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Codice proc. penale agg.  al  8 Mag 2015
 
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Art. 633 cod. proc. penale: Forma della richiesta

1. La richiesta di revisione è proposta personalmente o per mezzo di un procuratore speciale. Essa deve contenere l’indicazione specifica delle ragioni e delle prove che la giustificano e deve essere presentata, unitamente a eventuali atti e documenti, nella cancelleria della corte di appello individuata secondo i criteri di cui all’articolo 11.

2. Nei casi previsti dall’articolo 630 comma 1 lettere a) e b), alla richiesta devono essere unite le copie autentiche delle sentenze o dei decreti penali di condanna ivi indicati.

3. Nel caso previsto dall’articolo 630 comma 1 lettera d), alla richiesta deve essere unita copia autentica della sentenza irrevocabile di condanna per il reato ivi indicato.


Giurisprudenza annotata

Forma della richiesta

La richiesta di revisione deve essere corredata, a pena di inammissibilità, dagli eventuali atti e documenti idonei a sorreggerla, atteso il combinato disposto dagli art. 633 e 634 c.p.p. (Fattispecie relativa ad omessa allegazione di una relazione di perizia). (Rigetta, App. Bologna, 20/06/2013 )

Cassazione penale sez. V  11 giugno 2014 n. 32765  

 

In tema di revisione delle sentenze di condanna, incombe sul ricorrente l'onere di produrre la sentenza di cui assume l'inconciliabilità con la condanna riportata, in quanto la richiesta di revisione deve essere corredata, a pena di inammissibilità, dagli eventuali atti e documenti idonei a sorreggerla e dalle copie autentiche delle sentenze e dei decreti penali di condanna, così come prescrive l'art. 633 comma 2 c.p.p.

Corte appello Catanzaro  27 giugno 2011

 

È manifestamente infondata, con riferimento agli art. 3 e 111 cost., la q.l.c. dell'art. 7 l. n. 1423 del 1956 nella parte in cui attribuisce la competenza per la revoca della misura di prevenzione patrimoniale della confisca allo stesso organo giudicante che la ha applicata, anziché alla corte di appello individuata ai sensi degli art. 11 e 633 c.p.p.

Cassazione penale sez. I  29 aprile 2011 n. 20159  

 

In tema di revisione, incombe al ricorrente l'onere di produrre la sentenza di cui assume l'inconciliabilità con la condanna riportata, in quanto la richiesta di revisione deve essere corredata, a pena di inammissibilità, dagli eventuali atti e documenti idonei a sorreggerla e dalle copie autentiche delle sentenze e dei decreti penali di condanna, così come prescrive l'art. 633, comma 2, c.p.p.

Cassazione penale sez. VI  10 marzo 2008 n. 25794  

 

L'opposizione a decreto ingiuntivo introduce un procedimento ordinario a cognizione piena nel quale il giudice, chiamato ad un più penetrante accertamento della pretesa. anche se ha verificato essere stata emessa l'ingiunzione nella mancanza delle condizioni richieste dall'art. 633 e ss., c.p.c., deve comunque pronunciare nel merito del diritto fatto valere dal creditore con la domanda di ingiunzione.

T.A.R. (Marche)  14 novembre 2003 n. 1336  

 

La richiesta di revisione deve essere presentata nella cancelleria della corte di appello individuata secondo i criteri di cui all'art. 11 c.p.p., senza che sia possibile l'accesso all'alternativa forma di presentazione nella cancelleria del tribunale dove la parte privata si trova, prevista dall'art. 582 comma 2 c.p.p.; infatti, quest'ultima disposizione, espressione del principio del favor impugnationis, attribuisce pur sempre una facoltà eccezionale, concessa alle parti private solo nei casi tassativamente previsti, quale non è quello relativo alla presentazione della richiesta di revisione, in quanto nella disposizione di cui all'art. 633 c.p.p., che disciplina la forma della richiesta, manca un espresso richiamo dell'art. 582 comma 2 c.p.p.

Cassazione penale sez. VII  08 aprile 2003 n. 25017  

 

Stante il disposto dell'art. 633, commi 1 e 2, c.p.p., secondo cui la richiesta di revisione deve essere corredata dagli "eventuali atti o documenti" idonei a sorreggerla ovvero dalle "copie autentiche delle sentenze o dei decreti penali di condanna", costituisce onere del ricorrente la produzione della sentenza di condanna intervenuta sugli stessi fatti posta a fondamento dell'istanza ex art. 630, lett. a, c.p.p.

Cassazione penale sez. I  06 febbraio 2002 n. 11892  

 

In tema di revisione, incombe al ricorrente l'onere di produrre la sentenza di cui assume l'inconciliabilità con la condanna riportata, in quanto la richiesta di revisione deve essere corredata, a pena di inammissibilità, dagli eventuali atti e documenti idonei a sorreggerla e dalle copie autentiche delle sentenze e dei decreti penali di condanna, così come prescrive l'art. 633 comma 2 c.p.p.

Cassazione penale sez. I  06 febbraio 2002 n. 11892  

 

In tema di revisione la norma di cui all'art. 634 c.p.p., secondo la quale la corte d'appello dichiara d'ufficio, con ordinanza, l'inammissibilità della relativa richiesta, qualora sia stata proposta fuori delle ipotesi previste dagli art. 629 e 630 c.p.p. o senza l'osservanza delle disposizioni contenute negli art. 631, 632, 633 e 641 c.p.p., ovvero risulti manifestamente infondata, non preclude l'adozione della declaratoria, per i medesimi motivi, con la sentenza conclusiva del giudizio, una volta che questo sia stato disposto.

Cassazione penale sez. un.  26 settembre 2001 n. 624  

 

È manifestamente infondata la q.l.c. dell'art. 543 comma 2 c.p.p. 1930 e dell'art. 623 lett. c) c.p.p. vigente, sollevata in relazione agli art. 3, 101, 104, 111 cost., nella parte in cui dispongono che, in caso di annullamento con rinvio da parte della Corte di cassazione, il giudizio sia rinviato ad altra sezione della stessa Corte e, solo in mancanza di altra sezione, alla Corte più vicina, anziché in ogni caso ad altra Corte territoriale come, invece, dispone l'art. 633 c.p.p. 1988 per il giudizio di revisione, come modificato dalla l. 23 novembre 1998 n. 405. Gli art. 633 e 11 c.p.p. 1988 riguardano i poteri eccezionali che giustificano una deroga alla disciplina prevista in via generale per l'individuazione del giudice territorialmente competente; la medesima "ratio" non attiene al giudizio di rinvio, che riguarda una fase fisiologica del processo in cui l'imparzialità del giudice risulta già adeguatamente tutelata dalle norme che prevedono l'incompatibilità, nonché l'astensione e la ricusazione. Gli interventi della Corte costituzionale in tema di incompatibilità hanno costantemente fatto riferimento all'identità fisica del giudice che abbia precedentemente preso conoscenza degli atti processuali, e non mai all'aspetto della contiguità fisica e di colleganza tra magistrati della stessa sede giudiziaria.

Corte appello Milano  20 settembre 2000

 



 
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