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Codice proc. penale agg.  al  10 Mag 2015
 
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Art. 655 cod. proc. penale: Funzioni del pubblico ministero

1. Salvo che sia diversamente disposto, il pubblico ministero presso il giudice indicato nell’articolo 665 cura di ufficio l’esecuzione dei provvedimenti.

2. Il pubblico ministero propone le sue richieste al giudice competente e interviene in tutti i procedimenti di esecuzione.

3. Quando occorre, il pubblico ministero può chiedere il compimento di singoli atti a un ufficio del pubblico ministero di altra sede.

4. Se per l’esecuzione di un provvedimento è necessaria l’autorizzazione, il pubblico ministero ne fa richiesta all’autorità competente; l’esecuzione è sospesa fino a quando l’autorizzazione non è concessa. Allo stesso modo si procede quando la necessità dell’autorizzazione è sorta nel corso dell’esecuzione.

5. I provvedimenti del pubblico ministero dei quali è prescritta nel presente titolo la notificazione al difensore, sono notificati, a pena di nullità, entro trenta giorni dalla loro emissione, al difensore nominato dall’interessato o, in mancanza, a quello designato dal pubblico ministero a norma dell’articolo 97, senza che ciò determini la sospensione o il ritardo dell’esecuzione.


Giurisprudenza annotata

Funzioni del Pubblico Ministero

Successivamente ad una sentenza irrevocabile di condanna, la dichiarazione d'illegittimità costituzionale di una norma penale diversa dalla norma incriminatrice, idonea a mitigare il trattamento sanzionatorio, comporta la rideterminazione della pena, che non sia stata interamente espiata, da parte del giudice dell'esecuzione. Ne consegue che per effetto della sentenza della Corte Costituzionale n. 251 del 2012, che ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 69, comma 4, c.p. nella parte in cui vietava di valutare prevalente la circostanza attenuante di cui all'art. 73, comma 5, d.p.r. n. 309 del 1990, sulla recidiva di cui all'art. 99, comma 4, c.p., il giudice dell'esecuzione, ai sensi dell'art. 666, comma 1, c.p.p. e in applicazione dell'art. 30, comma 4, della legge n. 87 del 1953, potrà affermare la prevalenza della circostanza attenuante, sempreché una simile valutazione non sia stata esclusa nel merito dal giudice della cognizione, secondo quanto risulta dal testo della sentenza irrevocabile. Per effetto della medesima sentenza della Corte Costituzionale n. 251 del 2012, è compito del pubblico ministero, ai sensi degli artt. 655, 656, 666 c.p.p., di richiedere al giudice dell'esecuzione l'eventuale rideterminazione della pena inflitta all'esito del nuovo giudizio di comparazione.

Cassazione penale sez. un.  29 maggio 2014 n. 42858  

 

Compete al p.m., quale organo promotore dell'esecuzione ex art. 655 c.p.p., determinare le modalità attuative della demolizione e, qualora sorga una controversia concernente non solo il titolo, ma anche le modalità esecutive, va instaurato dallo stesso p.m., dall'interessato o dal difensore procedimento innanzi al giudice dell'esecuzione. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto legittimo l'ordine di demolizione emesso dal p.m., che aveva demandato al sindaco l'esecuzione dello sgombero di un manufatto abusivo e il distacco delle utenze). Rigetta, App. Napoli, 13/03/2012

Cassazione penale sez. III  23 maggio 2013 n. 40763  

 

Avverso i provvedimenti del PM, ex art. 655 c.p.p., di fissazione delle modalità esecutive del sequestro, tra le quali rientra anche l'ordine di sgombero, è esperibile l'incidente di esecuzione dinanzi allo stesso giudice che ha emesso il provvedimento, per dedurre non solo l'inesistenza o la illegittimità del titolo, ma anche le censure in ordine alle modalità di esecuzione, con riguardo alla loro indispensabilità ai fini dell'attuazione stessa.

