codice-proc-penale
Codice proc. penale agg.  al  8 Mag 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 651 cod. proc. penale: Efficacia della sentenza penale di condanna nel giudizio civile o amministrativo di danno

1. La sentenza penale irrevocabile di condanna pronunciata in seguito a dibattimento ha efficacia di giudicato, quanto all’accertamento della sussistenza del fatto, della sua illiceità penale e all’affermazione che l’imputato lo ha commesso, nel giudizio civile o amministrativo per le restituzioni e il risarcimento del danno promosso nei confronti del condannato e del responsabile civile che sia stato citato ovvero sia intervenuto nel processo penale.

2. La stessa efficacia ha la sentenza irrevocabile di condanna pronunciata a norma dell’articolo 442, salvo che vi si opponga la parte civile che non abbia accettato il rito abbreviato.


Giurisprudenza annotata

Efficacia della sentenza penale di condanna nel giudizio civile o amministrativo di danno

La sentenza penale di non luogo a procedere per concessione del perdono giudiziale nei confronti di imputato minorenne non ha efficacia di giudicato nel giudizio civile risarcitorio, perché esula dalle ipotesi previste negli artt. 651 e 652 cod. proc. pen., non suscettibili di applicazione analogica per il loro contenuto derogatorio del principio di autonomia e separazione tra giudizio penale e civile. Ne consegue che il giudizio civile deve interamente ed autonomamente rivalutare il fatto in contestazione, sebbene, nel rispetto del contraddittorio, possa tener conto di tutti gli elementi di prova acquisiti in sede penale, al fine di ritenere provato il nesso causale fra la condotta del minore e la lesione subita dall'attore. Rigetta, App. Roma, 11/06/2011

Cassazione civile sez. III  18 novembre 2014 n. 24475  

 

Una sentenza penale la quale si limiti a dichiarare l'intervenuta estinzione per prescrizione del reato contestato, procedendo ad esaminare i fatti ai soli fini di cui all'art. 578 c.p.p. (secondo il quale, in caso di costituzione di parte civile, il giudice di appello e la Corte di Cassazione, nel dichiarare il reato estinto per amnistia o per prescrizione, decidono sull'impugnazione ai soli effetti delle disposizioni e dei capi della sentenza che concernono gli interessi civili), non integra un accertamento definitivo in sede penale sulla responsabilità degli imputati. Essa perciò non equivale ad una sentenza irrevocabile di condanna pronunciata a seguito del dibattimento alla quale (ai sensi dell'art. 651 c.p.p.) riconoscere, nell'ambito del giudizio amministrativo, efficacia di giudicato in ordine all'illiceità penale del fatto commesso e all'affermazione che l'imputato lo ha commesso. Una tale pronuncia dunque non fa stato, ai sensi degli artt. 651 e 654, 578 c.p.p., con particolare riguardo all'avvenuto accertamento in ordine alla sussistenza dei fatto materiale, alla sua qualificazione in termini di illecito e all'imputazione soggettiva della condotta sottostante. Perciò, caduto il principale presupposto logico-giuridico posto a fondamento dell'intero iter argomentativo (ossia l'esistenza di un giudicato penale in ordine all'illiceità dei comportamenti a fondamento dell'esito della gara), ne restano travolte le conseguenze che il deducente ne trae nel ricorso in termini di radicale nullità degli atti del concorso di progettazione, nonché in termini di doverosità dell'azione amministrativa.

