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Codice proc. penale agg.  al  10 Mag 2015
 
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Art. 657-bi cod. proc. penale: Computo del periodo di messa alla prova dell’imputato in caso di revoca

1. In caso di revoca o di esito negativo della messa alla prova, il pubblico ministero, nel determinare la pena da eseguire, detrae un periodo corrispondente a quello della prova eseguita. Ai fini della detrazione, tre giorni di prova sono equiparati a un giorno di reclusione o di arresto, ovvero a 250 euro di multa o di ammenda.


Giurisprudenza annotata

Computo della custodia cautelare e delle pene espiate senza titolo

In tema di riparazione per l'ingiusta detenzione, il criterio di fungibilità previsto dall'art. 657 c.p.p., improntato al "favor libertatis", configura, in combinato disposto con il comma 4 dell'art. 314 c.p.p., una "riparazione in forma specifica" per l'ingiusta privazione della libertà personale che prevale rispetto alla monetizzazione di cui al medesimo art. 314, introducendo una forma di "compensazione" per il periodo di detenzione ingiustamente subito, secondo un meccanismo che è compatibile con l'art. 5 Cedu, il quale opera soltanto in caso di violazione delle prescrizioni da esso poste ai paragrafi 1, 2, 3 e 4, e che non può essere oggetto di disapplicazione per contrasto con l'art. 6 della Carta di Nizza, in assenza di collegamento tra la materia in oggetto e il diritto dell'Unione europea. (Rigetta, App. Genova, 17/06/2013 )

Cassazione penale sez. III  17 settembre 2014 n. 43453  

 

La fungibilità fra pena e misura di sicurezza detentiva di cui all'art. 657 c.p.p., opera soltanto nel caso in cui quest'ultima sia stata provvisoriamente applicata per la stessa causa, determinando una ininterrotta privazione della libertà personale dell'imputato, riferibile in parte a custodia cautelare e in parte ad applicazione provvisoria di misura di sicurezza, con la conseguenza che tale criterio non opera quando venga applicata definitivamente la misura di sicurezza poiché l'intero periodo di privazione della libertà personale non può essere computato al contempo come internamento per misura di sicurezza detentiva e come espiazione della pena inflitta. (Fattispecie nella quale è stata esclusa la fungibilità tra l'esecuzione della pena detentiva e la misura di sicurezza della casa di lavoro, applicata all'imputato a seguito di autonomo procedimento di sorveglianza, nel quale era stato dichiarato delinquente abituale). (Rigetta, Gip Trib. Rimini, 15/04/2013 )

Cassazione penale sez. I  14 luglio 2014 n. 38336  

 

Non è fondata la q.l.c. dell'art. 657, comma 4, c.p.p., censurato in riferimento agli art. 3, 13, comma 1, e 27, comma 3, cost. nella parte in cui, nella determinazione della pena detentiva da eseguire, tiene conto soltanto della custodia cautelare subita o delle pene espiate senza titolo dopo la commissione del reato per il quale la pena che deve essere eseguita è stata inflitta. Non sussiste la violazione dell'art. 3 cost. per irragionevole disparità di trattamento, in quanto la situazione di chi ha sofferto la custodia cautelare (o espiato una pena senza titolo) dopo la commissione di altro reato non è affatto identica a quella di chi l'ha subita (o espiata) anteriormente. Solo per quest'ultimo soggetto la prospettiva di scomputare dalla pena il tempo della pregressa carcerazione può rientrare nel calcolo che conduce alla deliberazione criminosa, mentre solo in rapporto a chi ha sofferto la detenzione ingiusta dopo la commissione del reato il meccanismo di compensazione con la pena da espiare è coerente con le funzioni proprie di quest'ultima. La preclusione censurata non viola neppure l'art. 13, comma 1, cost., in quanto la scelta legislativa di non privilegiare, nell'ipotesi considerata, il “favor libertatis” trova giustificazione, da un lato, nell'esigenza di evitare, per ragioni di difesa sociale e di tutela della collettività, che chi ha sofferto un periodo di custodia cautelare o di detenzione per altro reato, sia pure indebita, sia indotto a delinquere o, comunque, rinvenga motivi "favorevoli" alla commissione di reati nella possibilità di sottrarsi alle relative conseguenze sanzionatorie opponendo in compensazione un "credito di pena" precedentemente maturato; dall'altro, nella correlata esigenza di non creare le premesse per uno stravolgimento delle funzioni di prevenzione e di emenda che la pena dovrebbe esplicare. Non sussiste, poi, la denunciata violazione dell'art. 27, comma 3, cost., in quanto tale precetto costituzionale, lungi dal collidere con la preclusione censurata, concorre a giustificarla, stante l'impossibilità di concepire una funzione rieducativa in rapporto a reati che debbano essere ancora commessi (sent. n. 442 del 1988, 50, 227, 310 del 2010, 280 del 2011).

Corte Costituzionale  11 luglio 2014 n. 198

 

La q.l.c. dell'art. 657, comma 4, c.p.p., censurato nella parte in cui, nella determinazione della pena detentiva da eseguire, tiene conto soltanto della custodia cautelare subita o delle pene espiate senza titolo dopo la commissione del reato per il quale la pena che deve essere eseguita è stata inflitta, va scrutinata esclusivamente con riferimento ai parametri individuati nell'ordinanza di rimessione, non potendo essere presi in considerazione, oltre i limiti in questa fissati, ulteriori questioni o profili di costituzionalità dedotti dalle parti, eccepiti ma non fatti propri dal giudice "a quo", oppure diretti ad ampliare o modificare successivamente il contenuto delle ordinanze stesse (sent. n. 50, 227, 310 del 2010).

Corte Costituzionale  11 luglio 2014 n. 198  

 

In relazione alla q.l.c. dell'art. 657, comma 4, c.p.p., censurato in riferimento agli art. 3, 13, comma 1, e 27, comma 3, cost. nella parte in cui, nella determinazione della pena detentiva da eseguire, tiene conto soltanto della custodia cautelare subita o delle pene espiate senza titolo dopo la commissione del reato per il quale la pena che deve essere eseguita è stata inflitta, è infondata l'eccezione di inammissibilità, formulata sul carattere ancipite della questione. Il rimettente chiede, in via principale, l'ablazione della norma censurata, prospettando solo in via subordinata un intervento di tipo additivo, che renda superabile la limitazione sancita dalla norma stessa in presenza di elementi probatori di segno contrario alla presunzione su cui essa - in assunto - si fonda, sicché gli interventi richiesti non si pongono in rapporto di alternatività irrisolta, ma di subordinazione fra loro (sent. n. 280 del 2011).

Corte Costituzionale  11 luglio 2014 n. 198  

 

È infondata la questione di legittimità costituzionale, sollevata in riferimento ai princìpi di uguaglianza, di ragionevolezza e del favor libertatis, dell'art. 657, comma 4, c.p.p. in forza del quale, nella determinazione della pena detentiva da eseguire, si tiene conto soltanto della custodia cautelare subita o delle pene espiate senza titolo dopo la commissione del reato per il quale la pena che deve essere eseguita è stata inflitta.

Corte Costituzionale  11 luglio 2014 n. 198  

 

In tema di fungibilità della pena, ai fini della realizzazione della condizione prevista dall'art. 657, comma 4, c.p.p., costituita all'anteriorità della carcerazione sofferta "sine titulo" rispetto alla commissione del reato per il quale dev'essere determinata la pena da eseguire, occorre riferirsi all'epoca in cui è stata posta in essere la condotta relativa a tale reato e non al momento in cui il medesimo è da ritenere consumato. (Nella specie, in applicazione di tale principio, la Corte ha censurato la decisione del giudice di merito con la quale era stata esclusa la fungibilità di un periodo di detenzione sofferto "sine titulo" per un addebito di bancarotta fraudolenta per la sola ragione che, pur essendo stata posta in essere la condotta relativa a tale reato in epoca antecedente alla commissione del fatto al quale si riferiva la pena da eseguire, la declaratoria di fallimento, dalla quale dipendeva la configurabilità della bancarotta, era stata successiva).

Cassazione penale sez. I  16 ottobre 2013 n. 48885  

 

In tema di esecuzione, ai fini dell'applicazione della disciplina di cui all'art. 657 comma 4 c.p.p., in caso di reati fallimentari, per l'individuazione del requisito temporale della espiazione della pena rispetto al reato per il quale deve essere determinata la pena da eseguire, rileva non già la data della sentenza dichiarativa di fallimento ma quella di esecuzione delle condotte criminose. Annulla con rinvio, App. Roma, 04/02/2013

Cassazione penale sez. I  16 ottobre 2013 n. 48885  

 

La riparazione per ingiusta detenzione non è di per sé esclusa, ma soggetta alle limitazioni derivanti dall'art. 314, comma 4, c.p.p. in relazione all'art. 657 stesso codice, ove si verta in ipotesi di processo cumulativo, in cui il proscioglimento con formula piena sia intervenuto soltanto per alcune imputazioni. (Fattispecie relativa a proscioglimento per prescrizione dal reato di associazione per delinquere - idoneo a giustificare la durata della detenzione sofferta - e ad assoluzione per non aver commesso il fatto da quelli di bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale). Rigetta, App. Milano, 04/10/2011

Cassazione penale sez. IV  08 ottobre 2013 n. 4071  

 

