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Art. 650 cod. proc. penale: Esecutività delle sentenze e dei decreti penali

1. Salvo che sia diversamente disposto, le sentenze e i decreti penali hanno forza esecutiva quando sono divenuti irrevocabili.

2. Le sentenze di non luogo a procedere hanno forza esecutiva quando non sono più soggette a impugnazione.


Giurisprudenza annotata

Esecutività delle sentenze e dei decreti penali

La formazione del giudicato parziale, per essere la decisione di condanna divenuta irrevocabile in relazione all'affermazione di responsabilità per uno o per alcuni dei reati contestati con indicazione della pena che il condannato deve comunque espiare, impone che la condanna sia messa in esecuzione, a nulla rilevando l'annullamento con rinvio per gli altri autonomi capi. Dichiara inammissibile, Gip Trib. Padova, 10 ottobre 2011

Cassazione penale sez. I  05 giugno 2012 n. 23592  

 

L'esecuzione di una sentenza di condanna pronunziata nell'ambito di un processo plurisoggettivo non può essere sospesa nei confronti dell'imputato non impugnante (o l'impugnazione del quale sia stata dichiarata inammissibile) nell'attesa del verificarsi dell'eventuale effetto risolutivo straordinario di cui all'art. 587 c.p.p., in mancanza di disposizioni che attribuiscono un simile potere al giudice dell'esecuzione e l'impossibilità di altrimenti desumere dal sistema penale siffatto potere.

Cassazione penale sez. I  05 maggio 2005 n. 23650  

 

In materia di esecutività delle sentenze, quando la decisione divenga irrevocabile in relazione alla affermazione di responsabilità, anche per uno solo o per alcuni dei reati contestati e contenga già l'indicazione della pena minima che il condannato deve comunque espiare, questa deve essere messa in esecuzione in quanto l'eventuale rinvio disposto dalla Corte di cassazione relativamente ad altri reati non incide sull'immediata eseguibilità delle statuizioni residue aventi propria autonomia (affermando il principio, la Corte ha rigettato il ricorso - proposto contro l'ordinanza del giudice dell'esecuzione reiettiva della richiesta di immediata scarcerazione -, fondato sul presupposto della non eseguibilità della condanna per essere stata essa parzialmente annullata con rinvio dalla Cassazione in relazione ad una delle imputazioni, in accoglimento della richiesta di applicazione della disciplina del reato continuato. Ha ritenuto la Corte che il parziale annullamento con rinvio pronunziato in sede di legittimità, ed afferente al solo reato di detenzione di armi, non incide sull'irrevocabilità della condanna definitivamente pronunziata per le altre imputazioni, tra cui l'associazione mafiosa, atteso che anche l'eventuale più favorevole pronunzia rescissoria - in ipotesi di riconoscimento della continuazione - non produrrebbe effetto sulla pena in concreto irrogata).

Cassazione penale sez. V  02 luglio 2004 n. 2541  

 

Anche la sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti, una volta irrevocabile, e idonea a rendere operante il divieto del "ne bis in idem" di cui all'art. 649 c.p.p., acquisisce forza esecutiva ex art. 650 c.p.p. e sarà valutabile ai sensi dell'art. 133 c.p. sia ai fini della determinazione della pena in caso di successiva condanna sia per la congruità della pena che le parti richiedessero in caso di nuovo patteggiamento.

Corte appello Perugia  25 giugno 2001

 

Attesa la possibilità di formazione progressiva del giudicato penale, e considerato che l'irrevocabilità, ai sensi dell'art. 650 c.p.p., dà luogo, di regola, all'esecutività della decisione, deve ritenersi che, in presenza di capi di sentenza divenuti definitivi tanto con riguardo all'affermazione di responsabilità quanto con riguardo alla determinazione della relativa pena, legittimamente quest'ultima possa essere messa in esecuzione. (Nella specie, in applicazione di tale principio, la S.C. ha ritenuto che legittimamente, in un caso in cui si era proceduto per più reati uniti per continuazione, si fosse messa in esecuzione la pena relativa al reato base, in pendenza del giudizio di rinvio avente ad oggetto unicamente il reato satellite).

Cassazione penale sez. VI  20 agosto 1997 n. 3216  

 

Dalla sentenza di non luogo a procedere, emessa ai sensi dell'art. 425 c.p.p., pur se divenuta definitiva perché non più soggetta ad impugnazione, non derivano gli effetti preclusivi del secondo giudizio (art. 649 comma 1) se la revoca di tale sentenza ex art. 434 stesso codice, prodromica al rinvio a giudizio, risulti essere superata in forza di provvedimento che dispone il giudizio, per lo stesso fatto, emesso da altro giudice e intervenuto prima che la sentenza di non luogo a procedere abbia "forza esecutiva" ai sensi dell'art. 650 comma 2 c.p.p. e, in quanto tale, possa equipararsi alla sentenza irrevocabile pronunciata in giudizio (art. 650 comma 1 in relazione agli artt. 648 comma 1 e 649 comma 1).

Cassazione penale sez. III  17 novembre 1994 n. 12968

 

L'irrevocabilità e la conseguente esecutività della sentenza penale di condanna, ai sensi del combinato disposto degli art. 648 e 650 c.p.p., debbono necessariamente riguardare il capo d'imputazione nella sua interezza, nulla rilevando in contrario la possibilità di formazione di un giudicato parziale prevista, nel caso di annullamento con rinvio, dall'art. 624 comma 1 c.p.p., giacché, in tale ultima ipotesi, si tratta di una irrevocabilità connessa allo sviluppo del rapporto processuale e limitata ad una o più statuizioni aventi un'autonomia giuridico-concettuale anche nell'ambito di un singolo capo d'imputazione, senza che però ciò incida sulla concreta realizzabilità della pretesa punitiva dello Stato, richiedendo questa pur sempre la formazione di un giudicato di condanna che non può dirsi realizzato finché il soggetto rivesta comunque la qualifica di imputato. (Nella specie, in applicazione di tale principio, la Corte ha escluso che potesse darsi esecuzione, sia pur limitatamente alla parte di pena che sarebbe residuata in caso di applicazione nella massima possibile estensione delle attenuanti generiche, ad una sentenza di condanna che era stata annullata con rinvio unicamente sul punto attinente la concedibilità o meno di dette attenuanti).

Cassazione penale sez. I  12 febbraio 1993



 
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