T.A.R. Bari (Puglia) sez. II  04 dicembre 2013 n. 1612

 

Una sentenza penale la quale si limiti a dichiarare l'intervenuta estinzione per prescrizione del reato contestato, procedendo ad esaminare i fatti ai soli fini di cui all'art. 578 c.p.p. (secondo il quale, in caso di costituzione di parte civile, il giudice di appello e la Corte di cassazione, nel dichiarare il reato estinto per amnistia o per prescrizione, decidono sull'impugnazione ai soli effetti delle disposizioni e dei capi della sentenza che concernono gli interessi civili), non integra un accertamento definitivo in sede penale sulla responsabilità degli imputati. Essa perciò non equivale ad una sentenza irrevocabile di condanna pronunciata a seguito del dibattimento, alla quale (ai sensi dell'art. 651 c.p.p.) riconoscere, nell'ambito del giudizio amministrativo, efficacia di giudicato in ordine all'illiceità penale del fatto commesso e all'affermazione che l'imputato lo ha commesso. Una tale pronuncia (della Cassazione) dunque non fa stato, ai sensi degli art. 651 e 654, 578 c.p.p., con particolare riguardo all'avvenuto accertamento (con "sentenza irrevocabile di condanna pronunciata in seguito a dibattimento") in ordine alla sussistenza del fatto materiale, alla sua qualificazione in termini di illecito e all'imputazione soggettiva della condotta sottostante.

T.A.R. Bari (Puglia) sez. II  04 dicembre 2013 n. 1612  

 

In materia di rapporto tra giudizi civili e processo penale, fuori dal caso in cui i giudizi di danno possono proseguire davanti al giudice civile ai sensi dell'art. 75, comma 2, c.p.p., il processo può essere sospeso se tra processo penale e altro giudizio ricorra il rapporto di pregiudizialità indicato dall'art. 295 c.p.c. o se la sospensione sia prevista da altra specifica norma, e sempre che la sentenza penale esplichi efficacia di giudicato nell'altro giudizio, ai sensi degli art. 651, 652 e 654 c.p.p. (Sulla base di tale principio la S.C. ha annullato, per mancanza di un rapporto di pregiudizialità, l'ordinanza di sospensione del processo civile avente ad oggetto il giudizio civile di pagamento dell'indennità di disoccupazione agricola in attesa della definizione del processo penale a carico del datore di lavoro per truffa aggravata ai danni dell'ente previdenziale per fittizietà del lavoro agricolo denunciato, non potendo formarsi in ambito penale un giudicato avente efficacia in sede civile tra parti diverse, ossia l'Inps ed il lavoratore).

Cassazione civile sez. VI  21 giugno 2012 n. 10417  

 

Quando è prospettato un illecito costituente reato, per il quale la risarcibilità del danno non patrimoniale è espressamente prevista dalla legge, ai sensi degli art. 2059 c.c. e 185 c.p., l'indagine sull'esistenza di un diritto leso di rilievo costituzionale - cui sia ricollegabile il risarcimento del danno non patrimoniale - entro determinati limiti, secondo l'interpretazione costituzionalmente orientata dell'art. 2059 c.c., può venire in rilievo solo dopo l'esclusione della configurabilità di un reato. Quando il fatto illecito sia astrattamente configurabile come reato, la vittima avrà astrattamente diritto al risarcimento del danno non patrimoniale scaturente dalla lesione di qualsiasi interesse della persona tutelato dall'ordinamento, ancorché privo di rilevanza costituzionale, costituendo la tutela penale sicuro indice di rilevanza dell'interesse leso. Ai fini del risarcimento del danno non patrimoniale, a norma dell'art. 2059 c.c., l'inesistenza di una pronuncia del giudice penale, nei termini in cui ha efficacia di giudicato nel processo civile ex art. 651 e 652 c.p.p., l'estinzione del reato (art. 198 c.p.), l'improponibilità o l'improcedibilità dell'azione penale, non costituiscono impedimento all'accertamento da parte del giudice civile della sussistenza degli elementi costitutivi del reato. Accertamento che il giudice civile deve condurre secondo la legge penale e deve avere ad oggetto l'esistenza del reato in tutti i suoi elementi oggettivi e soggettivi, ivi comprese eventuali cause di giustificazione e l'eccesso colposo ad esse relativo.

Cassazione civile sez. III  11 giugno 2012 n. 9445  



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti