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Codice proc. penale agg.  al  8 Mag 2015
 
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Art. 652 cod. proc. penale: Efficacia della sentenza penale di assoluzione nel giudizio civile o amministrativo di danno

1. La sentenza penale irrevocabile di assoluzione pronunciata in seguito a dibattimento ha efficacia di giudicato, quanto all’accertamento che il fatto non sussiste o che l’imputato non lo ha commesso o che il fatto è stato compiuto nell’adempimento di un dovere o nell’esercizio di una facoltà legittima, nel giudizio civile o amministrativo per le restituzioni e il risarcimento del danno promosso dal danneggiato o nell’interesse dello stesso, sempre che il danneggiato si sia costituito o sia stato posto in condizione di costituirsi parte civile, salvo che il danneggiato dal reato abbia esercitato l’azione in sede civile a norma dell’articolo 75, comma 2 .

2. La stessa efficacia ha la sentenza irrevocabile di assoluzione pronunciata a norma dell’articolo 442, se la parte civile ha accettato il rito abbreviato.


Giurisprudenza annotata

Efficacia della sentenza penale di assoluzione nel giudizio civile o amministrativo di danno

È inammissibile per carenza d'interesse il ricorso dell'imputato avverso la sentenza di assoluzione "perchè il fatto non costituisce reato", al fine di ottenere la più ampia formula liberatoria "perchè il fatto non sussiste", ove la sentenza impugnata sia affetta da una palese incoerenza della decisione assolutoria con la motivazione e, pur escludendo la prova dell'elemento oggettivo del reato, assolva ritenendo carente il profilo psicologico, perchè ciò esclude ogni pregiudizio per l'impugnante. (In motivazione la Corte ha precisato che, sebbene gli artt. 652 e 654 cod. proc. pen. attribuiscono efficacia vincolante nel giudizio civile o amministrativo alla sentenza penale, compete sempre al giudice civile il potere di accertare autonomamente con pienezza di cognizione i fatti dedotti in giudizio e di pervenire a soluzioni e qualificazioni non vincolate all'esito del processo penale). (Dichiara inammissibile, App. Messina, 02/12/2013 )

Cassazione penale sez. VI  16 dicembre 2014 n. 6692  

 

La sentenza penale di non luogo a procedere per concessione del perdono giudiziale nei confronti di imputato minorenne non ha efficacia di giudicato nel giudizio civile risarcitorio, perché esula dalle ipotesi previste negli artt. 651 e 652 cod. proc. pen., non suscettibili di applicazione analogica per il loro contenuto derogatorio del principio di autonomia e separazione tra giudizio penale e civile. Ne consegue che il giudizio civile deve interamente ed autonomamente rivalutare il fatto in contestazione, sebbene, nel rispetto del contraddittorio, possa tener conto di tutti gli elementi di prova acquisiti in sede penale, al fine di ritenere provato il nesso causale fra la condotta del minore e la lesione subita dall'attore. Rigetta, App. Roma, 11/06/2011

Cassazione civile sez. III  18 novembre 2014 n. 24475  

 

Non sussiste l'interesse dell'imputato a proporre impugnazione avverso la sentenza di assoluzione perché il fatto non sussiste, pronunciata ex art. 530, comma 2, c.p.p. - per mancanza, insufficienza o contraddittorietà della prova - in quanto tale formulazione non comporta una minore pregnanza della pronuncia assolutoria né segnala residue perplessità sulla innocenza dell'imputato, né spiega minore valenza con riferimento ai giudizi civili, come comprovato dal tenore letterale degli art. 652 e 654 c.p.p.; pertanto, essa non può in alcun modo essere equiparata all'assoluzione per insufficienza di prove prevista dal previgente codice di rito. (Dichiara inammissibile, Giud.pace Rovereto, 19/04/2013 )

Cassazione penale sez. V  26 settembre 2014 n. 49580

 

La sentenza penale irrevocabile di assoluzione perché il fatto non sussiste implica che nessuno degli elementi integrativi della fattispecie criminosa (nella specie, l'intervenuta contraffazione di un testamento olografo) sia stato provato ed, entro questi limiti, esplica efficacia di giudicato nel giudizio civile, sempreché la parte nei cui confronti l'imputato intende farla valere si sia costituita, quale parte civile, nel processo penale, dovendosi far riferimento, per delineare l'ambito di operatività della sentenza penale e la sua idoneità a provocare gli effetti preclusivi di cui agli artt. 652, 653 e 654 cod. proc. pen., non solo al dispositivo, ma anche alla motivazione. Rigetta, App. Venezia, 11/09/2008

Cassazione civile sez. II  25 settembre 2014 n. 20252  

 

In virtù di una corretta interpretazione dell'art. 652 c.p.p., non deve rilevarsi alcun automatismo tra la sentenza penale irrevocabile di assoluzione emessa con la formula "perché il fatto non sussiste" e l'esito del giudizio di responsabilità amministrativa, dal momento che il p.m. contabile può ben imputare, a titolo di omissione di doveri di servizio e di negligenza, una condotta che sia stata contestata in sede penale a titolo di dolo. Il giudicato penale deve quindi essere valutato caso per caso, tenendo conto dell'effettivo accertamento contenuto nella sentenza di assoluzione.

Corte Conti reg. (Campania) sez. giurisd.  11 aprile 2014 n. 393  

 

Sussiste l'interesse dell'imputato ad impugnare la sentenza di assoluzione con la formula "perché il fatto non costituisce reato", al fine di ottenere la più ampia formula liberatoria "perché il fatto non sussiste" o "perché l'imputato non l'ha commesso", e ciò perché, a parte le conseguenze di natura morale, l'interesse giuridico risiede nei diversi e più favorevoli effetti che gli art. 652 e 653 c.p.p., connettono al secondo tipo di dispositivi nei giudizi civili o amministrativi di risarcimento del danno e nel giudizio disciplinare, a fronte degli effetti pregiudizievoli in tali giudizi derivanti dalla formula assolutoria.

Cassazione penale sez. IV  27 febbraio 2014 n. 10511  

 

È inammissibile per carenza d'interesse il ricorso dell'imputato avverso la sentenza di assoluzione "perché il fatto non costituisce reato", al fine di ottenere la più ampia formula liberatoria "perché il fatto non sussiste", ove la sentenza impugnata sia affetta da una palese incoerenza della decisione assolutoria con la motivazione e, pur escludendo la prova dell'elemento oggettivo del reato, assolva ritenendo carente il profilo psicologico, perché ciò esclude ogni pregiudizio per l'impugnante. (In motivazione la Corte ha precisato che gli art. 652 e 654 c.p.p. attribuiscono efficacia vincolante nel giudizio civile o amministrativo alla sentenza penale, ma compete sempre al giudice civile il potere di accertare autonomamente con pienezza di cognizione i fatti dedotti in giudizio e di pervenire a soluzioni e qualificazioni non vincolate all'esito del processo penale). Dichiara inammissibile, App. Venezia, 26/03/2012

Cassazione penale sez. VI  20 novembre 2013 n. 49855  

 

L'accertamento contenuto in una sentenza penale irrevocabile di assoluzione pronunciata perché il fatto non costituisce reato non ha efficacia di giudicato, ai sensi dell'art. 652 c.p.p., nel giudizio civile di danno, nel quale, in tal caso, compete al giudice il potere di accertare autonomamente, con pienezza di cognizione, i fatti dedotti in giudizio, e di pervenire a soluzioni e qualificazioni non vincolate all'esito del processo penale.

Cassazione civile sez. VI  13 novembre 2013 n. 25538  

 

Sussiste l'interesse dell'imputato all'impugnazione della sentenza di assoluzione, pronunciata con la formula "perché il fatto non costituisce reato", al fine di ottenere la più ampia formula liberatoria "perché il fatto non sussiste", considerato che, a parte le conseguenze di natura morale, l'interesse giuridico risiede nei diversi e più favorevoli effetti che gli art. 652 e 653 c.p.p., connettono al secondo tipo di dispositivi nei giudizi civili o amministrativi di risarcimento del danno e nel giudizio disciplinare. Dichiara inammissibile, G.u.p. Trib. Sulmona, 17/05/2012

Cassazione penale sez. VI  27 settembre 2013 n. 41706  

 

Nel caso in cui la Corte di cassazione accogliendo il ricorso della parte civile avverso una sentenza di assoluzione pronunciata a seguito di dibattimento, annulli la sentenza ai soli fini civili, rinviando al giudice civile competente in grado di appello, a quest'ultimo è devoluto, di norma, senza condizionamenti di sorta, il compito di accertare la fondatezza della pretesa risarcitoria e poi, eventualmente il "quantum debeatur": infatti, secondo il disposto dell'art. 652 c.p.p., solo eccezionalmente, nei casi ivi indicati, il confine della cognizione del giudice civile è segnato da effetti extrapenali del giudicato assolutorio, e specificamente quando il giudice penale abbia accertato che il fatto non sussista, o che l'imputato non lo abbia commesso o che il fatto sia stato compiuto nell'adempimento di un dovere o nell'esercizio di una facoltà legittima.

Cassazione penale sez. I  30 gennaio 2013 n. 11994  

 

In materia di rapporto tra processo civile e quello penale, l'art. 652 c.p.p. prevede che nel giudizio civile per il risarcimento del danno, la sentenza penale irrevocabile di assoluzione, pronunciata in seguito a dibattimento, spiega efficacia di giudicato, quanto all'accertamento che il fatto non sussiste o che l'imputato non lo ha commesso, a meno che il danneggiato, iniziata l'azione civile di responsabilità in epoca anteriore a quella penale, non abbia proseguito l'azione in sede civile, a norma dell'art. 75, comma 2, c.p.p.

Cassazione civile sez. I  09 gennaio 2013 n. 319  

 

In materia di rapporto tra giudizi civili e processo penale, fuori dal caso in cui i giudizi di danno possono proseguire davanti al giudice civile ai sensi dell'art. 75, comma 2, c.p.p., il processo può essere sospeso se tra processo penale e altro giudizio ricorra il rapporto di pregiudizialità indicato dall'art. 295 c.p.c. o se la sospensione sia prevista da altra specifica norma, e sempre che la sentenza penale esplichi efficacia di giudicato nell'altro giudizio, ai sensi degli art. 651, 652 e 654 c.p.p. (Sulla base di tale principio la S.C. ha annullato, per mancanza di un rapporto di pregiudizialità, l'ordinanza di sospensione del processo civile avente ad oggetto il giudizio civile di pagamento dell'indennità di disoccupazione agricola in attesa della definizione del processo penale a carico del datore di lavoro per truffa aggravata ai danni dell'ente previdenziale per fittizietà del lavoro agricolo denunciato, non potendo formarsi in ambito penale un giudicato avente efficacia in sede civile tra parti diverse, ossia l'Inps ed il lavoratore).

Cassazione civile sez. VI  21 giugno 2012 n. 10417  

 



 
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