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Codice proc. penale agg.  al  8 Mag 2015
 
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Art. 644 cod. proc. penale: Riparazione in caso di morte

1. Se il condannato muore, anche prima del procedimento di revisione, il diritto alla riparazione spetta al coniuge, ai discendenti e ascendenti, ai fratelli e sorelle, agli affini entro il primo grado e alle persone legate da vincolo di adozione con quella deceduta.

2. A tali persone, tuttavia, non può essere assegnata a titolo di riparazione una somma maggiore di quella che sarebbe stata liquidata al prosciolto. La somma è ripartita equitativamente in ragione delle conseguenze derivate dall’errore a ciascuna persona.

3. Il diritto alla riparazione non spetta alle persone che si trovino nella situazione di indegnità prevista dall’articolo 463 del codice civile.


Giurisprudenza annotata

Ingiusta detenzione e riparazione dell'errore giudiziario

In tema di riparazione per l'ingiusta detenzione, l'indennizzo spettante, in ipotesi di morte dell'avente diritto, "iure proprio" e non "iure hereditario" ai prossimi congiunti elencati nell'art. 644 comma 1 c.p.p., deve essere commisurato nel suo complesso al pregiudizio sofferto dalla persona defunta, mentre l'ammontare così determinato deve essere ripartito equitativamente dal giudice in ragione delle conseguenze derivate dall'errore a ciascuna persona. (Annulla con rinvio, App. Bari, 09/02/2012 )

Cassazione penale sez. IV  04 dicembre 2013 n. 5637  

 

Avendo la riparazione per l'ingiusta detenzione natura di indennizzo conseguente all'atto lecito dannoso e pur attribuendo, pertanto, l'art. 644 c.p.p. agli eredi un diritto "iure proprio", esso è comunque commisurato a quello della persona defunta, con la conseguenza che i prossimi congiunti possono far valere in giudizio il danno subito dal defunto.

Cassazione penale sez. IV  22 novembre 2012 n. 76  

 

In tema di riparazione per ingiusta detenzione, non sussiste, nel caso di morte dell'avente diritto, l'onere dei congiunti subentrati, ex art. 644, comma primo, cod. proc. pen., di provare il pregiudizio subito nella propria sfera a causa dell'ingiusta detenzione del congiunto, in quanto essi subentrano nel diritto all'indennità dovuta a quest'ultimo e non già ad una nuova e diversa indennità commisurata alle ripercussioni di detta ingiusta detenzione nella propria sfera personale. Ne consegue che i prossimi congiunti del "de cuius" - pur essendo legittimati in proprio e non "iure hereditario" a presentare la relativa istanza - possono far valere in giudizio il danno subito dal defunto. Annulla con rinvio, App. Bari, 21/11/2011

Cassazione penale sez. IV  22 novembre 2012 n. 76  

 

In tema di riparazione per ingiusta detenzione, nel caso l'interessato sia deceduto prima della definitività della sentenza assolutoria, l'indennizzo può essere successivamente richiesto anche dai congiunti elencati nell'art. 644, comma primo, cod. proc. pen., atteso che, in forza della disposizione richiamata, gli stessi sono legittimati in proprio e non "iure hereditario" a presentare la relativa domanda. Annulla con rinvio, App. Catanzaro, 9 giugno 2006

Cassazione penale sez. IV  09 aprile 2008 n. 23913  

 

In tema di riparazione per l'ingiusta detenzione, l'indennizzo spetta - in ipotesi di morte dell'istante - "iure proprio" e non "iure hereditario" alle persone indicate nell'art. 644 comma primo cod. proc. pen.. Annulla con rinvio, App. Roma, 14 Ottobre 2004

Cassazione penale sez. IV  04 maggio 2007 n. 22502  

 

La riparazione per l'ingiusta detenzione ha natura di indennizzo conseguente all'atto lecito dannoso e pertanto, pur attribuendo l'art. 644 c.p.p. agli eredi un diritto "iure proprio", esso è comunque commisurato a quello della persona defunta, con la conseguenza che i prossimi congiunti possono far valere in giudizio il danno subito dal defunto.

