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Codice proc. penale agg.  al  8 Mag 2015
 
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Art. 636 cod. proc. penale: Giudizio di revisione

1. Il presidente della corte di appello emette il decreto di citazione a norma dell’articolo 601.

2. Si osservano le disposizioni del titolo I e del titolo II del libro VII in quanto siano applicabili e nei limiti delle ragioni indicate nella richiesta di revisione.


Giurisprudenza annotata

Giudizio di revisione

L'inammissibilità della richiesta di revisione può essere dichiarata, oltre che con l'ordinanza prevista dall'art. 634 c.p.p., anche con sentenza, successivamente all'instaurazione del giudizio ai sensi dell'art. 636 c.p.p. (Rigetta, App. Venezia, 14/01/2013 )

Cassazione penale sez. V  20 novembre 2013 n. 4652  

 

L'annullamento da parte della Corte di cassazione della dichiarazione di inammissibilità della domanda di revisione non vincola il giudice di rinvio all'emissione del decreto di citazione a giudizio previsto dall'art. 636 c.p.p., ma obbliga solo ad una nuova valutazione della sussistenza dei requisiti per la sua emissione. (Rigetta, App. Caltanissetta, 07/06/2012 )

Cassazione penale sez. IV  19 settembre 2013 n. 9209  

 

È manifestamente infondata la q.l.c. del combinato disposto degli art. 601 e 636 c.p.p., censurato, in riferimento agli art. 3 e 111 cost., nella parte in cui non prevede la persona offesa tra i soggetti cui deve essere notificato il decreto di citazione per il giudizio di revisione avverso un decreto penale di condanna. Premesso che l'assetto generale del nuovo processo è ispirato all'idea della separazione dei giudizi, penale e civile, deve escludersi che agli interessi civili della persona offesa possa derivare pregiudizio dall'eventuale accoglimento dell'istanza di revisione, in quanto, così come il decreto penale di condanna non ha effetto di giudicato nel giudizio civile o amministrativo (art. 460 c.p.p.), allo stesso modo, ai sensi dell'art. 652 c.p.p., l'eventuale sentenza di proscioglimento a seguito di accoglimento della richiesta di revisione non produce effetti nei giudizi civili o amministrativi eventualmente instaurati dalla persona offesa dal reato, non essendo stata quest'ultima posta nelle condizioni di costituirsi parte civile; così come deve escludersi la violazione del principio di eguaglianza per la disparità di trattamento tra diversi giudizi di merito, considerato che il procedimento di revisione ha carattere eccezionale - trattandosi di un mezzo straordinario di impugnazione - e risultando evidente l'eterogeneità delle situazioni poste a raffronto: la revisione è infatti un giudizio che, a differenza di tutti gli altri giudizi di merito, può concludersi solo con la conferma della sentenza o con il proscioglimento dell'imputato e nel quale non è possibile per la persona offesa dal reato costituirsi ex novo parte civile, come necessariamente dovrebbe avvenire nel caso del giudizio di revisione di un decreto penale di condanna (sentt. n.166 del 1975, 171 del 1982, 443, 559 del 1990, 192, 353 del 1991, 353 del 1994, 113 del 2011; ordd. n.124 del 1999, 339 del 2008).

Corte Costituzionale  27 luglio 2011 n. 254  

 

È manifestamente infondata la q.l.c., sollevata in riferimento agli art. 3 e 111 cost., del combinato disposto degli art. 601 e 636 c.p.p., nella parte in cui non è prevista la persona offesa tra i soggetti cui deve essere notificato il decreto di citazione per il giudizio di revisione avverso un decreto penale di condanna.

Corte Costituzionale  27 luglio 2011 n. 254  

 

La declaratoria di inammissibilità della richiesta di revisione va adottata, ove già instaurato il giudizio a norma dell'art. 636 c.p.p., con sentenza. (In applicazione di tale principio la Corte ha annullato con rinvio l'ordinanza dichiarativa dell'inammissibilità).

Cassazione penale sez. III  13 maggio 2008 n. 23087  

 

Nel procedimento di prevenzione il richiamo del comma 6 dell'art. 4 l. 27 dicembre 1956 n. 1423, che rinvia, per la individuazione delle norme applicabili, agli art. 636 e 637 del codice di rito abrogato, deve intendersi riferito alle corrispondenti disposizioni del nuovo c.p.p. e dunque all'art. 678 (procedimento di sorveglianza), che a sua volta richiama l'art. 666 (procedimento di esecuzione).

Cassazione penale sez. I  24 gennaio 2003 n. 7604  

 

Poiché l'art. 637 c.p.p. richiama l'art. 525 stesso codice, ma il precedente art. 636 richiama le disposizioni dei titoli I e II del libro VII, tra le quali quelle degli art. 492, 493 e 495, solo in quanto siano applicabili e nei limiti della richiesta di revisione, la nullità assoluta di cui al citato art. 525 nel giudizio di revisione ha un'applicazione più limitata, attenendo al momento deliberativo della sentenza, ma non anche necessariamente al momento celebrativo del dibattimento. (Fattispecie nella quale la S.C. ha ritenuto infondato il motivo di ricorso con il quale si era lamentata l'omessa rinnovazione del dibattimento a seguito della mutata composizione della corte d'appello, osservando che, data la particolarità del giudizio di revisione, che è condizionato dall'istanza di revisione e dal giudizio sull'ammissibilità di questa, la nullità prevista dall'art. 525 comma 2 c.p.p. ricorre solo quando la sentenza sia pronunciata in base a materiale probatorio raccolto da giudici diversi da quelli che deliberano la sentenza).

Cassazione penale sez. I  20 ottobre 1999 n. 13989  

 

L'inammissibilità della richiesta di revisione può essere dichiarata, oltre che con l'ordinanza prevista dall'art. 634 c.p.p., anche con sentenza, successivamente all'instaurazione del giudizio di revisione ai sensi dell'art. 636 c.p.p. (In motivazione, la S.C. ha affermato che il processo di revisione si sviluppa in due fasi, l'una rescindente e l'altra rescissoria: la prima è costituita dalla valutazione - che avviene "de plano", senza avviso al difensore o all'imputato della data fissata per la camera di consiglio - dell'ammissibilità della relativa istanza e mira a verificare che essa sia stata proposta nei casi previsti e con l'osservanza delle norme di legge, nonché che non sia manifestamente infondata; la seconda è, invece, costituita dal vero e proprio giudizio di revisione mirante all'accertamento e alla valutazione delle "nuove prove", al fine di stabilire se esse, sole o congiunte a quelle che avevano condotto all'affermazione di responsabilità del condannato, siano tali da dimostrare che costui deve essere prosciolto dal reato ascrittogli. In questa seconda fase - che si svolge nelle forme previste per il dibattimento - è consentito alla corte d'appello rivalutare le condizioni di ammissibilità dell'istanza e di respingerla senza assumere le prove in essa indicate e senza dare corso al giudizio sul merito).

Cassazione penale sez. un.  10 dicembre 1997 n. 18  



 
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