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Codice proc. penale agg.  al  11 Mag 2015
 
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Art. 667 cod. proc. penale: Dubbio sull’identità fisica della persona detenuta

1. Se vi è ragione di dubitare dell’identità della persona arrestata per esecuzione di pena o perché evasa mentre scontava una condanna, il giudice dell’esecuzione la interroga e compie ogni indagine utile alla sua identificazione anche a mezzo della polizia giudiziaria.

2. Quando riconosce che non si tratta della persona nei cui confronti deve compiersi l’esecuzione, ne ordina immediatamente la liberazione. Se l’identità rimane incerta, ordina la sospensione dell’esecuzione, dispone la liberazione del detenuto e invita il pubblico ministero a procedere a ulteriori indagini.

3. Se appare evidente che vi è stato un errore di persona e non è possibile provvedere tempestivamente a norma dei commi 1 e 2, la liberazione può essere ordinata in via provvisoria con decreto motivato dal pubblico ministero del luogo dove l’arrestato si trova. Il provvedimento del pubblico ministero ha effetto fino a quando non provvede il giudice competente, al quale gli atti sono immediatamente trasmessi.

4. Il giudice dell’esecuzione provvede in ogni caso senza formalità con ordinanza comunicata al pubblico ministero e notificata all’interessato. Contro l’ordinanza possono proporre opposizione davanti allo stesso giudice il pubblico ministero, l’interessato e il difensore; in tal caso si procede a norma dell’articolo 666. L’opposizione è proposta, a pena di decadenza, entro quindici giorni dalla comunicazione o dalla notificazione dell’ordinanza.

5. Se la persona detenuta deve essere giudicata per altri reati, l’ordinanza è comunicata all’autorità giudiziaria procedente.


Giurisprudenza annotata

Dubbio sull'identità fisica della persona detenuta

Non costituisce errore materiale la sentenza emessa nei confronti di soggetto che abbia fornito diverse generalità in più procedimenti né si tratta di persona condannata per errore di nome (art. 668 c.p.p.) o di dubbio sull'identità fisica della persona detenuta (art. 667 c.p.p.). (Nel caso di specie, il giudice dopo aver approfondito se effettivamente l'imputato condannato fosse lo stesso condannato con altro nome attraverso fotosegnalamenti e impronte dattiloscopiche, riteneva che le vere generalità fossero proprio quelle indicate in sentenza di cui si era chiesta la correzione dell'errore materiale).

Tribunale La Spezia  04 febbraio 2015

 

Nelle materie relative alle richieste di riabilitazione, avverso il provvedimento reso dal tribunale di sorveglianza è prevista, ai sensi dell'art. 667, comma quarto, cod. proc. pen., solo la facoltà di proporre opposizione innanzi al medesimo tribunale, sicché come tale deve essere riqualificato l'eventuale ricorso per cassazione proposto avverso il suddetto provvedimento, nel rispetto del principio generale della conservazione degli atti giuridici e del "favor impugnationis", con conseguente trasmissione degli atti al giudice competente. (Qualifica appello il ricorso, Trib.sorv. Messina, 19/03/2014 )

Cassazione penale sez. I  28 gennaio 2015 n. 7884  

 

Non è manifestamente infondata la questione di costituzionalità degli art. 666, 667, comma 4, e 676 c.p.p. per contrasto con gli art. 111, comma 1, e 117, comma 1, cost. in riferimento all'art. 6, par. 1, Cedu, nella parte in cui non consentono che la parte possa richiedere al giudice dell'esecuzione lo svolgimento dell'udienza in forma pubblica relativamente ai procedimenti in tema di applicazione della confisca.

Cassazione penale sez. III  04 giugno 2014 n. 24356  

 

Nel caso in cui il procedimento penale si concluda con provvedimento di archiviazione, la competenza a decidere sull'istanza di restituzione delle cose sequestrate spetta al giudice per le indagini preliminari, nella qualità di giudice dell'esecuzione, il cui provvedimento, ai sensi dell'art. 667, comma 4, c.p.p., va adottato "de plano" ed è suscettibile di opposizione da proporsi entro il termine di quindici giorni, decorrente dalla data della comunicazione o della notificazione ovvero, in mancanza, da quella della effettiva conoscenza da parte dell'interessato.

Cassazione penale sez. I  28 febbraio 2014 n. 15997

 

In tema di confisca, avverso il provvedimento del giudice dell'esecuzione - sia che questi abbia deciso "de plano" ai sensi dell'art. 667 comma 4 c.p.p. sia che abbia provveduto irritualmente nelle forme dell'udienza camerale ex art. 666 c.p.p. - è prevista solo la facoltà di proporre opposizione, sicché come tale deve essere riqualificato l'eventuale ricorso per cassazione proposto avverso il suddetto provvedimento, nel rispetto del principio generale della conservazione degli atti giuridici e del "favor impugnationis", con conseguente trasmissione degli atti al giudice competente. (Ordina trasmiss. atti, Trib. Santa Maria Capua Vetere, 01/10/2012

Cassazione penale sez. VI  12 febbraio 2014 n. 13445

 

Avverso l'ordinanza del giudice dell'esecuzione in materia di confisca, emessa irritualmente nelle forme dell'udienza camerale ex art. 666 cod. proc. pen. ovvero "de plano" ai sensi del successivo art. 667, comma quarto, l'unico rimedio previsto è l'opposizione davanti allo stesso giudice, con la conseguenza che come tale deve riqualificarsi l'eventuale ricorso per cassazione erroneamente promosso. Ordina trasmissione degli atti, Trib.Lecce s.d. Gallipoli, 04/01/2013

Cassazione penale sez. III  06 novembre 2013 n. 48495  

 

L'Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati (subentrata all'Agenzia del demanio nella gestione ed amministrazione dei beni sottoposti a confisca ai sensi del d.l. 4 febbraio 2010 n. 4, conv., con modificazioni, dalla l. 31 marzo 2010 n. 50) è legittimata a proporre opposizione, ai sensi dell'art. 667 comma 4 c.p.p., avverso il provvedimento con cui il giudice dell'esecuzione abbia riconosciuto, "inaudita altera parte", la condizione di terzo di buona fede ad un creditore garantito da ipoteca su un bene confiscato ai sensi dell'art. 12 sexies d.l. n. 306 del 1992 (conv. in l. n. 356 del 1992). Annulla con rinvio, Gip Trib. Brescia, 18/08/2012

Cassazione penale sez. I  27 settembre 2013 n. 45260

 

In tema di restituzione di cose sequestrate in esecuzione di rogatoria dall'estero, il provvedimento del giudice dell'esecuzione che abbia deciso sulla relativa istanza "de plano", ai sensi dell'art. 667, comma 4, c.p.p., ovvero irritualmente, ai sensi dell'art. 666 dello stesso codice, è soggetto al solo rimedio dell'opposizione. Ne consegue che il ricorso per cassazione eventualmente proposto deve qualificarsi come opposizione, con la conseguente trasmissione degli atti al giudice dell'esecuzione. Ordina trasmissione degli atti, App. Milano, 11 giugno 2012

Cassazione penale sez. VI  12 marzo 2013 n. 16594  

 

In materia di confisca, avverso il provvedimento del giudice dell'esecuzione, sia che questi abbia deciso "de plano" ai sensi dell'art. 667, comma quarto, cod. proc. pen. sia che abbia provveduto irritualmente ex art. 666 stesso codice, è data solo la facoltà di proporre opposizione e non ricorso immediato per cassazione. Ordina trasmissione degli atti, Ass.App. Caltanissetta, 31/01/2012

Cassazione penale sez. I  11 gennaio 2013 n. 4083  

 

In sede esecutiva, il principio di conversione dell'impugnazione è applicabile anche al caso di opposizione sulla base del principio generale della conversione degli atti giuridici e del "favor impugnationis". (Nella specie la Corte ha qualificato come opposizione ex art. 667, comma 4, c.p.p., disponendone la trasmissione alla corte d'appello, il ricorso per cassazione proposto avverso il provvedimento conseguente all'istanza di revoca della confisca emesso non de plano, bensì a seguito di irrituale fissazione della comparizione delle parti).

Cassazione penale sez. I  11 gennaio 2013 n. 4083  

 

La confisca dei beni patrimoniali dei quali il condannato per determinati reati non sia in grado di giustificare la provenienza, prevista dall'art. 12 sexies d.l. 8 giugno 1992 n. 306, conv. in l. 8 agosto 1992 n. 356, può essere disposta anche dal giudice dell'esecuzione che provvede de plano, a norma degli art. 676 e 667, comma 4, c.p.p., ovvero all'esito di procedura in contraddittorio a norma dell'art. 666 dello stesso codice, salvo che sulla questione non abbia già provveduto il giudice della cognizione, con conseguente preclusione processuale

Cassazione penale sez. VI  15 novembre 2012 n. 49974  

 

È legittimo il provvedimento con cui il g.i.p., in funzione di giudice dell'esecuzione, rigetta l'opposizione a decreto di restituzione di cose sequestrate, avanzata ex art. 667 comma 4 c.p.p., in pendenza del giudizio di accertamento della proprietà di esse dinanzi al giudice civile, a nulla rilevando che quest'ultimo giudizio sia stato definito con sentenza di primo grado, dal momento che questa non determina vincoli per il giudice penale e lo obbliga, in caso di impugnazione, a mantenere il sequestro sino all'esito definitivo della controversia.

Cassazione penale sez. I  27 aprile 2012 n. 28447  

 

In tema di confisca, avverso il provvedimento del giudice dell'esecuzione - sia che questi abbia deciso de plano ai sensi dell'art. 667, comma 4, c.p.p. sia che abbia provveduto irritualmente nelle forme dell'udienza camerale ex art. 666 c.p.p. - è prevista solo la facoltà di proporre opposizione, sicché come tale deve essere riqualificato l'eventuale ricorso per cassazione proposto avverso il suddetto provvedimento, nel rispetto del principio generale della conservazione degli atti giuridici e del "favor impugnationis", con conseguente trasmissione degli atti al giudice competente.

Cassazione penale sez. I  28 febbraio 2012 n. 11770  

 

Qualora avverso provvedimento del giudice dell'esecuzione soggetto ad opposizione, ai sensi dell'art. 667, comma 4, c.p.p., sia proposto invece ricorso per cassazione, questo può essere convertito in opposizione, secondo il disposto di cui all'art. 568, comma 4, c.p.p.

Cassazione penale sez. I  28 febbraio 2012 n. 11770

 

Qualora il giudice dell'esecuzione, in materie nelle quali, per il combinato disposto degli art. 676, comma 1, e 667, comma 4, c.p.p., è previsto che si provveda "de plano", provveda invece all'esito di procedura camerale partecipata, deve escludersi che avverso tale provvedimento possa direttamente proporsi ricorso per cassazione, dovendosi invece ritenere proponibile l'opposizione ai sensi del comma 4 del citato art. 667 c.p.p.

Cassazione penale sez. I  28 febbraio 2012 n. 11770  



 
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