Cassazione penale sez. IV  19 aprile 2005 n. 20916  

 

In tema di riparazione per l'ingiusta detenzione, i prossimi congiunti della persona ingiustamente privata della libertà e deceduta nelle more del giudizio di riparazione possono far valere il diritto sorto a favore del defunto in forza dell'esplicito rinvio dell'art. 315 comma 3 c.p.p. alla disposizione di cui all'art. 644 comma 2 in materia di riparazione dell'errore giudiziario.

Cassazione penale sez. IV  16 febbraio 2005 n. 19322  

 

In tema di riparazione dell'errore giudiziario il decorso del termine di decadenza previsto dall'art. 645 c.p.p. vigente - come dall'art. 573 c.p.p. 1930 - nei riguardi dell'interessato comporta la definitiva perdita del diritto a domandare l'indennizzo senza che tale diritto possa ritenersi suscettibile di ripristino in connessione all'esercizio di omologa azione da parte di altro soggetto ancorché condannato - e poi assolto a seguito di altro procedimento di revisione - per gli stessi fatti. In tale situazione non può essere attivato il meccanismo di cui all'art. 644 c.p.p, perché esso riguarda solo il caso degli eredi dell'avente diritto all'indennizzo premorto.

Cassazione penale sez. IV  14 giugno 2001 n. 34236  

 

Il rinvio contenuto nell'art. 315 comma 3 c.p.p., in tema di riparazione per l'ingiusta detenzione, all'applicazione delle norme sulla riparazione dell'errore giudiziario, non è limitato - ancorché la rubrica dell'articolo si riferisca al procedimento - alle sole norme procedimentali, ma riguarda tutte le disposizioni in tema di errore giudiziario, con l'unico limite della compatibilità. In particolare sussiste piena compatibilità tra la disciplina che concerne la riparazione dell'errore giudiziario, in caso di morte del condannato (art. 644 c.p.p.) e la riparazione per l'ingiusta detenzione, attesoché gli effetti pregiudizievoli dell'ingiusta detenzione, così come quelli dell'errore giudiziario, sono naturalmente destinati a propagarsi nell'ambito familiare, legittimando, nel caso di morte della persona che ha subito l'ingiusto provvedimento, la pretesa riparatoria dei congiunti, pretesa che riveste carattere originario e non di jure successionis.

Cassazione penale sez. IV  28 settembre 1999 n. 2825  

 

La riparazione per ingiusta detenzione sofferta da persona successivamente deceduta spetta agli eredi della medesima "jure proprio" e non "jure hereditario", così come si verifica nel caso della riparazione dell'errore giudiziario, disciplinato dall'art. 644 c.p.p., da intendersi anch'esso ricompreso fra le norme richiamate dall'art. 315 comma 3 stesso codice.

Cassazione penale sez. IV  28 settembre 1999 n. 2825  

 

Il rinvio contenuto nell'art. 315 comma 3 c.p.p., in tema di riparazione per l'ingiusta detenzione, all'applicazione delle norme sulla riparazione dell'errore giudiziario non è limitato - ancorché la rubrica dell'articolo si riferisca al procedimento - alle sole norme procedimentali, ma riguarda tutte le disposizioni in tema di errore giudiziario, con l'unico limite della compatibilità. (Nella specie la suprema Corte ha ritenuto la piena compatibilità delle norme di cui all'art. 644 c.p.p. - che disciplina la riparazione dell'errore giudiziario in caso di morte del condannato - con la riparazione per l'ingiusta detenzione sul rilievo che gli effetti pregiudizievoli della ingiusta detenzione, così come quelli dell'errore giudiziario, sono naturalmente destinati a propagarsi nell'ambito familiare, legittimando, nel caso di morte della persona che ha subito l'ingiusto provvedimento, la pretesa riparatoria dei congiunti).

Cassazione penale sez. un.  14 dicembre 1994



 
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