Il riconoscimento della continuazione tra più reati in sede esecutiva, con la conseguente determinazione di una pena complessiva inferiore a quella risultante dal cumulo materiale, non comporta che la differenza così formatasi sia automaticamente imputata alla detenzione da eseguire, operando anche in detta eventualità il disposto dell'art. 657 comma 4 c.p.p., per cui a tal fine vanno computate solo custodia cautelare sofferta e pene espiate "sine titulo" dopo la commissione del reato, e dovendosi conseguentemente scindere il reato continuato nelle singole violazioni che lo compongono. Annulla in parte con rinvio, Ass. App. Catania, 14/12/2012

Cassazione penale sez. I  27 settembre 2013 n. 45259  

 

Ai fini dell'applicazione dell'istituto della scarcerazione per decorrenza dei termini (art. 303 c.p.p.), non è consentito detrarre - in virtù dell'interpretazione analogica dell'art. 657 c.p.p. che consente, a date condizioni, la fungibilità della custodia cautelare sofferta "sine titulo" con la pena da espiare per altro reato separatamente giudicato - dalla custodia cautelare in corso quella sofferta senza titolo per una diversa imputazione, in quanto la misura cautelare, a differenza della pena, presuppone una pericolosità in atto che impone la necessità di provvedere immediatamente, sicché è del tutto privo di rilevanza il fatto che l'indagato possa avere subito una precedente custodia cautelare senza titolo, salvo il limite di cui all'art. 297 comma 3 c.p.p. Dichiara inammissibile, Trib. lib. Catania, 20/09/2012

Cassazione penale sez. I  21 marzo 2013 n. 20010  

 

Il periodo compreso tra la decisione dello Stato richiesto di dare corso al mandato di arresto europeo italiano – cioè di disporre la consegna del soggetto richiesto – e l’effettiva consegna, se sospesa o differita o comunque posposta o ritardata per fatti o determinazioni riconducibili allo Stato della consegna, non può essere calcolato a fini della decorrenza del termine (massimo o di fase) della custodia cautelare in Italia, se il consegnando sia rimasto in stato di custodia carceraria nel Paese comunitario estero per effetto di titolo custodiale emesso da quel Paese, risultando tale esito interpretativo avvalorato dalla valenza operativa della stessa disposizione generale di cui all’art. 657 c.p.p., in tema di fungibilità della custodia cautelare ed alla cui stregua si reputa infatti possibile computare la detenzione cautelare sofferta in uno Stato estero soltanto se la stessa sia relativa ad un fatto reato per cui si è proceduto o si proceda in Italia.

Tribunale Salerno  09 febbraio 2012

 

Ai fini dell'applicazione della fungibilità prevista dall'art. 657, comma secondo, cod. proc. pen., che fa riferimento alla "pena detentiva espiata" e non alla custodia cautelare (come il precedente comma primo), l'espiazione deve ritenersi avvenuta indipendentemente dalle modalità con le quali essa ha avuto luogo e, quindi, anche nell'ipotesi in cui vi sia stata applicazione della sospensione condizionata della pena ai sensi della L. 1° agosto 2003, n. 207. Annulla senza rinvio, App. Genova, 16 giugno 2010

Cassazione penale sez. I  27 ottobre 2011 n. 43456

 

L'interesse del p.m. a ricorrere per cassazione avverso l'ordinanza di mancata convalida dell'arresto in flagranza sussiste sia al fine di far emergere l'illegittimità della situazione derivante dall'ordinanza di non convalida che incide sullo stato di libertà personale dell'indagato, sia al fine di evitare che, in sede di fungibilità della detenzione (art. 657 c.p.p.), l'indagato possa costituirsi, per eventuali reati precedentemente commessi, un'impropria riserva di pena derivante dalla privazione della libertà personale senza titolo. A ciò dovendosi aggiungere l'ulteriore interesse potenziale all'eliminazione dei presupposti per l'azionabilità di un'eventuale domanda di riparazione per ingiusta detenzione (art. 314 e ss. c.p.p.). Infine, l'interesse del pubblicoministero può correlarsi anche all'esigenza di vedere comunque riconosciute correttezza e legittimità dell'operato della polizia giudiziaria che ha proceduto all'arresto non convalidato, che si correla a sua volta, indirettamente, all'esigenza di vedere riconosciute correttezza e legittimità dell'azione del proprio ufficio, che quell'operato ha condiviso e fatto proprio: giacché, prima dell'udienza di convalida, che è in escluso potere del p.m. richiedere ex art. 390 c.p.p., l'ufficio requirente è chiamato a svolgere una diretta delibazione che, in alternativa alla richiesta di convalida dell'arresto e di eventuale applicazione di una misura cautelare, può sfociare nell'immediata liberazione dell'arrestato (art. 389 c.p.p.).

Cassazione penale sez. VI  16 giugno 2010 n. 38676  



 
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