codice-proc-penale
Codice proc. penale agg.  al  10 Mag 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 654 cod. proc. penale: Efficacia della sentenza penale di condanna o di assoluzione in altri giudizi civili o amministrativi

1. Nei confronti dell’imputato, della parte civile e del responsabile civile che si sia costituito o che sia intervenuto nel processo penale, la sentenza penale irrevocabile di condanna o di assoluzione pronunciata in seguito a dibattimento ha efficacia di giudicato nel giudizio civile o amministrativo, quando in questo si controverte intorno a un diritto o a un interesse legittimo il cui riconoscimento dipende dall’accertamento degli stessi fatti materiali che furono oggetto del giudizio penale, purchè i fatti accertati siano stati ritenuti rilevanti ai fini della decisione penale e purchè la legge civile non ponga limitazioni alla prova della posizione soggettiva controversa.


Giurisprudenza annotata

Efficacia della sentenza penale di condanna o di assoluzione in altri giudizi civili o amministrativi

La contestazione disciplinare a carico del lavoratore non è assimilabile alla formulazione dell'accusa nel processo penale, assolvendo esclusivamente alla funzione di consentire all'incolpato di esercitare pienamente il proprio diritto di difesa, sicché essa va valutata in modo autonomo rispetto ad eventuali imputazioni in sede penale. Ne consegue che, ove il lavoratore sia stato assolto con sentenza di dibattimentale dichiarata irrevocabile (quale sia la formula utilizzata), i fatti ivi accertati, ancorché non decisivi ai fini delle responsabilità penale, possono conservare rilevanza, ai sensi dell'art. 654 cod. proc. pen., ai fini del rapporto di lavoro, senza che resta preclusa, per effetto dell'assoluzione, la cognizione della domanda da parte del giudice civile. Cassa con rinvio, App. Roma, 10/03/2011

Cassazione civile sez. lav.  05 gennaio 2015 n. 13  

 

La contestazione dell'addebito disciplinare a carico del lavoratore subordinato non è assimilabile alla formulazione dell'accusa nel processo penale, assolvendo esclusivamente alla funzione di consentire al lavoratore incolpato di esercitare pienamente il proprio diritto di difesa. Pertanto, la suddetta contestazione va valutata in modo autonomo rispetto ad eventuali imputazioni in sede penale a carico del lavoratore. Ne consegue che se, in sede penale, sia stata emessa in favore del lavoratore sentenza irrevocabile di assoluzione dibattimentale, con qualsiasi formula adottata, ai sensi dell'art. 654 c.p.p. (in tema di effetti in sede civile di tale tipo di sentenza), il discrimine tra efficacia vincolante dell'accertamento dei fatti materiali in sede penale e libera valutazione degli stessi in sede civile è costituito dall'apprezzamento della rilevanza in detta sede degli stessi fatti, essendo ipotizzarle che essi, pur rivelatisi non decisivi per la configurazione del reato contestato, conservino rilievo ai fini del rapporto dedotto innanzi al giudice civile, con la conseguenza che dall'assoluzione dalla penale responsabilità non discende in tal caso l'automatica conseguenza della preclusione alla cognizione della domanda da parte di detto giudice (fattispecie relativa al licenziamento di un lavoratore accusato di furto, ma assolto in sede penale).

Cassazione civile sez. lav.  05 gennaio 2015 n. 13  

 

È inammissibile per carenza d'interesse il ricorso dell'imputato avverso la sentenza di assoluzione "perchè il fatto non costituisce reato", al fine di ottenere la più ampia formula liberatoria "perchè il fatto non sussiste", ove la sentenza impugnata sia affetta da una palese incoerenza della decisione assolutoria con la motivazione e, pur escludendo la prova dell'elemento oggettivo del reato, assolva ritenendo carente il profilo psicologico, perchè ciò esclude ogni pregiudizio per l'impugnante. (In motivazione la Corte ha precisato che, sebbene gli artt. 652 e 654 cod. proc. pen. attribuiscono efficacia vincolante nel giudizio civile o amministrativo alla sentenza penale, compete sempre al giudice civile il potere di accertare autonomamente con pienezza di cognizione i fatti dedotti in giudizio e di pervenire a soluzioni e qualificazioni non vincolate all'esito del processo penale). (Dichiara inammissibile, App. Messina, 02/12/2013 )

Cassazione penale sez. VI  16 dicembre 2014 n. 6692  

 

