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Codice proc. penale agg.  al  8 Mag 2015
 
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Art. 643 cod. proc. penale: Riparazione dell’errore giudiziario

1. Chi è stato prosciolto in sede di revisione, se non ha dato causa per dolo o colpa grave all’errore giudiziario, ha diritto a una riparazione commisurata alla durata dell’eventuale espiazione della pena o internamento e alle conseguenze personali e familiari derivanti dalla condanna.

2. La riparazione si attua mediante pagamento di una somma di denaro ovvero, tenuto conto delle condizioni dell’avente diritto e della natura del danno, mediante la costituzione di una rendita vitalizia. L’avente diritto, su sua domanda, può essere accolto in un istituto, a spese dello Stato.

3. Il diritto alla riparazione è escluso per quella parte della pena detentiva che sia computata nella determinazione della pena da espiare per un reato diverso, a norma dell’articolo 657 comma 2.


Giurisprudenza annotata

Riparazione dell'errore giudiziario

È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 643 cod. proc. pen., per contrasto con artt. 3 e 24, quarto comma, Cost., nella parte in cui non prevede il diritto alla riparazione anche in relazione alla revoca della misura di prevenzione personale o patrimoniale, con effetto "ex tunc", in rapporto al diverso trattamento sanzionatorio previsto per i casi di revisione della condanna penale, trattandosi di situazioni diverse, non comparabili, e non essendo irragionevole una scelta legislativa differenziata. (Rigetta, App. Palermo, 16/06/2014 )

Cassazione penale sez. IV  16 gennaio 2015 n. 4662  

 

In ordine alla quantificazione dell'indennizzo per la riparazione dell'ingiusta detenzione, va ricordato che esso si deve fondare su una valutazione equitativa che tenga conto non solo della durata della custodia cautelare, ma anche, e non marginalmente, delle conseguenze personali e familiari scaturite dalla privazione della libertà, e ciò sia per effetto dell'applicabilità, in tale materia, della disposizione di cui all'art. 643 comma 1 c.p.p., che commisura la riparazione dell’errore giudiziario alla durata dell'eventuale espiazione della pena ed alle conseguenze personali e familiari derivanti dalla condanna, sia in considerazione del valore "dinamico" attribuito dall' ordinamento costituzionale alla libertà personale, che impone una valutazione equitativamente differenziata caso per caso degli effetti dell'ingiusta detenzione.

Corte appello Napoli sez. VIII  24 luglio 2012

 

In tema di riparazione dell'errore giudiziario, la liquidazione del danno patito va commisurata alla durata dell'espiazione della pena e alle conseguenze personali e familiari derivate dalla condanna: non possono, invece, essere compresi i costi sostenuti per il giudizio di revisione, che esulano dal concetto di conseguenze personali, né le spese della difesa nel giudizio conclusosi con la condanna, non potendo considerare le stesse "derivanti dalla condanna", come richiesto testualmente dall'art. 643 c.p.p.

Cassazione penale sez. IV  20 gennaio 2012 n. 10878  

 

In tema di riparazione del danno per ingiusta detenzione, il giudice, nella sua valutazione equitativa, che non può mai comportare lo sfondamento del tetto massimo normativamente stabilito, deve tener conto non solo della durata della custodia cautelare, ma anche, e non marginalmente, delle conseguenze personali e familiari scaturite dalla privazione della libertà, in ragione dell'applicabilità in materia della disposizione dell'art. 643, comma 1, c.p.p. - che commisura la riparazione dell'errore giudiziario alla durata della eventuale espiazione della pena ed alle conseguenze personali e familiari derivanti dalla condanna - ed in considerazione del valore "dinamico" che l'ordinamento costituzionale attribuisce alla libertà di ciascuno, dal quale deriva la doverosità di una valutazione equitativamente differenziata caso per caso degli effetti della ingiusta detenzione.

Cassazione penale sez. IV  05 novembre 2009 n. 43978  

 

In tema di riparazione per l'ingiusta detenzione, nel liquidare l'indennità' il giudice è vincolato esclusivamente a non superare il tetto massimo normativamente stabilito, ma non è tenuto a ripartire proporzionalmente tale importo tra le tre voci di danno elencate dall'art. 643 cod. proc. pen., né può fissare per le stesse un ulteriore limite individuato nella terza parte di quello massimo. Annulla con rinvio, App. Napoli, 27 Aprile 2006

Cassazione penale sez. IV  02 ottobre 2008 n. 40926  

 

In tema di danni provocati dall'attività giudiziaria, non è configurabile alcuna ipotesi risarcitoria in relazione alla c.d. "ingiusta imputazione", ossia all'imputazione rivelatasi infondata a seguito di sentenza di assoluzione, esulando essa dalle ipotesi normativamente previste dall'ordinamento vigente, che ammette la riparazione del danno, patrimoniale e non, unicamente nei casi di: a) custodia cautelare ingiusta (art. 314 c.p.p.); b) irragionevole durata del processo (l. 24 marzo 2001, n. 89, c.d. Legge Pinto); c) condanna ingiusta accertata in sede di revisione, c.d. "errore giudiziario" (art. 643 c.p.p.).

Cassazione penale sez. III  17 gennaio 2008 n. 11251

 

In tema di danni provocati dall'attività giudiziaria, l'ordinamento vigente prevede la riparazione del danno, patrimoniale e non patrimoniale, patito segnatamente a seguito delle situazioni di custodia cautelare ingiusta ex art. 314 cod. proc. pen., di irragionevole durata del processo in ragione della cosiddetta legge Pinto e di condanna ingiusta accertata in sede di revisione a norma dell'art. 643 cod. proc. pen., senza invece contemplare alcun indennizzo per una imputazione "ingiusta", cioè per una imputazione rivelatasi infondata a seguito di sentenza di assoluzione. (Nella specie il ricorrente, esercitante la professione di avvocato, invocava la riparazione del danno derivatogli per il decremento medio dei guadagni professionali patito dall'inizio della carcerazione sino alla emanazione della sentenza di assoluzione). Rigetta, App. Firenze, 26 gennaio 2007

Cassazione penale sez. III  17 gennaio 2008 n. 11251  



 
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