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Codice proc. penale agg.  al  11 Mag 2015
 
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Art. 678 cod. proc. penale: Procedimento di sorveglianza

1. Salvo quanto stabilito dal successivo comma 1-bis, il tribunale di sorveglianza nelle materie di sua competenza, e il magistrato di sorveglianza, nelle materie attinenti ai ricoveri previsti dall’articolo 148 del codice penale, alle misure di sicurezza e alla dichiarazione di abitualità o professionalità nel reato o di tendenza a delinquere procedono, a richiesta del pubblico ministero, dell’interessato, del difensore o di ufficio, a norma dell’articolo 666. Tuttavia, quando vi è motivo di dubitare dell’identità fisica di una persona, procedono a norma dell’articolo 667 comma 4.

1-bis. Il magistrato di sorveglianza, nelle materie attinenti alla rateizzazione e alla conversione delle pene pecuniarie, alla remissione del debito e alla esecuzione della semidetenzione e della libertà controllata, ed il tribunale di sorveglianza, nelle materie relative alle richieste di riabilitazione ed alla valutazione sull’esito dell’affidamento in prova al servizio sociale, anche in casi particolari, procedono a norma dell’articolo 667 comma 4.

2. Quando si procede nei confronti di persona sottoposta a osservazione scientifica della personalità, il giudice acquisisce la relativa documentazione e si avvale, se occorre, della consulenza dei tecnici del trattamento.

3. Le funzioni di pubblico ministero sono esercitate, davanti al tribunale di sorveglianza, dal procuratore generale presso la corte di appello e, davanti al magistrato di sorveglianza, dal procuratore della Repubblica presso il tribunale della sede dell’ufficio di sorveglianza.

3-bis. Il tribunale di sorveglianza e il magistrato di sorveglianza, nelle materie di rispettiva competenza, quando provvedono su richieste di provvedimenti incidenti sulla libertà personale di condannati da Tribunali o Corti penali internazionali, danno immediata comunicazione della data dell’udienza e della pertinente documentazione al Ministro della giustizia, che tempestivamente ne informa il Ministro degli affari esteri e, qualora previsto da accordi internazionali, l’organismo che ha pronunciato la condanna.


Giurisprudenza annotata

Procedimento di sorveglianza

L'astensione del difensore dalle udienze non è riconducibile nell'ambito dell'istituto del legittimo impedimento, costituendo espressione di un diritto di libertà, il quale, se esercitato nel rispetto e nei limiti indicati dalla legge e dal codice di autoregolamentazione, impone il rinvio anche dell'udienza camerale, in tutti i casi in cui il procedimento preveda la partecipazione necessaria del difensore. (Fattispecie in tema di procedimento di sorveglianza che segue il rito camerale ai sensi degli artt. 666 e 678 cod. proc. pen.). (Annulla con rinvio, Mag. sorv. Genova, 18/12/2013)

Cassazione penale sez. I  09 dicembre 2014 n. 3113  

 

Sono costituzionalmente illegittimi gli art. 666, comma 3, 678, comma 1, e 679, comma 1, c.p.p., nella parte in cui non consentono che, su istanza degli interessati, il procedimento per l'applicazione delle misure di sicurezza si svolga, davanti al magistrato di sorveglianza e al tribunale di sorveglianza, nelle forme dell'udienza pubblica. Le disposizioni censurate, prevedendo che le misure di sicurezza siano applicate in esito ad un procedimento camerale senza la partecipazione del pubblico, violano l'art. 6, par. 1, della Cedu, nonché gli art. 111, comma 1, e 117, comma 1, cost., in quanto, nonostante il giudice sia chiamato ad esprimere un giudizio di merito, idoneo ad incidere in modo diretto, definitivo e sostanziale su un bene primario dell'individuo, costituzionalmente tutelato, quale la libertà personale, non contemplano la possibilità per le persone coinvolte nel procedimento di chiederne lo svolgimento in forma pubblica, così ledendo il principio avente valore costituzionale, anche in assenza di un esplicito richiamo in Costituzione, connaturato ad un ordinamento democratico di pubblicità delle udienze giudiziarie (sent. n. 12 del 1971, 212 del 1986, 50 del 1989, 69 del 1991, 373 del 1992, 348, 349 del 2007, 311 del 2009, 93 del 2010, 80, 113, 236 del 2011, 264 del 2012, 30 del 2014).

Corte Costituzionale  21 maggio 2014 n. 135  

 

Le norme della convenzione europea dei diritti dell'uomo, nel significato loro attribuito dalla Corte europea, integrano, quali "norme interposte", il parametro costituzionale espresso dall'art. 117 comma 1 cost. nella parte in cui impone la conformazione della legislazione interna ai vincoli derivanti dagli "obblighi internazionali". Ne deriva che, ove si profili un contrasto, non superabile a mezzo di una interpretazione "adeguatrice", fra una norma interna e una norma della convenzione europea, il giudice comune deve proporre una questione incidentale di legittimità costituzionale. Le conclusioni raggiunte dalla Corte europea rispetto al diritto alla pubblicità delle udienze sancito dall'art. 6, par. 1, della convenzione europea riguardo ai procedimenti per l'applicazione delle misure di prevenzione e per la riparazione dell'ingiusta detenzione non possono non valere anche in relazione al procedimento di applicazione delle misure di sicurezza da parte del magistrato di sorveglianza, regolato negli articoli 666, 678 e 679 c.p.p. Tale procedimento ha per oggetto la pericolosità effettiva dell'interessato e può condurre all'adozione di misure che comportano limitazioni di rilevante spessore della libertà personale.

Corte Costituzionale  21 maggio 2014 n. 135  

 

Sono costituzionalmente illegittimi, in riferimento agli art. 111, comma 1, e 117, comma 1, cost. gli art. 666, comma 3, 678, comma 1, e 679, comma 1, c.p.p., nella parte in cui non consentono che, su istanza degli interessati, il procedimento per l'applicazione delle misure di sicurezza si svolga, davanti al magistrato di sorveglianza e al tribunale di sorveglianza, nelle forme dell'udienza pubblica.

Corte Costituzionale  21 maggio 2014 n. 135  

 

Va dichiarata l'illegittimità costituzionale degli art. 666, comma 3, 678, comma 1, e 679, comma 1, c.p.p., nella parte in cui non consentono che, su istanza degli interessati, il procedimento per l'applicazione delle misure di sicurezza si svolga, davanti al magistrato di sorveglianza e al tribunale di sorveglianza, nelle forme dell'udienza pubblica, atteso che tali disposizioni confliggono con l'art. 117, comma 1, cost., ponendosi in contrasto - non superabile in via di interpretazione - con il principio di pubblicità dei procedimenti giudiziari, sancito dall'art. 6, par. 1, della convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (Cedu), e con l'art. 111, comma 1, cost., giacché la possibilità di svolgere in forma pubblica il procedimento in questione, almeno su richiesta degli interessati, risulterebbe indispensabile ai fini dell'attuazione di un "giusto processo", tenuto conto della gravità dei provvedimenti adottabili in esito al procedimento stesso, direttamente incidenti sulla libertà personale.

Corte Costituzionale  21 maggio 2014 n. 135

 

L'articolo 666 c.p.p., richiamato dall'articolo 678 c.p.p. (salvi i casi contemplati dal secondo comma del ridetto articolo) prescrive, ai commi 3 e 4, il procedimento camerale partecipato, ai sensi dell'articolo 127 c.p.p., con l'ulteriore requisito dell'intervento necessario del difensore e del Pubblico Ministero. Epperò, se il giudice della sorveglianza provvede de plano, con inosservanza delle forme di rito prescritte, tanto comporta la nullità di ordine generale e di carattere assoluto, rilevabile di ufficio in ogni stato e grado del procedimento, ai sensi degli artt. 178 e 179 c.p.p del procedimento, per effetto della estensiva applicazione delle previsioni della omessa citazione dell'imputato e della assenza del suo difensore nei casi in cui ne è obbligatoria la presenza.

Cassazione penale sez. I  28 settembre 2011 n. 37719  

 

Per l'applicazione delle misure di sicurezza, il rito minorile è caratterizzato da un endoprocedimento in virtù del quale all'applicazione provvisoria della misura da parte del g.u.p. (art. 37 D.P.R. n. 448/1988), segue un giudizio rinnovato sulla pericolosità, nelle forme previste dall'art. 678 c.p.p., da parte del tribunale per i minorenni (art. 38 D.P.R. n. 448/1988). La misura di sicurezza disposta nella prima fase è detta provvisoria, quella successiva definitiva; tali aggettivi hanno un significato proprio all'interno dell'endoprocedimento descritto e non con riferimento alla distinzione del c.p.p. tra applicazione provvisoria e definitiva delle misure di sicurezza.

Corte appello Milano  16 giugno 2011

 

Il decreto con cui il presidente del tribunale di sorveglianza dichiara inammissibile l'istanza di misure alternative (nella specie la misura della detenzione domiciliare) è suscettibile di ricorso per cassazione e non già di opposizione al tribunale, stante l'applicabilità dell'art. 666 c.p.p. come richiamato dall'art. 678 c.p.p. con conseguente abrogazione della procedura prevista dall'art. 71 sexies ord. penit. Dichiara inammissibile, Trib.sorv. Catania, 16 febbraio 2010

Cassazione penale sez. I  09 dicembre 2010 n. 44572  

 

È inammissibile il ricorso per cassazione proposto nei confronti del provvedimento con cui il tribunale di sorveglianza, ai sensi degli art. 666, comma 7, e 678 c.p.p., rigetta l'istanza di sospensione dell'esecuzione di una propria precedente ordinanza, perché non è prevista dalla legge l'impugnabilità. Dichiara inammissibile, Trib.sorv. Napoli, 02 settembre 2009

Cassazione penale sez. I  17 febbraio 2010 n. 8846  

 

L'opposizione avverso il decreto del magistrato di sorveglianza che dispone l'espulsione a titolo di misura alternativa alla detenzione si svolge, ai sensi del combinato disposto degli artt. 678 e 666 cod. proc. pen., in camera di consiglio con la partecipazione necessaria del difensore; ne consegue che è affetto da nullità assoluta il provvedimento adottato dal tribunale di sorveglianza a seguito di procedimento "de plano" (v. Corte cost. ord. n. 226 del 2004). Annulla con rinvio, Trib.sorv. Brescia, 20 Novembre 2007

Cassazione penale sez. I  04 giugno 2008 n. 24733  

 

Ai fini della concedibilità della riabilitazione, la verifica preliminare dell'esistenza delle condizioni richieste dalla legge, demandata al presidente del tribunale di sorveglianza, ai sensi degli art. 666, comma 2, e 678, comma 1, c.p.p., riguarda unicamente i presupposti minimi indefettibili, in assenza dei quali l'istanza non potrebbe mai trovare accoglimento, ma non può consistere in una valutazione del merito della domanda.

Cassazione penale sez. I  14 maggio 2008 n. 20043  



 
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