Il giudicato penale è vincolante nel giudizio civile in ordine all'accertamento dei fatti materiali solo ove si tratti di sentenza irrevocabile di condanna o di assoluzione pronunciata in seguito a dibattimento, ma non nel caso di sentenza meramente dichiarativa della intervenuta prescrizione, dovendosi escludere l'applicazione analogica dell'art. 654 cod. proc. pen., atteso il carattere eccezionale della norma e tenuto conto del fatto che non sempre la prescrizione importa l'accertamento della sussistenza del fatto materiale costituente reato, sicché, in tale ipotesi, il giudice civile deve procedere autonomamente all'accertamento ed alla valutazione dei fatti. Cassa con rinvio, App. Lecce, Sez. Dist. Taranto, 07/11/2012

Cassazione civile sez. lav.  09 ottobre 2014 n. 21299  

 

Non sussiste l'interesse dell'imputato a proporre impugnazione avverso la sentenza di assoluzione perché il fatto non sussiste, pronunciata ex art. 530, comma 2, c.p.p. - per mancanza, insufficienza o contraddittorietà della prova - in quanto tale formulazione non comporta una minore pregnanza della pronuncia assolutoria né segnala residue perplessità sulla innocenza dell'imputato, né spiega minore valenza con riferimento ai giudizi civili, come comprovato dal tenore letterale degli art. 652 e 654 c.p.p.; pertanto, essa non può in alcun modo essere equiparata all'assoluzione per insufficienza di prove prevista dal previgente codice di rito. (Dichiara inammissibile, Giud.pace Rovereto, 19/04/2013 )

Cassazione penale sez. V  26 settembre 2014 n. 49580  

 

La sentenza penale irrevocabile di assoluzione perché il fatto non sussiste implica che nessuno degli elementi integrativi della fattispecie criminosa (nella specie, l'intervenuta contraffazione di un testamento olografo) sia stato provato ed, entro questi limiti, esplica efficacia di giudicato nel giudizio civile, sempreché la parte nei cui confronti l'imputato intende farla valere si sia costituita, quale parte civile, nel processo penale, dovendosi far riferimento, per delineare l'ambito di operatività della sentenza penale e la sua idoneità a provocare gli effetti preclusivi di cui agli artt. 652, 653 e 654 cod. proc. pen., non solo al dispositivo, ma anche alla motivazione. Rigetta, App. Venezia, 11/09/2008

Cassazione civile sez. II  25 settembre 2014 n. 20252  

 

Ai sensi dell'art. 654 c.p.p. - che disciplina gli effetti del giudicato penale nel giudizio amministrativo in un contesto normativo che esclude l'efficacia erga omnes dell'accertamento dei fatti effettuato in sede penale, introducendo il principio della separatezza tra i giudizi - l'accertamento dei fatti materiali oggetto del giudicato penale non è vincolante nei giudizi amministrativi, nei confronti di coloro che al giudizio penale sono rimasti estranei, perché non posti in condizione di intervenirvi.

T.A.R. Campobasso (Molise) sez. I  25 luglio 2014 n. 464

 

Ai sensi dell'art. 654 cod. proc. pen. nei giudizi civili o amministrativi non di danno, come quello di opposizione a ordinanza sanzionatoria di illecito amministrativo, il giudicato penale di assoluzione, nella specie del trasgressore per non aver commesso il fatto, non è opponibile a soggetti, quale l'ente impositore, non intervenuti nel relativo processo. Cassa con rinvio, Trib. Fermo, 22/05/2007

Cassazione civile sez. III  22 maggio 2014 n. 11352  

 

In tema di rilevanza nel contesto del processo amministrativo di quanto accertato nella differente e separata sede penale in ambito di reati edilizi, secondo i principi generali che presiedono alla valutazione delle risultanze istruttorie, enunciati dall'art. 116 c.p.c. ed oggi espressamente codificati nel processo amministrativo dall'art. 64 c. proc. amm., fermo restando quanto previsto dall'art. 654 c.p.p., il g.a. (o civile) ben può utilizzare come fonte anche esclusiva del proprio convincimento le prove raccolte nel giudizio penale conclusosi con sentenza non esplicante autorità di giudicato nei confronti di tutte le parti della causa amministrativa (o civile) e ricavare gli elementi di fatto dalla sentenza e dagli altri atti del processo penale, purché le risultanze probatorie siano sottoposte ad un autonomo vaglio critico.

