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Art. 631 cod. proc. penale: Limiti della revisione

1. Gli elementi in base ai quali si chiede la revisione devono, a pena d’inammissibilità della domanda, essere tali da dimostrare, se accertati, che il condannato deve essere prosciolto a norma degli articoli 529, 530 o 531.


Giurisprudenza annotata

Limiti della revisione

La revisione della sentenza di condanna é ammessa anche se l'esito del giudizio possa condurre al ragionevole dubbio circa la colpevolezza dell'imputato a causa dell'insufficienza, dell'incertezza o della contraddittorietà delle prove d'accisa, in quanto l'art. 631 esplicitamente richiama tutte le formule assolutorie indicate nell'art. 530 c.p.p., comprese quelle ispirate al canone di garanzia in "dubio pro reo". Annulla con rinvio, App. Catanzaro, 09/01/2012

Cassazione penale sez. V  22 gennaio 2013 n. 14255  

 

Anche le sentenze di condanna emesse all'esito di giudizio abbreviato sono soggette a revisione, né il fatto che l'imputato abbia in ipotesi rinunciato a subordinare la richiesta di rito abbreviato all'espletamento di una determinata prova preclude, dopo la condanna, di far valere, in sede di domanda di revisione, quest’ultima, se idonea a dimostrare che l'imputato avrebbe dovuto essere prosciolto ai sensi dell'art. 631 c.p.p.

Cassazione penale sez. III  05 maggio 2010 n. 22061  

 

In tema di revisione, l'art. 631 c.p.p. prevede che gli elementi in base ai quali si chiede la revisione debbano, a pena di inammissibilità della domanda, essere tali da dimostrare, "se accertati", che il condannato deve essere prosciolto a norma degli art. 529, 530 e 531 c.p.p. Pertanto, l'autorità giudiziaria, nella prima fase del procedimento, deve svolgere unicamente una sommaria delibazione degli elementi di prova addotti, finalizzata alla verifica dell'eventuale sussistenza di un'infondatezza che, in quanto definita come "manifesta" (art. 634 c.p.p.). deve essere rilevabile "ictu oculi", senza necessità di approfonditi esami. Mentre è soltanto nel successivo giudizio di merito che gli elementi posti a fondamento della domanda devono essere sottoposti a un'indagine volta ad accertarne la concreta sussistenza. In altri termini, la valutazione preliminare sulla richiesta non può mai consistere in un'anticipazione dell'apprezzamento di merito riservato al vero e proprio giudizio di revisione, da svolgersi nel contraddittorio delle parti, dovendo il giudice di merito, nel corso della fase rescindente che si concluda con la pronuncia in ordine all'ammissibilità della domanda, limitare il proprio compito alla valutazione in astratto, e non in concreto, della sola idoneità dei nuovi elementi dedotti a dimostrare, ove accertati, che il condannato, attraverso il completo riesame di tutte le prove, unitamente a quelle nuove prodotte, debba essere prosciolto.

Cassazione penale sez. IV  15 marzo 2007 n. 18350  

 

Ai fini della ammissibilità della richiesta di revisione (art. 631 c.p.p.) con riferimento ad una intervenuta condanna per bancarotta fraudolenta, poiché il giudice è tenuto a valutare l'attitudine dimostrativa delle nuove prove dedotte ad una soluzione liberatoria (attitudine che non può essere confusa con la mera novità del tema probatorio), vanno ritenute non idonee a sostenere una eventuale pronunzia assolutoria le prove dimostrative di un'avvenuta cessione di quote, quando la responsabilità dell'imputato sia stata affermata in relazione alla conduzione "de facto" degli affari societari.

Cassazione penale sez. V  20 settembre 2004 n. 41405  

 

In fase di delibazione preliminare in tema di ammissibilità della richiesta di revisione, l'apprezzamento logico e critico del grado di idoneità dimostrativa degli elementi addotti dal richiedente a ribaltare l'originario costrutto accusatorio, per gli aspetti di congruenza e di non manifesta infondatezza, si atteggia in funzione del probabile esito positivo della revisione e del conseguente proscioglimento, anche mediante l'introduzione di un dubbio ragionevole sulla colpevolezza del condannato; la delibazione prognostica, proprio in quanto tale, non può tuttavia tradursi in un'approfondita valutazione probatoria dei fatti e in un'illegittima anticipazione del conclusivo giudizio di merito, che va effettuato con le garanzie del contraddittorio e alla stregua di una dimostrazione di fondatezza delle ragioni poste a base della domanda secondo la più ampia regola liberatoria stabilita nell'art. 631 c.p.p., in riferimento a tutte le fattispecie assolutorie di cui all'art. 530 c.p.p.

Cassazione penale sez. I  12 maggio 2004 n. 25678  

 

Il giudizio di revisione della sentenza di condanna è ammesso anche se possa semplicemente ipotizzarsi che al suo esito si manifesti un ragionevole dubbio circa la colpevolezza dell'imputato a causa dell'insufficienza, dell'incertezza o della contraddittorietà delle prove di accusa, in quanto l'art. 631 c.p.p. esplicitamente richiama tutte le formule assolutorie indicate nell'art. 530 dello stesso codice, comprese quelle di cui ai commi 2 e 3, ispirate al canone di garanzia "in dubio pro reo".

Cassazione penale sez. I  12 maggio 2004 n. 25678  

 

La revisione della sentenza di condanna è ammessa anche se l'esito del giudizio possa condurre al ragionevole dubbio circa la colpevolezza dell'imputato a causa dell'insufficienza, dell'incertezza o della contraddittorietà delle prove di accusa, in quanto l'art. 631 c.p.p. esplicitamente richiama tutte le formule assolutorie indicate nell'art. 530 stesso codice, comprese quelle di cui ai commi 2 e 3, ispirate al canone di garanzia "in dubio pro reo".

Cassazione penale sez. I  12 maggio 2004 n. 25678  

 

Nell'ambito del giudizio di ammissibilità della richiesta di revisione, il giudice, alla luce di una lettura sistematica delle norme di cui agli art. 631, 634, comma 1, e 191 c.p.p. e per evidenti ragioni di economia processuale, non può esimersi dall'obbligo di apprezzare la manifesta inidoneità e inefficacia dimostrativa, rispetto al risultato finale del proscioglimento, degli elementi di prova colpiti dal radicale vizio di inutilizzabilità, conseguente ad obiettive valutazioni dei divieti stabiliti dalla legge processuale (nella specie, si trattava di elementi di prova irritualmente acquisiti nel corso di indagini difensive compiute ai fini della richiesta di revisione).

Cassazione penale sez. I  05 novembre 2003 n. 45612  

 



 
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