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Codice proc. penale agg.  al  10 Mag 2015
 
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Art. 660 cod. proc. penale: Esecuzione delle pene pecuniarie

1. Le condanne a pena pecuniaria sono eseguite nei modi stabiliti dalle leggi e dai regolamenti.

2. Quando è accertata la impossibilità di esazione della pena pecuniaria o di una rata di essa, il pubblico ministero trasmette gli atti al magistrato di sorveglianza competente per la conversione, il quale provvede previo accertamento dell’effettiva insolvibilità del condannato e, se ne è il caso, della persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria. Se la pena è stata rateizzata, è convertita la parte non ancora pagata.

3. In presenza di situazioni di insolvenza, il magistrato di sorveglianza può disporre la rateizzazione della pena a norma dell’articolo 133-ter del codice penale, se essa non è stata disposta con la sentenza di condanna ovvero può differire la conversione per un tempo non superiore a sei mesi. Alla scadenza del termine fissato, se lo stato di insolvenza perdura, è disposto un nuovo differimento, altrimenti è ordinata la conversione. Ai fini della estinzione della pena per decorso del tempo, non si tiene conto del periodo durante il quale l’esecuzione è stata differita.

4. Con l’ordinanza che dispone la conversione, il magistrato di sorveglianza determina le modalità delle sanzioni conseguenti in osservanza delle norme vigenti.

5. Il ricorso contro l’ordinanza di conversione ne sospende l’esecuzione.

 


Giurisprudenza annotata

Esecuzione delle pene pecuniarie

Il provvedimento di rateizzazione della pena pecuniaria è attribuito alla competenza del magistrato di sorveglianza dall'art. 660, comma 3, c.p.p. (Fattispecie in tema di conflitto negativo di competenza tra il magistrato di sorveglianza e il g.i.p. che aveva emesso il decreto penale di condanna). Dichiara competenza

Cassazione penale sez. I  12 maggio 2009 n. 22780  

 

A seguito della declaratoria di incostituzionalità degli art. 237, 238 e 299 d.P.R. 30 maggio 2002 n. 115 per effetto della sentenza della C. cost. 4 giugno 2003, n. 212, si è abolita tout court la disciplina prevista dai citati art. 237, 238 e 299 - quest'ultimo limitatamente all'abrogazione dell'art. 660 c.p.p. - ed è tornato in vigore in toto il citato art. 660 c.p.p.; sicché compete al magistrato di sorveglianza il potere di accordare il pagamento rateale delle pene pecuniarie nelle due ipotesi previste dal codice di rito: in presenza di situazione d'insolvenza del debitore accertata al di fuori del procedimento di conversione della pena pecuniaria in una delle misure previste dagli art. 102 ss. l. n. 689 del 1981; ovvero nell'ipotesi di effettiva insolvibilità del debitore riscontrata nell'ambito del procedimento di conversione avviato su istanza del p.m.

Sezione Sorveglianza Bari  16 dicembre 2005

 

Il condannato al pagamento della pena pecuniaria è tenuto al pagamento della pena anche nel caso in cui sia stata pronunciata nei suoi confronti dichiarazione di fallimento. Ne consegue che il giudice di sorveglianza può stabilire la conversione della pena pecuniaria in libertà controllata, ritenendo accertato lo stato di effettiva insolvibilità del condannato sulla base dell'infruttuoso esperimento del pignoramento dei beni.

Cassazione penale sez. I  09 giugno 2005 n. 26358  

 

Presupposto della conversione delle pene pecuniarie è la verifica dell'effettiva insolvibilità del condannato, da intendersi come permanente impossibilità di adempiere, ed è distinta dalla situazione di insolvenza, che rappresenta invece uno stato transitorio, che consente il differimento o la rateizzazione della pena pecuniaria.

Cassazione penale sez. I  09 giugno 2005 n. 26358  

 

Deve essere disposta la restituzione al giudice rimettente degli atti relativi alla q.l.c., sollevata in riferimento agli art. 76, 97 comma 1 e 111 comma 2 cost., "degli art. da 235 a 239 e 299 (quest'ultimo nella parte in cui abroga l'art. 660 c.p.p.)" d.lg. 30 maggio 2002 n. 113, come riprodotti nel d.P.R. 30 maggio 2002 n. 115, nella parte cui attribuiscono al giudice dell'esecuzione la competenza, precedentemente spettante al magistrato di sorveglianza, in tema di rateizzazione e conversione di pene pecuniarie, nonché, in via subordinata, in riferimento all'art. 76 cost., dell'art. 7 l. 8 marzo 1999 n. 50, in quanto, con sentenza n. 212 del 2003, è stata dichiarata l'illegittimità costituzionale degli art. 237, 238 e 299 - quest'ultimo nella parte in cui abroga l'art. 660 c.p.p. - d.lg. 30 maggio 2002 n. 113, sicché si rende necessario un nuovo esame della rilevanza della questione.

Corte Costituzionale  12 marzo 2004 n. 93  

 

Il magistrato di sorveglianza è competente a concedere la rateizzazione della pena pecuniaria non riscossa o il differimento della conversione, in presenza di situazioni di insolvenza, soltanto nel procedimento avviato per la conversione della pena pecuniaria, ai sensi dell'art. 660 comma 3 c.p.p., mentre al di fuori di tale ambito la domanda di rateizzazione della pena pecuniaria si considera inammissibile.

Sezione Sorveglianza Vercelli  12 febbraio 2004

 

Il magistrato di sorveglianza ha il potere di concedere la rateizzazione della pena pecuniaria non riscossa ovvero il differimento della conversione, in presenza di situazioni di insolvenza, soltanto in sede al procedimento avviato per la conversione della pena pecuniaria, per cui deve ritenersi inammissibile la domanda di differimento o rateizzazione del pagamento della pena pecuniaria formulata tra il passaggio in giudicato della sentenza di condanna e l'avvio del procedimento di conversione di competenza del magistrato di sorveglianza.

Sezione Sorveglianza Vercelli  21 gennaio 2004

 

A seguito della dichiarazione di illegittimità costituzionale, con sentenza n. 212 del 2003, degli art. 237, 238 e 299 - quest'ultimo nella parte in cui abroga l'art. 660 c.p.p. - d.lg. 30 maggio 2002 n. 113, deve essere disposta la restituzione ai giudici rimettenti, per nuovo esame della rilevanza, degli atti relativi alle q.l.c. degli art. da 235 a 239 e 299 (quest'ultimo nella parte in cui abroga l'art. 660 c.p.p.) d.lg. 30 maggio 2002 n. 113, come riprodotti nel d.P.R. 30 maggio 2002 n. 115, sollevata, in riferimento agli art. 76, 97 comma 1, e 111 cost., nonché, in via subordinata, dell'art. 7 l. 8 marzo 1999 n. 50, in riferimento all'art. 76 cost., in quanto l'attribuzione al giudice dell'esecuzione della competenza, precedentemente spettante al magistrato di sorveglianza, in tema di rateizzazione e conversione di pene pecuniarie, non sarebbe sorretta da valida delega.

Corte Costituzionale  28 ottobre 2003 n. 321  

 

Sono incostituzionali gli art. 299 (nella parte in cui abroga l'art. 660 c.p.p.), 237 e 238 d.lg. 30 maggio 2002 n. 113, nella parte in cui, disciplinando il procedimento di conversione delle pene pecuniarie, attribuiscono al giudice dell'esecuzione la relativa competenza precedentemente spettante al magistrato di sorveglianza.

Corte Costituzionale  18 giugno 2003 n. 212  

 



 
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