T.A.R. Palermo (Sicilia) sez. II  09 maggio 2014 n. 1175  

 

In materia di rapporto tra giudizio civile e processo penale, il processo può essere sospeso, in base a quanto dispongono gli artt. 295 c.p.c., 654 c.p.p. e 211 disp. att. c.p.p., ove alla commissione del reato oggetto dell'imputazione penale una norma di diritto sostanziale ricolleghi un effetto sul diritto oggetto di giudizio nel processo civile, e sempre a condizione che la sentenza che stia per essere pronunciata nel processo penale possa esplicare nel caso concreto efficacia di giudicato nel processo civile (annullata, nella specie, la sospensione del processo civile, atteso che la reintegrazione nel possesso, richiesta dal possessore nel processo civile a seguito del subito spoglio, non era normativamente collegata alla commissione del reato di invasione di edificio, di cui si discuteva in quello penale).

Cassazione civile sez. VI  23 marzo 2014 n. 5804  

 

Il processo penale sui delitti contro la fede pubblica si caratterizza per il possibile esercizio di due distinte e autonome azioni, suscettibili di epiloghi differenziati, e cioè l'azione penale principale, volta all'accertamento della colpevolezza o non dell'imputato rispetto alle ipotesi di reato ed, eventualmente, alla pronuncia di condanna; l'azione accessoria e complementare di cui all'art. 537 c.p.p., preordinata alla tutela della fede pubblica e destinata a concludersi con la declaratoria di falsità del documento allorché, indipendentemente dall'esito dell'altra azione, la falsità stessa sia accertata dal giudice, con la precisazione che proprio la diversità tra le due azioni suscettibili di epiloghi differenziati porta ad escludere che la declaratoria sul falso, ai sensi del cit. art. 537, abbia rilievo nei soli limiti di efficacia previsti dall'art. 654 c.p.p.. Ed invero, l'art. 654 condiziona l'efficacia del giudicato penale in altri giudizi civili, purché vi sia la coincidenza soggettiva delle parti costituite nei due procedimenti; l'art. 537 attribuisce rilevanza al fatto dell'accertata non rispondenza al vero dell'atto o del documento a prescindere se poi vi sia una sentenza di proscioglimento o di condanna, in considerazione dell'interesse pubblico — indisponibile (a differenza di quanto accade nel giudizio civile, che può essere proposto o meno, o rinunciato) — alla rimozione dell'efficacia probatoria del documento che ne forma oggetto, a tutela della fede pubblica, quale bene della collettività sottratto alla disponibilità delle parti. (ConfermaTarPiemonte, sez. I, n. 66 del 2014).

Consiglio di Stato sez. V  17 febbraio 2014 n. 755  

 

Ai sensi dell'art. 654 c.p.p. le statuizioni del giudice penale non sono opponibili a coloro che non si siano costituiti parte civile nel processo penale. (ConfermaTarPiemonte, sez. I, n. 66 del 2014).

Consiglio di Stato sez. V  17 febbraio 2014 n. 755  

 

La sospensione necessaria del giudizio civile, secondo quanto dispongono gli artt. 295 cod. proc. civ., 654 cod. proc. pen. e 211 disp, att. cod. proc. pen., richiede l'identità dei fatti materiali oggetto di accertamento in entrambi i giudizi, con l'eccezione delle limitate ipotesi previste dall'art. 75, terzo comma, cod. proc. pen. Ne discende che, ai fini della sospensione del giudizio di opposizione tardiva a decreto ingiuntivo, non rileva la pendenza di un procedimento penale per falsità della relata di notifica dell'atto di opposizione, quando nel giudizio civile tale falsità sia stata oggetto non di querela di falso, ma solo di contestazioni in ordine al profilo della validità o esistenza della notificazione. Regola sospensione, Trib. Roma, 01/08/2012

Cassazione civile sez. VI  15 gennaio 2014 n. 673  

 

La declaratoria di falsità di documenti ai sensi dell'art. 537 c.p.p., non costretta nei limiti di efficacia dettati dall'art. 654 dello stesso codice ed equivalente a quella emessa su querela di falso a norma del precedente art. 221, è opponibile anche prima della materiale cancellazione del documento, in quanto idonea a spiegare autorità di giudicato in un diverso giudizio, civile o amministrativo che veda come parti soggetti terzi, ancorché rimasti estranei al procedimento penale.

T.A.R. Torino (Piemonte) sez. I  15 gennaio 2014 n. 66



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti