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Codice proc. penale agg.  al  11 Mag 2015
 
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Art. 671 cod. proc. penale: Applicazione della disciplina del concorso formale e del reato continuato

1. Nel caso di più sentenze o decreti penali irrevocabili pronunciati in procedimenti distinti contro la stessa persona, il condannato o il pubblico ministero possono chiedere al giudice dell’esecuzione l’applicazione della disciplina del concorso formale o del reato continuato, sempre che la stessa non sia stata esclusa dal giudice della cognizione. Fra gli elementi che incidono sull’applicazione della disciplina del reato continuato vi è a consumazione di più reati in relazione allo stato di tossicodipendenza.

2. Il giudice dell’esecuzione provvede determinando la pena in misura non superiore alla somma di quelle inflitte con ciascuna sentenza o ciascun decreto.

2-bis. Si applicano le disposizioni di cui all’articolo 81, quarto comma del codice penale.

3. Il giudice dell’esecuzione può concedere altresì la sospensione condizionale della pena e la non menzione della condanna nel certificato del casellario giudiziale, quando ciò consegue al riconoscimento del concorso formale o della continuazione. Adotta infine ogni altro provvedimento conseguente.


Giurisprudenza annotata

Applicazione della disciplina del concorso formale e del reato continuato

Le singole violazioni, dedotte ai fini dell'applicazione del vincolo della continuazione ai sensi dell'art. 671 c.p.p., devono costituire parte integrante di un unico programma criminoso, che deve essere deliberato per conseguire un determinato fine, per il quale si richiede l'originaria progettazione di una serie ben individuata di illeciti, già concepiti almeno nelle loro caratteristiche essenziali.

Cassazione penale sez. I  12 febbraio 2015 n. 8591  

 

La previsione normativa del parametro di valutazione dello stato di tossicodipendenza ai fini dell'applicazione della disciplina del reato continuato, contenuta nell'art. 671, comma 1, c.p.p., non stabilisce una presunzione "iuris tantum" circa la sussistenza della unicità del disegno criminoso relativamente ai reati che servono all'approvigionamento di droga o, comunque, di denaro per acquistarla. (Rigetta, Trib. Milano, 27/06/2013 )

Cassazione penale sez. I  03 ottobre 2014 n. 49653  

 

Il giudice dell'esecuzione può concedere il beneficio della sospensione condizionale non solo nell'ipotesi di cui all'art. 671 c.p.p., di applicazione della disciplina del reato continuato, ma anche qualora, in applicazione dell'art. 673 c.p.p., pronunci, per intervenuta abolitio criminis, ordinanza di revoca di precedenti condanne, le quali siano state a suo tempo di ostacolo alla concessione della sospensione condizionale della pena per altra condanna, giacché, anche in tale evenienza, il giudice può, nell'ambito dei "provvedimenti conseguenti " alla suddetta pronuncia, concedere il beneficio, previa formulazione del favorevole giudizio prognostico richiesto dall'art. 164 comma 1 c.p., sulla base non solo della situazione esistente al momento in cui era stata pronunciata la condanna revocata, ma anche degli elementi sopravvenuti (sezioni Unite, 20 dicembre 2005, Catanzaro). Il giudice dell'esecuzione, inoltre, può concedere la sospensione condizionale anche nel caso di annullamento senza rinvio di uno o più capi della sentenza di condanna, qualora la pena complessivamente irrogata sia inferiore al limite di legge per la concedibilità del beneficio. Invece, il giudice dell'esecuzione trova un limite alla concedibilità del beneficio nel principio in forza del quale gli è consentito compiere autonome valutazioni ai fini delle proprie determinazioni, sempre che queste, però, non contraddicano quelle del giudice della cognizione, così derivandone l'impossibilità di concedere il beneficio allorquando questo sia stato negato in sede di cognizione in ragione di una valutazione prognostica negativa incompatibile con la sospendibilità della pena. (Nella specie, quindi, la Corte ha ritenuto di non poter censurare il diniego del beneficio della sospensione condizionale da parte del giudice dell'esecuzione argomentato sul rilievo che in sede di cognizione detto beneficio era stato negato per la gravità del fatto).

Cassazione penale sez. I  20 giugno 2014 n. 33817  

 

Il giudice della cognizione, nel caso in cui riconosca la sussistenza del vincolo della continuazione tra il reato accertato nel giudizio e altri per i quali siano già intervenute sentenze irrevocabili di condanna e provvedimenti di cumulo, non è tenuto a osservare, nella determinazione della pena complessiva, il limite massimo del triplo della pena irrogata per il reato più grave (limite previsto dall'art. 81, comma secondo, cod. pen.), ma soltanto quello costituito dalla somma delle pene già inflitte con i provvedimenti considerati, secondo la previsione dell'art. 671 cod. proc. pen. da individuarsi quale norma prevalente per ragioni di specialità. (In motivazione, la Corte ha osservato che una diversa interpretazione comporterebbe, nel caso in cui sia stato già raggiunto il limite del triplo per effetto delle precedenti applicazioni del regime della continuazione, l'impunità dell'ulteriore reato riconducibile al medesimo disegno criminoso).(Rigetta, App. Roma, 29/11/2011 )

Cassazione penale sez. II  08 maggio 2014 n. 22561

 

È manifestamente infondata la questione della illegittimità costituzionale dell'art. 671 cod. proc. pen., nella parte in cui ammette l'applicazione della disciplina della continuazione e del concorso formale in sede esecutiva con riguardo esclusivamente a pronunce intervenute in procedimenti distinti, in riferimento agli artt. 3, 24 e 111 Cost., sia perchè la posizione di chi ha riportato più condanne, per reati legati dal concorso formale o dal medesimo disegno criminoso, è diversa da quella di chi ha ricevuto una sola condanna per più reati, sia perchè la soluzione prospettata violerebbe il principio della intangibilità del giudicato. (Dichiara inammissibile, App. Torino, 07/05/2013 )

Cassazione penale sez. I  07 marzo 2014 n. 15864  

 

Il giudice dell'esecuzione, investito da richiesta ai sensi dell'art. 671 c.p.p., non può trascurare, ai fini del riconoscimento del vincolo della continuazione, una precedente già operata in fase di esecuzione relativamente ad alcuni reati, potendo da essa prescindere solo previa dimostrazione dell'esistenza di specifiche e significative ragioni per cui i fatti oggetto di detta richiesta non possono essere ricondotti al delineato disegno. Annulla con rinvio, Trib. Roma, 23/01/2012

Cassazione penale sez. I  08 novembre 2013 n. 4716  

 

Se è vero che la consumazione di più reati in relazione allo stato di tossicodipendenza non è condizione sufficiente ai fini del riconoscimento della continuazione in mancanza di altri elementi concordanti, è altresì vero che in tema di reato continuato, a seguito della modifica dell'art. 671, comma primo, c.p.p. ad opera della L. n. 49 del 2006, nel deliberare in ordine al riconoscimento della continuazione il giudice deve verificare che i reati siano frutto della medesima, preventiva risoluzione criminosa, tenendo conto se l'imputato, in concomitanza della relativa commissione, era tossicodipendente, ove il suddetto stato abbia influito sulla commissione delle condotte criminose alla luce di specifici indicatori, quali: a) la distanza cronologica tra i fatti criminosi; b) le modalità della condotta; c) la sistematicità ed abitudini programmate di vita; d) la tipologia dei reati; e) il bene protetto; f) la omogeneità delle violazioni; g) le causali; h) lo stato di tempo e di luogo; i) la consumazione di più reati in relazione allo stato di tossicodipendenza.

Cassazione penale sez. I  06 novembre 2013 n. 46978  

 

Il giudice della cognizione che, in sede di applicazione della disciplina della continuazione, individui il reato più grave in quello al suo esame e i reati satelliti in quelli giudicati con sentenza irrevocabile, non è vincolato dal divieto di "reformatio in peius", di cui all'art. 597, comma 3, c.p.p., per cui l'unico limite è quello della somma delle pene inflitte con ciascuna sentenza, stabilito dall'art. 671, comma 2, c.p.p.

Cassazione penale sez. II  08 ottobre 2013 n. 43768  

 

In tema di applicazione della continuazione in sede esecutiva, il giudice, nella determinazione della pena, è soggetto al limite di cui all'art. 671 comma 2 c.p.p. (consistente nella somma delle pene inflitte con i provvedimenti considerati), ma non al limite del triplo della pena stabilita per il reato più grave di cui all'art. 81 comma 2 c.p., trovando applicazione solo la prima delle disposizioni citate, in forza del principio di specialità di cui all'art. 15 c.p., e dovendosi evitare che, raggiunto il limite del triplo per una determinata fattispecie concreta, si determini impunità per ulteriori reati riconducibili, in fase esecutiva, al medesimo disegno criminoso. Rigetta, Trib. Roma, 15/11/2012

Cassazione penale sez. I  27 settembre 2013 n. 45256  

 

Dalla dichiarazione di illegittimità costituzionale degli artt. 34, comma 1, e 623, comma 1, lett. a), c.p.p., nella parte in cui non prevedono che non possa partecipare al giudizio di rinvio dopo l'annullamento il giudice che ha pronunciato o concorso a pronunciare ordinanza di accoglimento o rigetto della richiesta di applicazione in sede esecutiva della disciplina del reato continuato, ai sensi dell'art. 671 del medesimo codice, discende, in via consequenziale, la dichiarazione di illegittimità costituzionale degli artt. 34, comma 1, e 623, comma 1, lett. a), c.p.p., nella parte in cui non prevedono che non possa partecipare al giudizio di rinvio dopo l'annullamento il giudice che ha pronunciato o concorso a pronunciare ordinanza di accoglimento o rigetto della richiesta di applicazione in sede esecutiva della disciplina del concorso formale, ai sensi dell'art. 671 dello stesso codice. Tale ultima fattispecie è regolata congiuntamente all'altra dallo stesso art. 671 c.p.p. e per essa valgono le medesime considerazioni, atteso che anche nella pronuncia del giudice dell'esecuzione sull'applicazione della disciplina del concorso formale si rinvengono - al pari di quella sull'applicazione della continuazione - tutte le caratteristiche del "giudizio", quali delineate dalla giurisprudenza costituzionale ai fini dell'identificazione del secondo termine della relazione di incompatibilità costituzionalmente rilevante, espressivo della sede “pregiudicata” dall'effetto di “condizionamento” scaturente dall'avvenuta adozione di una precedente decisione sulla medesima "res iudicanda".

Corte Costituzionale  09 luglio 2013 n. 183  



 
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