverso la sentenza emessa in sede di rinvio).

Corte Costituzionale  30 luglio 2008 n. 305  

 

Sono manifestamente infondate le q.l.c., in riferimento agli art. 3 comma 1, 24 commi 1 e 2, 25 comma 2, 112 cost., degli art. 627, commi 3 e 4, e 628 comma 2, c.p.p.: rispettivamente, gli art. 627 comma 3 e 628 comma 2, il primo nella parte in cui non prevede che il giudice del rinvio possa non uniformarsi alla sentenza della Corte di cassazione "per ciò che concerne ogni questione di diritto con essa decisa", e il secondo nella parte in cui impone il ricorso per cassazione per inosservanza dell'art. 627 comma 3 c.p.p. qualora le questioni di diritto decise dalla Corte di cassazione siano in irragionevole contrasto con i diritti fondamentali della difesa costituzionalmente garantiti; l'art. 627 comma 4 nella parte in cui impedisce di rilevare nel giudizio di rinvio nullità, anche assolute, verificatesi in precedenti fasi o gradi del giudizio e, in particolare, nullità assolute concernenti l'esercizio dell'azione penale da parte del p.m. e l'immutabilità della contestazione, verificatesi nei precedenti giudizi, anche quando tali nullità si siano prodotte esclusivamente per effetto della decisione della Corte di cassazione pronunciata nella fase rescindente. Nell'ambito del sistema delle impugnazioni ordinarie, cui è connaturale l'esigenza di definitività e certezza delle sentenze di cassazione, costituente un valore costituzionale protetto, in quanto ricollegabile sia alla garanzia del diritto alla tutela giurisdizionale sia al principio della ragionevole durata del processo, il vincolo scaturente dal principio di diritto enunciato dalla Corte di cassazione rappresenta una conseguenza necessaria del modello della separazione del giudizio rescindente da quello rescissorio, il quale implica che il secondo debba essere fondato sui risultati del primo, salva restando la facoltà del giudice del rinvio di mettere in discussione, sotto il profilo della legittimità costituzionale, non già le norme che limitano i contenuti del giudizio rescissorio, ma, eventualmente, quelle che sarebbe tenuto ad applicare nella "lettura" datane dal giudice di legittimità. L'ultima delle norme denunciate risulta pienamente rispondente all'obiettivo di evitare la perpetuazione dei giudizi che costituisce un interesse fondamentale dell'ordinamento, mentre l'inoppugnabilità delle decisioni della Corte di cassazione è incompatibile con un controllo del giudice del rinvio circa la sussistenza o meno di vizi "in procedendo" nella fase del giudizio di legittimità.

Corte Costituzionale  17 novembre 2000 n. 501  

 

Sono manifestamente infondante le q.l.c. degli art. 627 comma 3 e 628 comma 2 c.p.p., sollevate, in riferimento agli art. 3 comma 1, 24 commi 1 e 2 e 25 comma 2 cost., nella parte in cui il primo prevede l'obbligo del giudice di rinvio di uniformarsi alla sentenza della Corte di cassazione, ed il secondo il ricorso per inosservanza di tale obbligo, anche quando le questioni di diritto decise dalla Cassazione siano in irragionevole contrasto con i diritti fondamentali della difesa, nonché la q.l.c. dell'art. 627 comma 4 c.p.p., sollevata, in riferimento agli art. 24 commi 1 e 2 e 112 cost., nella parte in cui fa divieto di proporre, nel giudizio di rinvio, nullità assolute verificatesi nei precedenti giudizi, anche quando tali nullità si siano prodotte esclusivamente per effetto della pronuncia della Corte di cassazione, la quale abbia ritenuto, solo nella sentenza, che il fatto per cui si procede è diverso da quello enunciato nel decreto di citazione a giudizio o nella sentenza impugnata (la Corte ha ribadito il proprio costante orientamento secondo il quale deve ritenersi connaturale al sistema delle impugnazioni l'esistenza di una pronuncia terminale, la quale definisca, nei limiti del giudicato, ogni questione dedotta o deducibile al fine di dare certezza alle situazioni giuridiche controverse e che, quindi, non sia suscettibile di ulteriore sindacato ad opera di un giudice diverso).

Corte Costituzionale  17 novembre 2000 n. 501  

 



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti