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Codice proc. penale agg.  al  11 Mag 2015
 
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Art. 681 cod. proc. penale: Provvedimenti relativi alla grazia

1. La domanda di grazia, diretta al presidente della Repubblica, è sottoscritta dal condannato o da un suo prossimo congiunto o dal convivente o dal tutore o dal curatore ovvero da un avvocato o procuratore legale ed è presentata al ministro di grazia e giustizia.

2. Se il condannato è detenuto o internato, la domanda può essere presentata al magistrato di sorveglianza, il quale, acquisiti tutti gli elementi di giudizio utili e le osservazioni del procuratore generale presso la corte di appello del distretto ove ha sede il giudice indicato nell’articolo 665, la trasmette al ministro con il proprio parere motivato. Se il condannato non è detenuto o internato, la domanda può essere presentata al predetto procuratore generale, il quale, acquisite le opportune informazioni, la trasmette al ministro con le proprie osservazioni.

3. La proposta di grazia è sottoscritta dal presidente del consiglio di disciplina ed è presentata al magistrato di sorveglianza, che procede a norma del comma 2.

4. La grazia può essere concessa anche in assenza di domanda o proposta. Emesso il decreto di grazia, il pubblico ministero presso il giudice indicato nell’articolo 665 ne cura la esecuzione ordinando, quando è il caso, la liberazione del condannato e adottando i provvedimenti conseguenti.

5. In caso di grazia sottoposta a condizioni, si provvede a norma dell’articolo 672 comma 5.


Giurisprudenza annotata

Provvedimenti relativi alla grazia

Non è configurabile, neanche "sub specie" di caso analogo, un conflitto di competenza tra magistrato di sorveglianza e procuratore generale presso la corte di appello in ordine all'istruzione della domanda di grazia, di cui all'art. 681 comma 2 c.p.p., in quanto nel procedimento di grazia all'autorità giudiziaria non spetta alcun potere decisorio, dovendo soltanto compiere l'attività di acquisizione di elementi di giudizio strumentale alla decisione che deve essere adottata dal Ministro della giustizia nell'esercizio di una funzione non giurisdizionale.

Cassazione penale sez. I  23 ottobre 2002 n. 39342  

 

Sono manifestamente inammissibili le questioni di legittimità costituzionale degli artt. 681 c.p.p. e 69 comma 9 l. 26 luglio 1975, n. 354, come modificata dalle l. 12 gennaio 1977, n. 1 e 10 ottobre 1986, n. 663, sollevate, in riferimento agli art. 3, 98, 101, 104 e 138 Cost., nella parte in cui, prevedendo nel procedimento per la concessione della grazia il conferimento di attività istruttoria e la formulazione di un parere motivato da parte del magistrato di sorveglianza, porrebbero quest'ultimo in posizione di subordinazione funzionale rispetto al Ministro di grazia e giustizia e, obbligandolo a partecipare ad una funzione di carattere politico, determinerebbero una situazione di dipendenza e confusione tra poteri dello Stato (la Corte ha motivato la decisione rilevando come nel procedimento di grazia non spetti al magistrato di sorveglianza alcun potere decisorio, ma soltanto di acquisire elementi di giudizio utili e di esprimere un parere, strumentale alla decisione che altra autorità adotterà nell'esercizio di una funzione non giurisdizionale, onde questi non ha veste per sollevare questioni di legittimità costituzionale).

Corte Costituzionale  10 ottobre 1991 n. 382  

 

Sono manifestamente inammissibili le questioni di legittimità costituzionale - sollevate, con riferimento agli artt. 98 comma 3, 101, 104 e 138 Cost., dal magistrato di sorveglianza di Mantova nella fase di espressione di parere motivato relativa a quattro diversi procedimenti di domanda di grazia - dell'art. 681 c.p.p. e (ove non implicitamente abrogato da tale disposizione) dell'art. 69 comma 9, l. 26 luglio 1975 n. 354 (Norme sull'ordinamento penitenziario e sull'esecuzione delle misure privative e limitative della libertà), come mod. dall'art. 21 l. 10 ottobre 1986 n. 663 (modifiche alla legge sull'ord. penit.). Tali disposizioni, nella parte in cui prevedono, nel procedimento per la concessione della grazia, il compimento di attività istruttoria e la formulazione di un parere motivato da parte del magistrato di sorveglianza, violerebbero gli artt. 98 comma 3, 101, 104, 138 Cost., in quanto porrebbero il magistrato stesso in posizione di subordinazione funzionale rispetto al Ministro di Grazia e Giustizia e, obbligandolo a partecipare ad una funzione di carattere politico, mediante un giudizio espresso in base a meri criteri di opportunità, determinerebbero una situazione di dipendenza e confusione tra i poteri dello Stato, modificando l'ordinamento costituzionale senza il rispetto delle relative procedure di revisione. L'art. 681 c.p.p. colliderebbe, inoltre, con l'art. 3 Cost. per l'ingiustificata diversità dei procedimenti che da esso deriverebbe a seconda dell'organo cui viene presentata l'istanza di grazia, o a seconda dello stato di detenzione o libertà dell'interessato. Il giudice "a quo", cui non compete alcun potere decisorio in applicazione della norma impugnata, non è legittimato a sollevare le relative questioni di legittimità costituzionale (v. sent. nn. 81 del 1970; 224 del 1974; 8 e 74 del 1979) (Nella specie, al magistrato di sorveglianza non spetta assumere alcun provvedimento di carattere decisorio, ma soltanto acquisire elementi di giudizio utili ad esprimere un parere, strumentale alla decisione definitiva demandata ad altre autorità nell'esercizio di una funzione non giurisdizionale: sent. nn. 112 del 1964; 13 del 1966; 74 del 1971; 17 del 1980; 116 del 1983).

Corte Costituzionale  10 ottobre 1991 n. 382  



 
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