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Codice proc. penale agg.  al  8 Mag 2015
 
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Art. 635 cod. proc. penale: Sospensione dell’esecuzione

1. La corte di appello può in qualunque momento disporre, con ordinanza, la sospensione dell’esecuzione della pena o della misura di sicurezza, applicando, se del caso, una delle misure coercitive previste dagli articoli 281, 282, 283 e 284. In ogni caso di inosservanza della misura, la corte di appello revoca l’ordinanza e dispone che riprenda l’esecuzione della pena o della misura di sicurezza.

2. Contro l’ordinanza che decide sulla sospensione dell’esecuzione, sull’applicazione delle misure coercitive e sulla revoca, possono ricorrere per cassazione il pubblico ministero e il condannato.


Giurisprudenza annotata

Sospensione dell'esecuzione

Qualsiasi misura di sicurezza diversa dalla confisca, qualora non sia stata disposta dal giudice della cognizione nella sentenza di condanna o di proscioglimento, può essere ordinata con provvedimento successivo: a) in camera di consiglio dal giudice che ha emesso il provvedimento ai sensi dell'art. 149 c.p.p. del 1930 (ora 130 c.p.p.), qualora l'integrazione avvenga secondo i termini prefissati dalla legge circa l'applicazione, la specie, le modalità e la durata minima, senza alcuna possibilità di effettuare valutazioni discrezionali; b) dal magistrato di sorveglianza con le modalità previste dall'art. 635 c.p.p. del 1930 (ora 679 c.p.p.), qualora l'applicazione della misura di sicurezza consegua ad una ulteriore valutazione di merito.

Sezione Sorveglianza Bari  19 febbraio 2009

 

È opportuno sospendere l'esecuzione della pena nei confronti del condannato, ex art. 635 c.p.p., in presenza del vincolo imperativo che nasce dalle norme convenzionali, del dovere dello Stato di conformarsi alla disposizione dell'art. 46 della Convenzione europea, infine della non manifesta infondatezza della eccepita questione di legittimità costituzionale, il cui accoglimento potrebbe dare ingresso all'invocato giudizio di revisione e ad un esito opposto a quello della sentenza passata in giudicato.

Corte appello Bologna sez. I  13 marzo 2006 n. 63  

 

La sospensione dell'esecuzione della pena, ai sensi dell'art. 635 c.p.p., in pendenza di procedimento di revisione, costituisce istituto di carattere eccezionale, in quanto derogatorio al principio dell'obbligatorietà dell'esecuzione, e presuppone l'esistenza di situazioni in cui appaia verosimile l'accoglimento della domanda di revisione e la conseguente revoca della condanna; condizione, questa, che non può dirsi sussistente quando l'esito del giudizio di revisione dipenda dall'espletamento di una perizia, il cui carattere di mezzo di prova «neutro» rende di per sé impossibile la formulazione di un apprezzamento prognostico in ordine ai risultati cui essa possa pervenire.

Cassazione penale sez. fer.  20 agosto 2004 n. 35744  

 

La sospensione dell'esecuzione in pendenza del procedimento di revisione, prevista dall'art. 635 c.p.p., è ammissibile soltanto in presenza di situazioni in cui appaia verosimile l'accoglimento della domanda di revisione; tale prognosi favorevole è inconcepibile nei casi in cui l'istanza di revisione si fonda sull'omessa valutazione di elementi di fatto che, per loro natura, possono essere apprezzati solo con un accertamento peritale.

Cassazione penale sez. fer.  20 agosto 2004 n. 35744

 

Il provvedimento con il quale il giudice, nel pronunciare sentenza di rigetto della richiesta di revisione, dispone, ai sensi dell'art. 637, comma 4, c.p.p., la ripresa dell'esecuzione della pena, precedentemente sospesa ai sensi dell'art. 635 stesso codice, ha effetto immediato, indipendentemente dall'eventuale impugnazione della suddetta sentenza; ciò in considerazione sia del principio generale dell'immediata eseguibilità dei provvedimenti in materia di libertà (art. 588, comma 2, c.p.p.), sia del fatto che tanto la sospensione quanto il ripristino dell'esecuzione costituiscono vicende interne ad un unico rapporto esecutivo, avente il suo titolo nella sentenza irrevocabile che ha formato oggetto della richiesta di revisione e non in quella che respinge tale richiesta.

Cassazione penale sez. I  04 ottobre 2000 n. 12081  

 

L'art. 635, comma 1, c.p.p., concede al giudice che ha disposto la revisione del processo, la facoltà di sospendere l'esecuzione della pena, applicando, se del caso, una delle misure coercitive ivi previste. A quest'ultimo riguardo, anche se il vaglio delle esigenze cautelari - indubbio presupposto per l'applicazione di una delle misure previste dagli art. 281 e ss. c.p.p. - deve essere più rigoroso, riguardando comunque la posizione di persone già condannate, la relativa valutazione va condotta alla stregua dei criteri enunciati dall'art. 274 c.p.p., essendo questo l'unico parametro normativo offerto in proposito dal sistema. (Nella specie in applicazione di tale principio la S.C. ha annullato con rinvio l'ordinanza con la quale la corte di appello aveva disposto la liberazione dei condannati con applicazione peraltro dell'obbligo di dimora e di presentazione periodica alla autorità di P. S. unitamente al divieto di espatrio, ritenendo viziata la motivazione essenzialmente per essere stata ritenuta la sussistenza del pericolo di fuga, nonostante la precedente costituzione in carcere dei condannati).

Cassazione penale sez. I  13 ottobre 1999 n. 5596

 

La ritenuta inammissibilità della richiesta di revisione, quando derivi dalla mera incompletezza del previsto "iter" procedimentale e valga, quindi, solo ""rebus sic stantibus"", non impedisce, di per sè, che possa comunque darsi luogo alla sospensione dell'esecuzione ai sensi dell'art. 635 c.p.p. (Principio affermato in un caso in cui la revisione era stata chiesta sulla base dell'asserita attribuibilità dello stesso fatto ad altro soggetto, nei cui confronti era stato instaurato procedimento penale non ancora conclusosi, però, con pronuncia irrevocabile di condanna; ciò che aveva appunto determinato la declaratoria di inammissibilità di detta richiesta).

Cassazione penale sez. VI  19 gennaio 1998 n. 89  

 

L'art. 635 c.p.p., nel prevedere la possibilità di sospensione della esecuzione, con eventuale applicazione di una delle misure coercitive ivi indicate, in caso di presentazione di richiesta di revisione, non postula l'esistenza di una palmare prova di innocenza del condannato e la certezza, quindi, dell'accoglimento di detta richiesta, con revoca della sentenza di condanna.

Cassazione penale sez. I  12 novembre 1996 n. 5900  



 
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