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Codice proc. penale agg.  al  8 Mag 2015
 
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Art. 649 cod. proc. penale: Divieto di un secondo giudizio

1. L’imputato prosciolto o condannato con sentenza o decreto penale divenuti irrevocabili non può essere di nuovo sottoposto a procedimento penale per il medesimo fatto, neppure se questo viene diversamente considerato per il titolo, per il grado o per le circostanze, salvo quanto disposto dagli articoli 69 comma 2 e 345.

2. Se ciò nonostante viene di nuovo iniziato procedimento penale, il giudice in ogni stato e grado del processo pronuncia sentenza di proscioglimento o di non luogo a procedere, enunciandone la causa nel dispositivo.


Giurisprudenza annotata

Divieto di secondo giudizio

L'art 649 c.p.p. rappresenta un punto di emersione del principio del ne bis in idem, che caratterizza l'intero ordinamento contribuendo a delineare un preciso divieto di reiterazione dei procedimenti e delle decisioni sull'identica regiudicanda in sintonia con le esigenze di razionalità e di funzionalità connaturate al sistema, da cui discende la declaratoria di impromovibilità dell'azione penale, pur in assenza di una decisione irrevocabile. A tale divieto attribuito, pertanto, il ruolo di principio generale dell'ordinamento da cui, a norma del secondo comma dell'art 12 delle Preleggi, il giudice non può prescindere quale necessario referente dell'interpretazione logico-sistematica. Proprio esigenze di ordine logico e sistematico impongono di ritenere che allorquando restino immutati i termini oggettivi e soggettivi della regiudicanda, lo stesso ufficio del pubblico ministero che ha esercitato l'azione penale in relazione ad una determinata imputazione non possa, successivamente, promuovere un nuovo processo contro la stessa persona per il medesimo fatto, essendo oramai venuto meno il potere di azione di cui quell'ufficio è titolare.

Tribunale S.Maria Capua V. sez. I  06 agosto 2014 n. 2307

 

Il principio del "ne bis in idem" internazionale, previsto dall'art. 54 della Convenzione di Schengen, come interpretato dalla Corte di Giustizia CE, opera nel caso in cui il provvedimento dell'autorità straniera estingua definitivamente l'azione penale, a nulla rilevando che tale atto sia stato emesso da un giudice piuttosto che dal pubblico ministero, non potendo essere considerati preclusivi tutti i provvedimenti precari, assimilabili al decreto di archiviazione. (In motivazione, la Corte ha ulteriormente affermato che l'onere di dimostrare l'idoneità preclusiva del provvedimento invocato incombe sull'interessato). (Annulla senza rinvio, App. Bolzano, 10/04/2014 )

Cassazione penale sez. II  04 dicembre 2014 n. 4115  

 

Ai fini della preclusione connessa al principio del "ne bis in idem", l'identità del fatto sussiste solo quando vi sia corrispondenza storico-naturalistica nella configurazione del reato, considerato in tutti i suoi elementi costitutivi (condotta, evento, nesso causale) e con riguardo alle circostanze di tempo, di luogo e di persona. (Fattispecie in cui la Corte ha escluso la configurabilità della preclusione derivante da identità del fatto con riguardo a procedimento relativo al reato di omicidio preterintenzionale instaurato a seguito della morte della persona offesa, sopravvenuta dopo che l'agente era stato già condannato in relazione alla medesima condotta per il reato di lesioni personali). (Rigetta, Ass.App. Bologna, 09/05/2013)

Cassazione penale sez. V  30 ottobre 2014 n. 52215  

 

In tema di "ne bis in idem", la parte che eccepisce l'improcedibilità dell'azione penale per precedente giudicato ha l'onere di fornire la prova della asserita identità del fatto, al fine di permettere al giudice di verificare la sussistenza delle condizioni necessarie per l'accoglimento dell'eccezione. (Dichiara inammissibile, App. Brescia, 13/06/2013 )

Cassazione penale sez. III  23 ottobre 2014 n. 3217  

 

È deducibile nel giudizio di cassazione la preclusione derivante dal giudicato formatosi sul medesimo fatto, in quanto la violazione del divieto del "ne bis in idem" si risolve in un "error in procedendo", salvo che la decisione della relativa questione non comporti la necessità di accertamenti di fatto, nel qual caso la stessa deve essere proposta davanti al giudice dell'esecuzione. (Annulla in parte senza rinvio, App. Campobasso, 25/10/2012 )

Cassazione penale sez. V  23 settembre 2014 n. 44854  

 

La preclusione del "ne bis in idem" non opera ove tra i fatti già irrevocabilmente giudicati e quelli ancora da giudicare sia configurabile un'ipotesi di "concorso formale di reati", potendo in tal caso la stessa fattispecie essere riesaminata sotto il profilo di una diversa violazione di legge, fatta salva l'ipotesi in cui nel primo giudizio sia stata dichiarata l'insussistenza del fatto o la mancata commissione di esso da parte dell'imputato, poiché in questo caso l'evento giuridico considerato successivamente si pone in rapporto di inconciliabilità logica con il fatto già giudicato. (Rigetta, Trib. lib. Varese, 02/04/2014 )

Cassazione penale sez. III  18 settembre 2014 n. 50310  

 

È inapplicabile il principio del divieto di "bis in idem" tra procedimento penale e procedimento di prevenzione, poichè il presupposto per l'applicazione di una misura di prevenzione non è un "illecito", ma una "condizione" generale di pericolosità, la quale è desumibile non solo da singoli fatti illeciti, ma da un più ampio quadro di abitudini di vita, rapporti e frequentazioni. (Principio affermato in relazione a procedimento per l'applicazione di misure di prevenzione personali e patrimoniali nei confronti di soggetto indiziato di appartenenza ad associazione di tipo mafioso). (Rigetta, App. Reggio Calabria, 11/10/2013 )

Cassazione penale sez. VI  16 luglio 2014 n. 32715  

 

L'efficacia del giudicato penale nasce dalla necessità di certezza e stabilità giuridica, propria della funzione tipica del giudizio, ma anche dall'esigenza di porre un limite all'intervento dello Stato nella sfera individuale, sicché si esprime essenzialmente nel divieto di bis in idem, e non implica l'immodificabilità in assoluto del trattamento sanzionatorio stabilito con la sentenza irrevocabile di condanna nei casi in cui la pena debba subire modificazioni necessarie imposte dal sistema a tutela dei diritti primari della persona.

Cassazione penale sez. un.  29 maggio 2014 n. 42858  

 

Il principio del "ne bis in idem" impedisce al giudice di procedere contro la stessa persona per il medesimo fatto su cui si è formato il giudicato, ma non di prendere in esame lo stesso fatto storico e di valutarlo in riferimento a diverso reato, dovendo la vicenda criminosa essere valutata alla luce di tutte le sue implicazioni penali. (Fattispecie in cui la Corte ha rigettato il ricorso che formulava "exceptio rei iudicatae" in relazione all'imputazione del delitto di collusione di militare della guardia di finanza per essere precedentemente intervenuta pronuncia assolutoria irrevocabile con riferimento al delitto di corruzione, contestato relativamente al medesimo fatto storico). (Annulla ai soli effetti civili, App. Perugia, 06/03/2012 )

Cassazione penale sez. I  29 gennaio 2014 n. 12943  



 
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