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Codice proc. penale agg.  al  8 Mag 2015
 
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Art. 637 cod. proc. penale: Sentenza

1. La sentenza è deliberata secondo le disposizioni degli articoli 525, 526, 527 e 528.

2. In caso di accoglimento della richiesta di revisione, il giudice revoca la sentenza di condanna o il decreto penale di condanna e pronuncia il proscioglimento indicandone la causa nel dispositivo.

3. Il giudice non può pronunciare il proscioglimento esclusivamente sulla base di una diversa valutazione delle prove assunte nel precedente giudizio.

4. In caso di rigetto della richiesta, il giudice condanna la parte privata che l’ha proposta al pagamento delle spese processuali e, se è stata disposta la sospensione, dispone che riprenda l’esecuzione della pena o della misura di sicurezza.


Giurisprudenza annotata

Sentenza

È inammissibile la q.l.c., in riferimento all'art. 24, comma 4, cost., degli art. 630 e 637, comma 3, c.p.p., nella parte in cui non consentono la revisione delle sentenze di condanna irrevocabili sulla base della sola diversa valutazione delle prove assunte nel precedente giudizio, allorché la condanna risulti fondata su un errore di fatto "incontrovertibilmente emergente da quelle stesse prove". Nella formulazione del petitum, il giudice a quo coniuga due concetti tra loro antinomici: da un lato, l'errore di valutazione (la "diversa valutazione delle prove" - che nella prospettiva della Corte rimettente dovrebbe giustificare la revisione - è, infatti, quella destinata a correggere una precedente valutazione inesatta); dall'altro, l'errore di fatto. Nel caso di specie, peraltro, poiché dall'esame dell'ordinanza di rimessione emerge chiaramente che si è di fronte ad un (supposto) errore a carattere valutativo, e non già ad un errore di fatto - come invece opinato dalla Corte rimettente - la questione è inammissibile per difetto di rilevanza.

Corte Costituzionale  10 aprile 2014 n. 90  

 

L'art. 637, comma 3, c.p.p. ("il giudice non può pronunciare il proscioglimento esclusivamente sulla base di una diversa valutazione delle prove assunte nel precedente giudizio") implica l'esistenza di prove nuove rispetto al quadro probatorio già valutato nel giudizio definitivo; le dichiarazioni rese nel precedente dibattimento potranno essere valutate "unitamente" alle nuove prove, ma non già costituire presupposto in sè rilevante ai fini dell'ammissione della revisione.

Cassazione penale sez. I  16 gennaio 2004 n. 11399  

 

Nel procedimento di prevenzione il richiamo del comma 6 dell'art. 4 l. 27 dicembre 1956 n. 1423, che rinvia, per la individuazione delle norme applicabili, agli art. 636 e 637 del codice di rito abrogato, deve intendersi riferito alle corrispondenti disposizioni del nuovo c.p.p. e dunque all'art. 678 (procedimento di sorveglianza), che a sua volta richiama l'art. 666 (procedimento di esecuzione).

Cassazione penale sez. I  24 gennaio 2003 n. 7604  

 

Il principio generale di immutabilità del giudice, stabilito dall'art. 525, comma 2, c.p.p., è applicabile anche al giudizio di revisione, in quanto espressamente richiamato dall'art. 637, comma 1, stesso codice. (Nella specie, la S.C. ha annullato il provvedimento conclusivo del giudizio, quantunque esso, non deliberato "de plano" ai sensi dell'art. 634 c.p.p., ma all'esito di dibattimento snodatosi in più udienze, anche istruttorie, con numerosi mutamenti dei magistrati componenti il collegio giudicante, avesse assunto la forma, impropria, dell'ordinanza di inammissibilità).

Cassazione penale sez. I  11 dicembre 2000 n. 5401  

 

Il provvedimento con il quale il giudice, nel pronunciare sentenza di rigetto della richiesta di revisione, dispone, ai sensi dell'art. 637, comma 4, c.p.p., la ripresa dell'esecuzione della pena, precedentemente sospesa ai sensi dell'art. 635 stesso codice, ha effetto immediato, indipendentemente dall'eventuale impugnazione della suddetta sentenza; ciò in considerazione sia del principio generale dell'immediata eseguibilità dei provvedimenti in materia di libertà (art. 588, comma 2, c.p.p.), sia del fatto che tanto la sospensione quanto il ripristino dell'esecuzione costituiscono vicende interne ad un unico rapporto esecutivo, avente il suo titolo nella sentenza irrevocabile che ha formato oggetto della richiesta di revisione e non in quella che respinge tale richiesta.

Cassazione penale sez. I  04 ottobre 2000 n. 12081  

 

Non è fondata, con riferimento agli art. 3 e 24 cost., la q.l.c. della rimanente parte dell'art. 616 c.p.p., laddove prevede, in caso di declaratoria di inammissibilità del ricorso per cassazione, la condanna della parte ricorrente al pagamento delle spese del procedimento, in quanto - posto che la norma, in applicazione di un principio comune alla materia delle impugnazioni (art. 592, 637 c.p.p.) , pone le spese del giudizio di cassazione, se il ricorso è dichiarato inammissibile, a carico della parte privata ricorrente che ha dato avvio al giudizio di legittimità ed ha reso necessario disciplinare la distribuzione del relativo onere economico - questa regola, operando in funzione del risultato del processo, ragionevolmente prescinde dalle ragioni concrete che a quell'esito abbiano condotto, e in particolare all'atteggiamento soggettivo del soccombente.

Corte Costituzionale  13 giugno 2000 n. 186  

 

Poiché l'art. 637 c.p.p. richiama l'art. 525 stesso codice, ma il precedente art. 636 richiama le disposizioni dei titoli I e II del libro VII, tra le quali quelle degli art. 492, 493 e 495, solo in quanto siano applicabili e nei limiti della richiesta di revisione, la nullità assoluta di cui al citato art. 525 nel giudizio di revisione ha un'applicazione più limitata, attenendo al momento deliberativo della sentenza, ma non anche necessariamente al momento celebrativo del dibattimento. (Fattispecie nella quale la S.C. ha ritenuto infondato il motivo di ricorso con il quale si era lamentata l'omessa rinnovazione del dibattimento a seguito della mutata composizione della corte d'appello, osservando che, data la particolarità del giudizio di revisione, che è condizionato dall'istanza di revisione e dal giudizio sull'ammissibilità di questa, la nullità prevista dall'art. 525 comma 2 c.p.p. ricorre solo quando la sentenza sia pronunciata in base a materiale probatorio raccolto da giudici diversi da quelli che deliberano la sentenza).

Cassazione penale sez. I  20 ottobre 1999 n. 13989  

 

La immediata impugnabilità delle ordinanze in materia di libertà personale riguarda esclusivamente quei provvedimenti che, pur emessi contestualmente alla sentenza, sono comunque dotati di autonomia concettuale e giuridica, come le ordinanze in materia di misure cautelari coercitive. Non sono pertanto immediatamente impugnabili quelle statuizioni meramente conseguenziali rispetto alla decisione, come quella prevista dall'art. 637 comma 4 c.p.p., che è atto dovuto del giudice il quale rigetta in tutto o in parte l'istanza di revisione e che comunque, dovendo seguire le sorti della sentenza, non è esecutiva se non quando questa diviene irrevocabile. (Fattispecie nella quale la S.C., in applicazione del principio di cui in massima, ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto avverso la revoca della ordinanza di sospensione della esecuzione della pena, pronunciata dal giudice della revisione con la sentenza che aveva accolto soltanto in parte l'istanza del condannato).

Cassazione penale sez. I  21 settembre 1999 n. 5077  



 
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