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Codice proc. penale agg.  al  11 Mag 2015
 
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Art. 673 cod. proc. penale: Revoca della sentenza per abolizione del reato

1. Nel caso di abrogazione o di dichiarazione di illegittimità costituzionale della norma incriminatrice, il giudice dell’esecuzione revoca la sentenza di condanna o il decreto penale dichiarando che il fatto non è previsto dalla legge come reato e adotta i provvedimenti conseguenti.

2. Allo stesso modo provvede quando è stata emessa sentenza di proscioglimento o di non luogo a procedere per estinzione del reato o per mancanza di imputabilità.


Giurisprudenza annotata

Revoca della sentenza per abolizione del reato

La revoca della sentenza di condanna per abolizione del reato, prevista dall'art. 673 c.p.p., deve essere disposta anche in caso di giudicato formatosi successivamente al tempo dell'intervenuta abrogazione. (Fattispecie in cui la Suprema Corte, annullando senza rinvio l'ordinanza del giudice dell'esecuzione, ha revocato la sentenza di condanna per il reato di inottemperanza all'ordine di esibizione del permesso di soggiorno, commesso prima della sostituzione dell'art. 6 comma 3, d.lg. n. 286 del 1998 ad opera dell'art. 1, comma 22, lett. h), l. n. 94 del 2009, che ha abrogato tale fattispecie incriminatrice nei confronti degli stranieri in posizione irregolare). (Annulla senza rinvio, Trib. Roma, 16/04/2014 )

Cassazione penale sez. I  02 dicembre 2014 n. 1611  

 

Il giudice dell'esecuzione, qualora, in applicazione dell'art. 673 c.p.p., pronunci per intervenuta "abolitio criminis" ordinanza di revoca di precedenti condanne, le quali siano state a suo tempo di ostacolo alla concessione della sospensione condizionale della pena per altra condanna, non può, nell'ambito dei "provvedimenti conseguenti" alla suddetta pronuncia, concedere il beneficio, previa formulazione del favorevole giudizio prognostico richiesto dall'art. 164 c.p., esprimendo proprie e autonome valutazioni che si pongono in contrasto con quelle già formulate dal giudice della cognizione. (Fattispecie in cui il giudice della cognizione aveva negato il riconoscimento del beneficio per i precedenti penali e per la gravità del fatto). (Rigetta, Trib. Roma, 24/10/2013 )

Cassazione penale sez. I  20 giugno 2014 n. 33817

 

In tema di ricettazione, la provenienza da delitto dell'oggetto materiale del reato è elemento definito da norma esterna alla fattispecie incriminatrice, di talché l'eventuale abrogazione, le successive modifiche o la sopravvenuta incompatibilità di tale norma con il diritto comunitario non assumono rilievo ai sensi dell'art. 2 c.p., e la rilevanza del fatto, sotto il profilo in questione, deve essere valutata con esclusivo riferimento al momento in cui è intervenuta la condotta tipica di ricezione della cosa od intromissione affinché altri la ricevano. (Nella fattispecie è stata ritenuta la non revocabilità - ex art. 673 c.p.p. - di una sentenza di condanna per il delitto di ricettazione, sebbene il reato presupposto relativo alla detenzione di supporti privi del contrassegno Siae fosse stato successivamente ritenuto incompatibile con la normativa comunitaria). (Rigetta, Trib. Teramo, 05/10/2013 )

Cassazione penale sez. III  03 giugno 2014 n. 30591  

 

L'art. 673 c.p.p. consente di rimuovere formalmente la sentenza e il giudicato nei soli casi di declaratoria di illegittimità costituzionale dell'intera fattispecie penale, non potendo, invece, trovare applicazione, qualora si tratti della eseguibilità della porzione di pena inflitta per effetto del riconoscimento di una circostanza aggravante, successivamente dichiarata costituzionalmente illegittima.

Tribunale Roma sez. XXV  02 maggio 2014 n. 951  

 

L'art. 30, comma 4, l. n. 87 del 1953, relativo alla cessazione della esecuzione e di tutti gli effetti penali di sentenza irrevocabile di condanna in applicazione di norma dichiarata incostituzionale, non è stato implicitamente abrogato dall'art. 673 c.p.p., posto che quest'ultima disposizione, a differenza della prima, avente natura sostanziale, è norma processuale che detta la disciplina del procedimento di esecuzione per l'ipotesi dell'abrogazione o della declaratoria d'incostituzionalità di una previsione incriminatrice.

Cassazione penale sez. un.  24 ottobre 2013 n. 18821  

 

In tema di oltraggio, l'abrogazione degli articoli 341 e 344 c.p., disposta dall'articolo 18 l. 25 giugno 1999, n. 205, integra un'ipotesi di abolitio criminis disciplinata dall'articolo 2, secondo comma, c.p., con la conseguenza che, se vi è stata condanna, ne cessano esecuzione ed effetti penali e la relativa sentenza deve essere revocata, ai sensi dell'articolo 673 c.p.p., dal giudice dell'esecuzione, al quale non è consentito modificare l'originaria qualificazione o accertare il fatto in modo difforme da quello ritenuto in sentenza, riqualificando come ingiuria aggravata dalla qualità del soggetto passivo (articoli 594 e 61 n. 10 c.p.) la condotta contestata come oltraggio e rideterminando, in relazione alla nuova fattispecie penale, la pena già irrogata.

Cassazione penale sez. I  27 settembre 2013 n. 42900  

 

In tema di esecuzione, l'art. 673 c.p.p. opera soltanto nel caso in cui, a seguito di innovazione legislativa o di declaratoria di incostituzionalità, si verifichi un'ipotesi di abrogazione esplicita o implicita di una norma, non potendo, invece, la predetta disposizione trovare applicazione, quando l'eventuale abrogazione implicita derivi da un mutamento di indirizzo giurisprudenziale, che non può costituire "ius superveniens" anche a seguito di pronuncia delle sezioni unite della Corte di cassazione. Rigetta, Trib. S.M.Capua Vetere sez. dist.Aversa, 30/03/2012

Cassazione penale sez. I  21 febbraio 2013 n. 13411  

 

In relazione alla q.l.c. dell'art. 673 c.p.p., censurato, in riferimento agli art. 3, 13, 25, comma 2, e 27, comma 3, cost., nonché dell'art. 117, comma 1, cost., in relazione agli art. 5, 6 e 7 della convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, nella parte in cui non include, tra le ipotesi di revoca della sentenza di condanna.

Corte Costituzionale  12 ottobre 2012 n. 230  

 

Non è fondata la q.l.c. dell'art. 673 c.p.p., censurato, in riferimento agli art. 3, 13, 25, comma 2, e 27, comma 3, cost., nonché dell'art. 117, comma 1, cost., in relazione agli art. 5, 6 e 7 della convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, nella parte in cui non include, tra le ipotesi di revoca della sentenza di condanna.

Corte Costituzionale  12 ottobre 2012 n. 230  



 
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