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Codice proc. penale agg.  al  11 Mag 2015
 
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Art. 680 cod. proc. penale: Impugnazione di provvedimenti relativi alle misure di sicurezza

1. Contro i provvedimenti del magistrato di sorveglianza concernenti le misure di sicurezza e la dichiarazione di abitualità o professionalità nel reato o di tendenza a delinquere, possono proporre appello al tribunale di sorveglianza il pubblico ministero, l’interessato e il difensore.

2. Fuori dei casi previsti dall’articolo 579 commi 1 e 3, il tribunale di sorveglianza giudica anche sulle impugnazioni contro sentenze di condanna, o di proscioglimento concernenti le disposizioni che riguardano le misure di sicurezza.

3. Si osservano le disposizioni generali sulle impugnazioni, ma l’appello non ha effetto sospensivo, salvo che il tribunale disponga altrimenti.


Giurisprudenza annotata

Impugnazione di provvedimenti relativi alle misure di sicurezza

Il principio generale posto dall'art. 568 comma 5 c.p.p., che prevede la conversione "ope legis" dell'impugnazione proposta mediante un mezzo diverso da quello prescritto e la trasmissione di ufficio degli atti al giudice competente, si applica anche nel procedimento di prevenzione, per effetto del combinato disposto dell'art. 4, ultimo comma, l. 27 dicembre 1956 n. 1423, che fa richiamo alla disciplina relativa alle impugnazioni avverso l'applicazione delle misure di sicurezza, e dell'art. 680, comma 3, c.p.p., che, per queste ultime, rimanda alle "disposizioni generali sulle impugnazioni". (Fattispecie in cui la Corte ha riqualificato come appello il ricorso per cassazione proposto contro un provvedimento del tribunale di rigetto di istanza afferente l'esecuzione di una misura di prevenzione personale). Qualifica appello il ricorso, Trib. Reggio Calabria, 10/10/2012

Cassazione penale sez. I  09 gennaio 2014 n. 4001

 

A seguito della parziale illegittimità costituzionale sia dell'art. 206 c.p. pronunciata dalla Corte costituzionale con sentenza 29 novembre 2004 n. 367 che dell'art. 222 c.p. pronunciata dalla Corte costituzionale con sentenza 18 luglio 2003 n. 253, il tribunale di sorveglianza in funzione di giudice d'appello ai sensi dell'art. 680, 2 comma c.p.p. può applicare all'imputato prosciolto in primo grado per infermità psichica o per intossicazione cronica da alcool o da sostanze stupefacenti -in riforma della sentenza impugnata soltanto per il capo concernente l'applicazione del ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario- una misura di sicurezza meno contenitiva che sia concretamente idonea ad assicurargli adeguate cure ed a fronteggiarne la pericolosità sociale.

Sezione Sorveglianza Bari  18 luglio 2011

 

In base all'art. 4 l. n. 1423 del 1956, per la proposizione e decisione dei ricorsi concernenti le misure di prevenzione si osservano, in quanto applicabili, le norme del codice di rito relative ai ricorsi in materia di misure di sicurezza, segnatamente riferendosi (a seguito dell'entrata in vigore del codice di cui al d.P.R. n. 447 del 1988) all'art. 680 c.p.p., il quale - a sua volta - richiama le disposizioni generali sulle impugnazioni, tra le quali non può che configurare il principio del "tantum devolulum quantum appellatum". Ne deriva che, in tema di ricorso avverso provvedimenti applicativi delle misure di prevenzione, è indispensabile - ai fini della ammissibilità dell'impugnazione medesima - l'enunciazione dei motivi di ricorso a sostegno della richiesta di revoca della misura.

Corte appello Milano sez. V  19 luglio 2010

 

Per la proposizione e decisione dei ricorsi riguardanti le misure di prevenzione, ai sensi dell'art. 4 comma 12 l. 27 dicembre 1956, n. 1423, si osservano, in quanto applicabili, le norme del codice di procedura penale relative ai ricorsi in materia di misure di sicurezza. Di talché, dal momento che l'art. 680 c.p.p. richiama a sua volta le disposizioni generali sulle impugnazioni, ai ricorsi avverso i provvedimenti in materia di misure di prevenzione si applicano le disposizioni generali sulle impugnazioni, ed in particolare l'art. 581 lett. c) stesso codice, ai sensi del quale nell'atto di impugnazione devono essere enunciati i motivi, con l'indicazione specifica delle ragioni di diritto e degli elementi di fatto che sorreggono ogni richiesta; e l'art. 591 comma 1, lett. c), c.p.p., ai sensi del quale l'inosservanza di tale norma comporta l'inammissibilità dell'impugnazione. Ne consegue che alla Corte di Appello è precluso di prendere in esame i punti della decisione ai quali non si faccia specifico e motivato riferimento nel ricorso.

Corte appello Milano sez. V  19 luglio 2010

 

Sono impugnabili mediante appello davanti al tribunale di sorveglianza, ai sensi dell'art. 680 c.p.p., i provvedimenti del magistrato di sorveglianza che dispongono la revoca delle licenze concesse ai soggetti internati in esecuzione di misure di sicurezza detentive. Qualifica appello il ricorso, Mag. sorv. Modena, 04/06/2009

Cassazione penale sez. I  17 febbraio 2010 n. 13535  

 

La sentenza di patteggiamento, che abbia omesso di statuire in ordine all'applicazione di una misura di sicurezza, non è appellabile al tribunale di sorveglianza ex art. 680 c.p.p., ma è ricorribile per cassazione. (Nella specie l'omessa applicazione riguardava la misura di sicurezza obbligatoria dell'espulsione dello straniero dal territorio dello Stato, prevista dall'art. 86 del t.u. Stup.). Annulla con rinvio, Gip Trib. Pesaro, 09/05/2008

Cassazione penale sez. III  03 febbraio 2010 n. 7641  

 

La sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti, che abbia omesso di statuire in ordine all’applicazione di una misura di sicurezza, non è appellabile, su tale esclusivo punto, al tribunale di sorveglianza ex art. 680 c.p.p., bensì è ricorribile per cassazione. (Fattispecie di omessa applicazione della misura di sicurezza obbligatoria dell’espulsione dello straniero dal territorio dello Stato, prevista dall’art. 86 del d.P.R. n. 309 del 1990).

Cassazione penale sez. III  03 febbraio 2010 n. 7641  

 

Sono impugnabili mediante appello davanti al tribunale di sorveglianza, ai sensi dell'art. 680 c.p.p., i provvedimenti del magistrato di sorveglianza che dispongono la revoca delle licenze concesse ai soggetti internati in esecuzione di misure di sicurezza detentive, posto che incidono sul grado di privazione della libertà personale.

Cassazione penale sez. I  13 gennaio 2010 n. 5782  

 

 



 
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