codice-proc-penale
Codice proc. penale agg.  al  8 Mag 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 629 cod. proc. penale: Condanne soggette a revisione

1. E’ ammessa in ogni tempo a favore dei condannati, nei casi determinati dalla legge, la revisione delle sentenze di condanna o delle sentenze emesse ai sensi dell’articolo 444, comma 2 o dei decreti penali di condanna, divenuti irrevocabili, anche se la pena è già stata eseguita o è estinta.


Giurisprudenza annotata

Condanne soggette a revisione

In tema di revisione, non è necessario esternare la decisione di ammissibilità della richiesta mediante l'adozione di un'espressa ordinanza, stante l'assenza di una puntuale previsione di legge e di una distinzione tra la fase rescindente e la fase rescissoria. (Rigetta, App. Caltanissetta, 13/02/2014 )

Cassazione penale sez. VI  20 gennaio 2015 n. 7374  

 

L'istituto della revisione costituisce un mezzo straordinario di impugnazione che consente, in casi tassativi, di rimuovere gli effetti del giudicato, legittimandone e giustificandone la rivisitazione. Ai giudici della revisione deve ritenersi inibito di procedere ad una rivalutazione, in sé, delle prove già scrutinate dai giudici del merito, essendo il loro compito perimetrato dalla necessità di esaminare congiuntamente il novum e le pregresse acquisizioni, senza procedere ad un "riesame" atomistico delle prove a suo tempo acquisite, quasi a rinnovare il precedente sindacato compiuto in punto di affidabilità e di decisività.

Cassazione penale sez. II  08 gennaio 2014 n. 3595  

 

Fino a quando l'intera decisione non sia divenuta definitiva, la sentenza non può ritenersi irrevocabile, con la conseguenza che non può essere assoggettata all'istituto previsto dall'art. 629 c.p.p.

Cassazione penale sez. V  19 settembre 2013 n. 40941  

 

È inammissibile la richiesta di revisione di una sentenza di condanna che risulti definitiva con riferimento all' "an" della colpevolezza e non anche al "quantum" della pena. (In motivazione, la Corte ha precisato che, fino a che l'intera decisione non sia divenuta definitiva, la sentenza non può ritenersi irrevocabile, di guisa che, ove sopravvenisse "un'abrogatio delicti", la sentenza non irrevocabile di "quoad poenam", non potrebbe trovare esecuzione). Rigetta, App. Messina, 22/11/2012

Cassazione penale sez. V  19 settembre 2013 n. 40941  

 

Fintanto che l'intera decisione non sia divenuta definitiva, la sentenza non più ritenersi irrevocabile, con la conseguenza che, non può essere assoggetta all'istituto previsto dall'art. 629 c.p.p.

Cassazione penale sez. V  19 settembre 2013 n. 40941  

 

In tema di revisione, non è necessario esternare la decisione di ammissibilità della richiesta mediante l'adozione di un'espressa ordinanza, stante l'assenza di una puntuale previsione di legge ed il difetto di legittimazione ad impugnare il provvedimento in capo ai soggetti potenzialmente interessati alla dichiarazione di inammissibilità. Rigetta, App. Perugia, 06/07/2012

Cassazione penale sez. VI  18 aprile 2013 n. 30822  

 

Non può considerarsi "prova nuova", che se assunta porterebbe con certezza all'assoluzione del condannato, la sopravvenuta perizia psichiatrica avente per oggetto l'accertamento della sussistenza della capacità d'intendere e di volere dell'istante in relazione a fatti diversi, commessi in tempi diversi e successivi a quelli giudicati con la sentenza della quale si chiede la revisione. In tal caso, pertanto, la richiesta di revisione è proposta fuori dalle ipotesi previste dagli art. 629 e 630 c.p.p. e deve essere dichiarata inammissibile.

Corte appello Milano sez. IV  27 maggio 2011

 

Non è suscettibile di revisione la sentenza che dichiari l'estinzione del reato confermando le statuizioni civili della sentenza impugnata.

