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Codice proc. penale agg.  al  29 Apr 2015
 
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Art. 65 cod. proc. penale: Interrogatorio nel merito

1. L’autorità giudiziaria contesta alla persona sottoposta alle indagini in forma chiara e precisa il fatto che le è attribuito, le rende noti gli elementi di prova esistenti contro di lei e, se non può derivarne pregiudizio per le indagini, gliene comunica le fonti.

2. Invita, quindi, la persona ad esporre quanto ritiene utile per la sua difesa e le pone direttamente domande.

3. Se la persona rifiuta di rispondere, ne è fatta menzione nel verbale. Nel verbale è fatta anche menzione, quando occorre, dei connotati fisici e di eventuali segni particolari della persona.


Giurisprudenza annotata

Interrogatorio

Il riconoscimento all'indagato della facoltà di non rispondere o non collaborare non esclude che il giudice possa tenere conto, al fine di ritenere i gravi indizi di colpevolezza necessari per l'adozione di misura coercitiva, della mancata contrapposizione, ai fatti narrati dalla persona offesa, di alcuna diversa versione difensiva. (Rigetta, Trib. lib. Campobasso, 10/06/2014 )

Cassazione penale sez. III  30 settembre 2014 n. 45245  

 

Le dichiarazioni rese in sede di presentazione spontanea all'autorità giudiziaria, equivalendo "ad ogni effetto" all'interrogatorio, sono idonee ad interrompere la prescrizione, purché l'indagato abbia ricevuto una contestazione chiara e precisa del fatto addebitato, in quanto gli atti interruttivi indicati nell'art. 160 c.p. si connotano per essere l'esplicitazione, da parte degli organi dello Stato, della volontà di esercitare il diritto punitivo in relazione ad un fatto-reato ben individuato e volto a consentirne la conoscenza all'incolpato. (In motivazione è stato chiarito che per valutare il coefficiente di specificità della contestazione deve essere considerato lo sviluppo delle indagini e l'attuale stato del procedimento). Dichiara inammissibile, Gup Trib. Salerno, 19/11/2012

Cassazione penale sez. un.  28 novembre 2013 n. 5838  

 

La negazione o il mancato chiarimento, da parte dell'imputato, di circostanze valutabili a suo carico nonché la menzogna o il semplice silenzio su queste ultime possono fornire al giudice argomenti di prova solo con carattere residuale e complementare ed in presenza di univoci elementi probatori di accusa, non potendo determinare alcun sovvertimento dell'onere probatorio.

Cassazione penale sez. I  26 ottobre 2011 n. 2653  

 

In materia tributaria, gli elementi raccolti a carico del contribuente dai militari della Guardia di Finanza senza il rispetto delle formalità di garanzia difensiva prescritte per il procedimento penale, non sono inutilizzabili nel procedimento di accertamento fiscale, stante l'autonomia del procedimento penale rispetto a quello di accertamento tributario, secondo un principio oltre che sancito dalle norme sui reati tributari (art. 12 d.l. 10 luglio 1982 n. 429 successivamente confermato dall'art. 20 d.lg. 10 marzo 2000 n. 74), desumibile anche dalle disposizioni generali dettate dagli art. 2 e 654 c.p.p., ed espressamente previsto dall'art. 220 disp. att. c.p.p., che impone l'obbligo del rispetto delle disposizioni del codice di procedura penale, quando nel corso di attività ispettive emergano indizi di reato, ma soltanto ai fini della «¿applicazione della legge penale¿». (In applicazione del principio, la S.C. ha ritenuto legittimo in avviso di accertamento fondato su elementi acquisiti in violazione degli art. 63, 64, 65 e 369 c.p.p.).

Cassazione civile sez. trib.  12 novembre 2010 n. 22984  

 

In tema di interrogatorio dell'imputato, ai fini della contestazione dei fatti allo stesso attribuiti, non è richiesto che l'autorità giudiziaria osservi tassativamente le modalità di cui all'art. 65 cod. proc. pen, essendo unicamente essenziale che, in concreto, l'imputato stesso abbia avuto contezza dei fatti medesimi.(Nella specie, l'avvenuta sollecitazione dell'imputato sui fatti oggetto di contestazione è stata desunta dalla ricostruzione da parte dello stesso della vicenda nella sua interezza e dall'effettuata ampia ammissione di responsabilità). Rigetta, App. Milano, 26 settembre 2006

Cassazione penale sez. III  29 novembre 2007 n. 205  

 