Cassazione penale sez. III  05 marzo 2013 n. 12650

 

In tema di reati edilizi, l'ordine di demolizione di cui all'art. 31, comma 9, d.P.R. 6 giugno 2001 n. 380 è una sanzione amministrativa di tipo ablatorio, accessoria rispetto alla condanna principale, che costituisce esplicitazione di un potere sanzionatorio, non residuale o sostitutivo ma svincolato rispetto a quelli dell'autorità amministrativa, attribuito dalla legge al giudice penale. Il relativo provvedimento, pertanto, al pari delle altri statuizioni della sentenza, una volta che questa sia passata in giudicato, è assoggettato all'esecuzione nelle forme previste dagli art. 655 e ss. c.p.p., onde l'organo promotore dell'esecuzione va identificato nel p.m.

Cassazione penale sez. III  28 aprile 2010 n. 32952

 

È abnorme l'ordinanza del g.i.p. che, a seguito dell'adozione da parte del P.M. del provvedimento di sgombero di unità immobiliari abusivamente lottizzate, ne disponga "de plano" la proroga del termine di esecuzione fino all'adozione del provvedimento di confisca, in quanto atto rientrante nei poteri che l'ordinamento (art. 655 c.p.p.) attribuisce al p.m. per l'esecuzione dei provvedimenti giurisdizionali. (Conf., sez. III, n. 37593/09, 37594/09 e 37595/09, non massimate). Annulla senza rinvio, G.i.p. Trib. Napoli, 19 Febbraio 2008

Cassazione penale sez. III  01 luglio 2009 n. 37592  

 

Sono inammissibili le q.l.c. dell'art. 656, comma 6, c.p.p., sollevate, in riferimento agli art. 25, comma 1, 111, comma 2, e 97, comma 2, cost., nella parte in cui non prevede che, nelle more della decisione sull'istanza di concessione di misura alternativa alla detenzione, qualora sopravvengano altre sentenze definitive di condanna pronunciate da giudici di diverso distretto di corte di appello nei confronti della stessa persona ed il p.m. competente determini la pena ai sensi dell'art. 663 c.p.p., la competenza a decidere rimanga ferma in favore del tribunale di sorveglianza del luogo in cui ha sede l'ufficio del p.m. che - al momento della presentazione di detta istanza da parte del condannato "libero sospeso" ai sensi dell'art. 656, comma 5, c.p.p. - era competente per l'esecuzione. Le questioni si fondano su una premessa interpretativa - quella che, nel caso indicato, debba trovare applicazione il principio desumibile dal combinato disposto degli art. 655, comma 1, e 665, comma 4, c.p.p., secondo cui la competenza è del tribunale di sorveglianza del luogo in cui è stata pronunciata la sentenza divenuta irrevocabile per ultima, cioè del luogo in cui ha sede l'ufficio del p.m. che, avendo emesso apposito provvedimento ai sensi dell'art. 663 c.p.p., ne cura l'esecuzione - "non plausibile", dal momento che il rimettente non ha considerato che, secondo l'orientamento della Corte di cassazione (assurto a diritto vivente), una volta radicatasi la competenza per territorio con riferimento alla situazione esistente al momento della richiesta di una misura alternativa alla detenzione, tale competenza, per il principio della "perpetuatio iurisdictionis", resta insensibile agli eventuali mutamenti che tale situazione può subire in virtù di altri successivi provvedimenti, con la conseguenza che la competenza per territorio del tribunale di sorveglianza, radicatasi ai sensi dell'art. 656, comma 6, c.p.p., rimane ferma anche qualora sopravvengano altri titoli esecutivi sulla base di sentenze di condanna pronunciate da giudici di diverso distretto di corte di appello. Il rimettente ha, quindi, omesso di ricercare una interpretazione costituzionalmente orientata della norma impugnata (sentt. n. 117 e 192 del 2007, 272 del 2008; ordd. n. 100 del 2003, 54 del 2005, 32, 409 del 2007, 193, 268, 441 del 2008).

Corte Costituzionale  12 giugno 2009 n. 178  



 
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