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Codice proc. penale agg.  al  11 Mag 2015
 
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Art. 697 cod. proc. penale: Estradizione e poteri del ministro di grazia e giustizia

1. La consegna a uno Stato estero di una persona per l’esecuzione di una sentenza straniera di condanna a pena detentiva o di altro provvedimento restrittivo della libertà personale può aver luogo soltanto mediante estradizione.

2. Nel concorso di più domande di estradizione, il ministro di grazia e giustizia ne stabilisce l’ordine di precedenza. A tal fine egli tiene conto di tutte le circostanze del caso e in particolare della data di ricezione delle domande, della gravità e del luogo di commissione del reato o dei reati, della nazionalità e della residenza della persona richiesta e della possibilità di una riestradizione dallo Stato richiedente a un altro Stato.


Giurisprudenza annotata

Estradizione e poteri del ministro di grazia e giustizia

Il requisito della doppia incriminazione, di cui all'art. 13 c.p. e all'art. II del trattato di estradizione fra l'Italia e gli Stati Uniti d'America del 13 ottobre 1983, ratificato con legge 26 maggio 1984 n. 225, non postula l'esatta corrispondenza della configurazione normativa e del trattamento della fattispecie, ma solo la applicabilità della sanzione penale, in entrambi gli ordinamenti, ai fatti per cui si procede. (Rigetta, App. Firenze, 28/03/2014 )

Cassazione penale sez. VI  24 settembre 2014 n. 42777  

 

L'art. 21 comma 1, l. n. 1034 del 1971 prescrive che il ricorso debba essere notificato "tanto all'organo che ha emesso l'atto impugnato quanto ai controinteressati ai quali l'atto direttamente si riferisce, o almeno ad alcuno tra essi", e non vi è dubbio che, in tale situazione, versi il Paese estero che domanda l'estradizione. La procedura di estradizione c.d. passiva (delineata negli art. 697 e ss., c.p.p.) può avere inizio soltanto con una specifica domanda dello Stato estero interessato (art. 700 c.p.p.), di talché questo medesimo Stato (che ai sensi dell'art. 702 c.p.p. può intervenire nella fase giurisdizionale) viene ad assumere una posizione uguale e contraria rispetto all'estradando, vantando un interesse giuridicamente qualificato e differenziato al mantenimento degli effetti del decreto di estradizione.

T.A.R. Roma (Lazio) sez. I  03 febbraio 2009 n. 1078  

 

In tema di estradizione per l'estero, in presenza di più domande di estradizione esula dalla competenza della corte di appello stabilirne l'ordine di precedenza, essendo tale potere affidato dall'art. 697, comma 2, c.p.p. al ministro della giustizia.

Cassazione penale sez. VI  13 dicembre 2007 n. 13118  

 

Come risulta dal complesso di norme che regolano il procedimento di estradizione, agli art. 697 - 713 c.p.p., il decreto del Ministro di grazia e giustizia si pone a conclusione di due distinte fasi procedimentali del tutto autonome l'una dall'altra, ancorché avvinte da un nesso di presupposizione, nella cui seconda fase l'autorità amministrativa pone in essere un proprio ed autonomo procedimento valutativo, in ordine al quale la giurisdizione del giudice amministrativo, che si radica sul provvedimento finale, ancorché non la si voglia considerare estensibile al riesame della sussistenza delle condizioni per l'accoglimento, non può non conoscere, altrettanto autonomamente, delle censure che pongano in discussione la legittimità delle fonti normative sulle quali si fonda l'esercizio del potere, in base al quale l'atto è impugnato.

T.A.R. (Lazio) sez. I  22 marzo 1996 n. 435  

 

In mancanza di disposizioni transitorie che dispongano quali norme siano applicabili alle procedure iniziate vigendo il codice di rito del 1930, trovano immediata applicazione quelle contenute nel nuovo codice in forza del precetto "tempus regit actum" e dell'esigenza di dare prevalenza a quelle che tendono in concreto a realizzare in misura più incisiva la garanzia giurisdizionale offerta dalla Costituzione. Ne consegue che la competenza in materia di estradizione - in assenza di disposizioni transitorie specifiche - appartiene, per il suddetto principio, alla Corte d'appello fin dall'entrata in vigore del nuovo codice di procedura penale, che ha assegnato alla stessa, in una con le attribuzioni della sezione istruttoria (art. 253 d.lg. n. 271 del 1989), la funzione di garantire la tutela giurisdizionale prevista ed ha meglio puntualizzato le attribuzioni del ministro di grazia e giustizia (art. 697-719 c.p.p. 1988).

Cassazione penale sez. II  10 dicembre 1990



 
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