È da escludere l'obbligo di procedere all'interrogatorio del preveduto nel caso in cui, quando le esigenze cautelari risultano aggravate, il giudice, a norma dell'art. 299 comma 4 c.p.p., su richiesta del p.m., abbia proceduto a sostituire la misura applicata con altra più grave ovvero abbia disposto l'esecuzione della stessa misura ma con modalità più gravose. Infatti, è solo relativamente all'istanza di revoca o di attenuazione della misura, basata su elementi nuovi e diversi rispetto a quelli già valutati, che l'art. 299 comma 3 ter c.p.p. prevede l'obbligo per il giudice, prima di decidere, di assumere l'interrogatorio del prevenuto che ne abbia fatto richiesta. Si tratta, in questo caso, di un interrogatorio preventivo che mira, evidentemente, a porre l'interessato nelle condizioni di esporre direttamente al giudice, ove lo richieda, le ragioni poste a fondamento dell'invocato, più favorevole provvedimento "de libertate". Per converso, l'art. 299 c.p.p. non contiene alcun altro riferimento a obblighi di interrogatorio. Né potrebbe sostenersi che l'obbligo di interrogatorio, in caso dell'adozione di provvedimento peggiorativo determinato dall'aggravarsi delle esigenze di cautela, possa ricondursi alla disciplina dell'interrogatorio di garanzia ex art. 294 c.p.p., in quanto questo è ivi previsto con riguardo alla misura cautelare originariamente applicata, non anche a quelle imposte in sostituzione, anche perché, in proposito, non potrebbe ammettersi un'interpretazione estensiva della relativa norma, in ragioni delle peculiari finalità che caratterizzano il primo interrogatorio dell'indagato "in vinculis" (che costituisce atto di difesa fondamentale, tanto da essere preceduto dal deposito del provvedimento cautelare e dall'avviso al difensore, e per il quale sono previste specifiche modalità di esecuzione dell'interrogatorio a norma degli art. 64 e 65 c.p.p.); e ciò in quanto le medesime esigenze difensive non riguardano le vicende che possono intervenire in momenti successivi all'applicazione della misura originaria, dove è già definito il quadro indiziario ed è già accertata l'esistenza di precise esigenze di cautela.

Cassazione penale sez. IV  26 giugno 2007 n. 42696  

 

Nel caso in cui il giudice per le indagini preliminari di altra circoscrizione, delegato a norma dell'art. 294, comma 5, c.p.p. ad assumere l'interrogatorio della persona sottoposta a misura cautelare, proceda all'incombente senza avere la disponibilità del fascicolo relativo alle indagini svolte nei confronti del prevenuto, perché non trasmesso dal delegante, non sussiste nullità dell'atto se nel provvedimento cautelare sia contenuta l'indicazione della fattispecie concreta, degli elementi rilevanti in fatto, dei risultati delle investigazioni e delle fonti probatorie, in quanto sulla base di tali elementi il giudice delegato è in grado di effettuare la contestazione dell'addebito con la specificazione degli elementi di fatto su cui si fonda l'accusa, così come richiesto dagli art. 64 e 65 c.p.p. In sostanza, la mancata trasmissione del fascicolo può integrare un'ipotesi di nullità dell'interrogatorio solo se le condizioni relative al contenuto dell'ordinanza cautelare impediscono al giudice delegato, proprio perché privo della cognizione dei necessari elementi fattuali, di espletare l'interrogatorio in maniera effettiva, in quanto le finalità di garanzia risulterebbero, in tale evenienza, del tutto frustrate, risolvendosi in una mera formalità. (Fattispecie in cui è stata quindi rigettata la doglianza della difesa evidenziandosi che l'ordinanza cautelare trasmessa al giudice delegato conteneva tutti i dati sopra indicati, compresa l'indicazione delle fonti di prova).

Cassazione penale sez. VI  14 giugno 2007 n. 28650  

 