Cassazione penale sez. III  03 marzo 2011 n. 24155

 

È illegittima la decisione con cui il giudice di appello rigetti l'istanza di revisione, perché fondata su prove preesistenti che erano nella disponibilità della parte, ritenendo che l'adesione all'accordo per l'applicazione della pena implichi la rinuncia a sottoporle alla cognizione del giudice, in quanto, e da un lato, le prove nuove rilevanti, ex art. 630, comma 1, lett. c), c.p.p., sono, non solo quelle sopravvenute alla sentenza definitiva di condanna e quelle scoperte successivamente ad essa, ma anche quelle non acquisite nel precedente giudizio ovvero acquisite ma non valutate neanche implicitamente; dall'altro, l'istituto della revisione è applicabile anche alla sentenza di applicazione della pena, in virtù della nuova formulazione dell'art. 629 c.p.p., introdotta con l'art. 3, comma 1, l. n. 134 del 2003 e, sia pure nell'ambito della peculiarità delle valutazioni e dei limiti che ne caratterizzano la motivazione, il giudice, quantomeno ai fini di accertare o escludere l'esistenza dei presupposti per la pronuncia della sentenza ex art. 129, comma 2, c.p.p., deve tener conto di tutti gli elementi emergenti dagli atti. Annulla con rinvio, App. Torino, 05 dicembre 2008

Cassazione penale sez. V  24 novembre 2009 n. 10167  

 

L'istanza al giudice dell'esecuzione di revoca "ex" art. 669, comma ottavo, cod. proc. pen. della sentenza di applicazione della pena per asserita inconciliabilità della stessa con sentenza dibattimentale di assoluzione dei coimputati per il medesimo reato è inammissibile, dovendosi a tal fine attivare il procedimento di revisione ai sensi degli artt. 629 cod. proc. pen., come modificato dalla L. 12 giugno 2003 n. 134, e 630, lett. a), dello stesso codice. (In motivazione, la S.C. ha precisato che con la novella di cui alla L. n. 134 del 2003 non può più trovare applicazione analogica al caso in esame l'istituto della revoca della sentenza ai sensi dell' art. 669, comma ottavo, cod. proc. pen.). Annulla senza rinvio, Gip Trib. Termini Imerese, 30 Giugno 2007

Cassazione penale sez. I  11 dicembre 2008 n. 47794  

 

Il principio di presunzione di non colpevolezza non ha di per sé a che vedere con i rimedi straordinari destinati a purgare gli eventuali errori “in procedendo” e “in iudicando”. Inoltre tale principio, enunciato nell'art. 6 della Convenzione europea dei diritti umani, è una norma che, in quanto pattizia, aula dal campo di applicazione dell'art. 10, comma 1, Cost. La revisione del giudicato penale disciplinata dagli artt. 629 e seguenti c.p.p. non spiega di per sé effetti «invalidanti» sul materiale di prova raccolto nel precedente non potrebbe quindi condurre ad una rimozione degli atti ai quali si riferiscono le violazioni riscontrate nel giudizio dalla Corte europea dei diritti umani.

Corte Costituzionale  30 aprile 2008 n. 129  

 

La pendenza del procedimento giurisdizionale attivato dall'istanza di revoca "ex tunc" della misura di prevenzione patrimoniale di confisca, avente carattere straordinario, al pari della revisione contemplata dagli art. 629 ss. c.p.p., non incide sulla definitività della confisca dell'immobile di che trattasi, già decretata dall'autorità giudiziaria ordinaria, e, quindi, sulla legittimità del consequenziale provvedimento di sfratto in via amministrativa adottato dall'Agenzia del demanio resistente, considerato che i ricorrenti non contestano l'esistenza degli altri presupposti del potere di autotutela previsto dall'art. 823 comma 2 c.c. (e cioè che l'immobile in argomento, in seguito all'avvenuta confisca, sia stato formalmente destinato a soddisfare esigenze governative, acquistando la natura di bene patrimoniale indisponibile), in forza del quale la p.a. può operare autoritativamente sullo stato di fatto ed adeguarlo alla destinazione funzionale della cosa, senza necessità di ricorrere ai mezzi ordinari di tutela della proprietà e del possesso.

T.A.R. Lecce (Puglia) sez. I  08 novembre 2005 n. 4854  

 

L'esistenza di un provvedimento con il quale il competente giudice dichiari inammissibile l'istanza di revisione, non impedisce che, per il medesimo fatto e, ovviamente, a carico di altre persone, venga emesso provvedimento cautelare, attesa la diversa finalità e la differente struttura tra il giudizio di cui all'art. 629 c.p.p. e seguenti e la procedura preordinata alla emissione di misura cautelare personale, essendo il primo destinato a ribaltare l'esito di una sentenza definitiva (e dunque a valutare se i nuovi elementi siano, di per sè e nel complessivo quadro probatorio, significativi, e quindi risolutivi) ed essendo la seconda volta ad accertare se esistano indizi di tale spessore da giustificare la assunzione di un provvedimento restrittivo (o interdittivo) nei confronti dell'indagato.

Cassazione penale sez. V  05 ottobre 2005 n. 43854



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti