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Codice proc. penale agg.  al  11 Mag 2015
 
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Art. 676 cod. proc. penale: Altre competenze

1. Il giudice dell’esecuzione è competente a decidere in ordine all’estinzione del reato dopo la condanna, all’estinzione della pena quando la stessa non consegue alla liberazione condizionale o all’affidamento in prova al servizio sociale, in ordine alle pene accessorie, alla confisca o alla restituzione delle cose sequestrate. In questi casi il giudice dell’esecuzione procede a norma dell’articolo 667 comma 4.

2. Qualora sorga controversia sulla proprietà delle cose confiscate, si applica la disposizione dell’articolo 263 comma 3.

3. Quando accerta l’estinzione del reato o della pena, il giudice dell’esecuzione la dichiara anche di ufficio adottando i provvedimenti conseguenti.


Giurisprudenza annotata

Altre competenze

Spetta al giudice dell'esecuzione, in applicazione analogica dell'art. 676, comma 1, c.p.p., la competenza a pronunciarsi sul provvedimento di concessione o di diniego del nulla osta al rilascio del passaporto, previsto dall'art. 3, lett. d), l. 21 novembre 1967 n. 1185, solo nel caso di soggetti nei cui confronti si debba eseguire una pronuncia di condanna alla pena pecuniaria, rimanendo altrimenti priva di protezione giurisdizionale una posizione di diritto soggettivo di costoro, ma non anche con riferimento a condannati a pena detentiva, che comporta il divieto assoluto di ottenere il passaporto, poiché contro il ritiro del passaporto, l'art. 10 l. citata consente, alternativamente, il ricorso al Ministro per gli affari esteri o al tribunale amministrativo regionale. (In applicazione del principio, la Corte ha ritenuto legittima la decisione di inammissibilità del giudice dell'esecuzione in ordine ad istanza di autorizzazione a lasciare il territorio nazionale formulata da condannato sottoposto alla misura dell'affidamento in prova al servizio sociale). (Rigetta, Trib. Milano, 25/02/2014 )

Cassazione penale sez. I  02 dicembre 2014 n. 1610  

 

Non è manifestamente infondata la questione di costituzionalità degli art. 666, 667, comma 4, e 676 c.p.p. per contrasto con gli art. 111, comma 1, e 117, comma 1, cost. in riferimento all'art. 6, par. 1, Cedu, nella parte in cui non consentono che la parte possa richiedere al giudice dell'esecuzione lo svolgimento dell'udienza in forma pubblica relativamente ai procedimenti in tema di applicazione della confisca.

Cassazione penale sez. III  04 giugno 2014 n. 24356  

 

Nei procedimenti di evidenza pubblica, come in ogni altro settore dell'ordinamento giuridico, ai fini della rilevanza della causa di estinzione del reato ex art. 445, comma 2, c.p.p. - richiamato dall'art. 38, comma 1, lett. c), d.lg. n. 163/2006, come circostanza che esime dal dichiarare la condanna definitiva estinta ai sensi di tale art. 445, comma 2, c.p.p. - risulta necessaria l'adozione di un apposito provvedimento dichiarativo del giudice dell'esecuzione penale ex art. 676 c.p.p., in assenza del quale l'estinzione ex art. 445, comma 2, c.p.p. non opera "ipso iure" e/o automaticamente.

T.A.R. L'Aquila (Abruzzo) sez. I  08 maggio 2014 n. 431  

 

La disposizione dell'art. 263, comma 3, c.p.p., richiamato in sede esecutiva dall'art. 676, comma 2, c.p.p., secondo la quale il giudice penale, adito per la restituzione dei beni sequestrati, rimette le parti davanti al giudice civile in caso di controversia sulla proprietà dei beni, mantenendo il sequestro, trova applicazione anche in assenza di formale pendenza della lite davanti a quest'ultimo, purché in tale ipotesi, il giudice penale dia adeguato apprezzamento in motivazione della serietà della potenziale controversia. (Annulla con rinvio, G.i.p. Trib. Firenze, 18/12/2012)

Cassazione penale sez. I  16 aprile 2014 n. 23333  

 

È abnorme il provvedimento con cui il giudice della cognizione dispone la confisca in un momento successivo a quello della pronuncia della sentenza, perché alle eventuali omissioni di questa è possibile porre rimedio solo con l'impugnazione, o, in caso di formazione del giudicato, con lo strumento previsto dall'art. 676 c.p.p., specificamente dettato per l'ipotesi di beni oggetto di ablazione obbligatoria. (Annulla senza rinvio, Gip Trib. Monza, 17/04/2013 )

Cassazione penale sez. VI  19 febbraio 2014 n. 10623

 

Costituisce atto abnorme il provvedimento con il quale il giudice di pace, investito, dopo l'archiviazione del procedimento, di una richiesta di restituzione delle cose sequestrate, disponga la restituzione degli atti al pubblico ministero, anziché provvedere direttamente ai sensi dell'art. 676, comma primo, cod. proc. pen. (Annulla senza rinvio, Giud.pace Cassino, 15/10/2012 )

Cassazione penale sez. IV  06 febbraio 2014 n. 7376  

 

Il decorso del quinquennio non determina da solo e in maniera automatica l'effetto estintivo del reato, occorrendo, per contro, ex art. 676 c.p.p., un esplicito intervento ricognitivo del giudice dell'esecuzione. In ogni caso, il comportamento delittuoso dell'istante, nonostante l'eventuale estinzione del reato, rimane valutabile come fatto storico e, quindi, può essere ragionevolmente considerato come indicativo di una personalità non incline al rispetto delle norme penali e delle regole di civile convivenza, e tale da giustificare il diniego di riconoscimento della cittadinanza italiana.

T.A.R. Roma (Lazio) sez. II  21 gennaio 2014 n. 756  

 

Pronunciata sentenza di proscioglimento per intervenuta estinzione del reato edilizio di cui all'art. 44 lett. b) D.P.R. n. 380/2001 (lavori edili senza il permesso di costruire), l'immobile abusivo di proprietà dell'imputato deve essere dissequestrato e restituito; l'art. 323, comma 1, c.p.p. prevede, infatti, che con la sentenza di proscioglimento o di non luogo a procedere, ancorché soggetta a impugnazione, il giudice ordina che le cose sottoposte a sequestro preventivo siano restituite a chi ne abbia diritto, quando non deve esserne disposta la confisca obbligatoria. A norma dell'art. 676, comma 1, cod. proc. pen., provvede il giudice dell'esecuzione laddove non vi abbia provveduto il giudice della cognizione.

Cassazione penale sez. VI  31 ottobre 2013 n. 44638  

 

Qualora il giudice dell'esecuzione, in materie nelle quali, per il combinato disposto degli art. 676, comma 1, e 667, comma 4, c.p.p., è previsto che si provveda "de plano", provveda invece all'esito di procedura camerale partecipata, deve escludersi che avverso tale provvedimento possa direttamente proporsi ricorso per cassazione, dovendosi invece ritenere proponibile l'opposizione ai sensi del comma 4 del citato art. 667 c.p.p.

Cassazione penale sez. I  28 febbraio 2012 n. 11770  

 

È legittimo il provedimento che nega il rilascio della cittadinanza italiana allo straniero che abbia riportato, per un delitto non colposo, una condanna penale non inferiore a tre anni di reclusione, risultando ininfluente il decorso del quinquennio di cui all'art. 445 comma 2 c.p.p., atteso che esso non determina da solo e in maniera automatica l'effetto estintivo del reato, occorrendo per contro, ex art. 676 c.p.p., un esplicito intervento ricognitivo del giudice dell'esecuzione.

T.A.R. Torino (Piemonte) sez. II  09 febbraio 2012 n. 180  

 

L'irrevocabilità della sentenza con la quale sia stata disposta la confisca di una cosa non è di ostacolo a che un soggetto rimasto estraneo al procedimento penale conclusosi con detta sentenza, assumendo di essere titolare di diritti sulla cosa confiscata, ne chieda la restituzione con istanza rivolta al giudice dell'esecuzione, competente ai sensi dell'art. 676 c.p.p.; quindi il giudicato non può ledere i diritti del soggetto rimasto estraneo al processo.

Tribunale Camerino  20 dicembre 2011

 



 
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