L'art. 293 comma 3 c.p.p., che prevede la notifica al difensore dell'avviso di deposito in cancelleria dell'ordinanza cautelare, della richiesta del p.m. e degli atti presentanti con la stessa, non impone che tale adempimento debba necessariamente precedere l'interrogatorio di garanzia dell'indagato. Tanto che qualora la notifica non preceda l'interrogatorio, non si verifica alcuna nullità dello stesso, in quanto l'attività difensiva è garantita dal tempestivo avviso prescritto dal comma 4 dell'art. 294 c.p.p., nonché dalle modalità stesse dell'interrogatorio, che si svolge secondo lo schema fissato dall'art. 65 c.p.p., di per sè idoneo ad assicurare la compiuta conoscenza degli elementi in relazione ai quali deve essere impostata la risposta difensiva. Il ritardo degli adempimenti di cui all'art. 293 comma 3 c.p.p. non incide sulla validità dell'interrogatorio, ma semplicemente sulla determinazione del "dies a quo" a partire dal quale decorrono i termini per l'impugnazione del provvedimento cautelare. (Fattispecie in cui è stata prospettata dalla difesa e respinta dal giudice l'inefficacia sopravvenuta ex art. 302 c.p.p. della misura cautelare per omesso interrogatorio dell'indagato, atteso che quello eseguito doveva considerarsi nullo per omessa previa notifica al difensore dell'avviso di deposito del provvedimento cautelare, della richiesta del p.m. e dei relativi atti).

Ufficio Indagini preliminari Milano  21 luglio 2004

 

In tema di applicazione di misure cautelari personali, il deposito in cancelleria, previsto a beneficio del difensore dall'art. 293 comma 3 c.p.p., delle ordinanze applicative delle misure dopo la loro notificazione o esecuzione non deve necessariamente precedere l'interrogatorio da effettuare ai sensi dell'art. 294 stesso codice e neppure deve necessariamente aver luogo con carattere di immediatezza, non contenendo l'articolo anzidetto alcuna disposizione in tal senso; nè l'inosservanza di tale adempimento può costituire, in difetto di espressa previsione, causa di nullità alcuna, non essendo essa riconducibile ad alcuna delle ipotesi di nullità di ordine generale di cui all'art. 178 lett. c) c.p.p., dal momento che l'assistenza dell'imputato è comunque assicurata dall'avviso al difensore previsto dal successivo art. 294 comma 4 nonché dalle modalità stesse dell'interrogatorio, che deve svolgersi secondo lo schema fissato dall'art. 65 stesso codice, di per sè idoneo ad assicurare la compiuta conoscenza degli elementi in relazione ai quali deve essere impostata la risposta difensiva. (Nell'enunciare tale principio la Corte ha sottolineato come esso non si ponga in contrasto nè con l'art. 3, nè con l'art. 24 della Costituzione, in tal modo ritenendo manifestamente infondata la prospettata q.l.c. "in parte qua" degli art. 293, 294 e 302 c.p.p.).

Cassazione penale sez. I  20 novembre 2003 n. 1361  

 

L'omessa trasmissione del fascicolo processuale nella sua interezza al giudice incaricato di assumere, nella circoscrizione di altro tribunale, l'interrogatorio dell'indagato non comporta, di per sè, alcuna nullità dell'atto ove siano comunque rispettati i contenuti degli art. 64 e 65 c.p.p. e cioè sia contestato in forma chiara l'addebito all'indagato stesso e gli siano resi noti gli elementi di prova a carico.

Cassazione penale sez. II  18 novembre 2003 n. 49211  

 

In base al principio ricavabile dagli art. 65, 294 e 329 c.p.p., fino alla chiusura delle indagini preliminari le fonti di prova a carico possono restare secretate per serie ragioni processuali; tale principio permane valido, nonostante il significativo incremento degli spazi riservati all'investigazione difensiva a seguito dell'entrata in vigore della l. 7 dicembre 2000 n. 397.

Cassazione penale sez. I  15 ottobre 2003 n. 42748  

 

In base al testuale tenore dell'art. 143 comma 1 c.p.p., secondo cui l'imputato che non conosca la lingua italiana ha diritto all'assistenza di un interprete "al fine di poter comprendere l'accusa contro di lui formulata e di seguire il compimento degli atti a cui partecipa", deve escludersi che già all'atto dell'arresto in flagranza di uno straniero non a conoscenza della lingua italiana si debba provvedere a farlo assistere da un interprete, atteso che, per un verso, l'arresto in flagranza non comporta la immediata "formulazione" di un'accusa a carico dell'arrestato, avendo luogo la medesima soltanto con l'interrogatorio che il giudice deve effettuare in sede di convalida dell'arresto, nell'osservanza delle forme previste dall'art. 65 c.p.p. (tra cui, in particolare, la contestazione del fatto "in forma chiara e precisa"); per altro verso, non può neppure dirsi che l'arresto in flagranza sia un atto al quale "partecipi" l'arrestato, dal momento che questi non può che limitarsi a subirlo, spettando l'iniziativa dell'atto medesimo ed il suo compimento solo ed esclusivamente alla polizia giudiziaria.

Cassazione penale sez. I  19 settembre 2003 n. 48797  



 
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