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Codice proc. penale agg.  al  11 Mag 2015
 
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Art. 698 cod. proc. penale: Reati politici. Tutela dei diritti fondamentali della persona.

1. Non può essere concessa l’estradizione per un reato politico né quando vi è ragione di ritenere che l’imputato o il condannato verrà sottoposto ad atti persecutori o discriminatori per motivi di razza, di religione, di sesso, di nazionalità, di lingua, di opinioni politiche o di condizioni personali o sociali ovvero a pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti o comunque ad atti che configurano violazione di uno dei diritti fondamentali della persona.

[2. Se per il fatto per il quale è domandata l’estradizione è prevista la pena di morte dalla legge dello Stato estero, l’estradizione può essere concessa solo se il medesimo Stato dà assicurazioni, ritenute sufficienti sia dall’autorità giudiziaria sia dal ministro di grazia e giustizia, che tale pena non sarà inflitta o, se già inflitta, non sarà eseguita.]

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La Corte costituzionale, con sentenza 25 – 27 giugno 1996 n. 223 (in G.U. 1a s.s. 03/07/1996, n. 27) ha dichiarato l’illegittimita’ costituzionale del secondo comma del presente articolo.


Giurisprudenza annotata

Reati politici

In tema di estradizione per l'estero, ai fini dell'individuazione dell'ambito di operatività del divieto di estradizione di cui agli art. 10 comma 4 e 26 comma 2 cost., il reato va considerato politico anche quando, indipendentemente dal bene giuridico offeso dalla condotta illecita, vi sia fondata ragione di ritenere che, proprio per la "politicità" della condotta illecita, l'estradando possa essere sottoposto nello stato straniero richiedente ad un processo non equo o all'esecuzione di una pena discriminatoria ovvero ispirata da iniziative persecutorie per ragioni politiche che ledono diritti fondamentali dell'individuo quali il diritto al rispetto del principio di uguaglianza, il diritto ad un equo processo ed il divieto di trattamenti disumani o degradanti verso i detenuti. (Fattispecie in cui la Corte ha escluso il divieto di estradizione con riferimento a condanna pronunciata all'esito di processo celebrato nel rispetto dei diritti fondamentali per reati in materia di armi asseritamente commessi al fine di tutelarsi contro iniziative di appartenenti ad altri gruppi etnici all'interno di uno Stato democratico). Rigetta, App. Roma, 31/07/2013

Cassazione penale sez. VI  23 gennaio 2014 n. 5089  

 

In tema di estradizione per l'estero, la Corte d'appello può fondare la propria decisione contraria, ai sensi degli art. 705, comma 2, lett. c), e 698, comma 1, c.p.p., sul provvedimento della competente Commissione territoriale del Ministero degli interni che abbia riconosciuto all'estradando lo "status" di protezione internazionale sussidiaria, per il pericolo di esposizione a trattamenti disumani e degradanti in caso di rientro nello Stato richiedente l'estradizione, ove quest'ultimo provvedimento sia riconosciuto dal giudice completo, certo ed affidabile. Rigetta, App. Firenze, 12/07/2013

Cassazione penale sez. VI  18 dicembre 2013 n. 3746  

 

Posto che la protezione sussidiaria deve essere consentita in presenza di un danno grave ricorrente nelle ipotesi tassativamente indicate dall’art. 14 del d. lg. n. 251 del 2007, il giudice nazionale, ai fini dell’accertamento della condizione ostativa prevista dall’art. 698, comma 1, c.p.p., può fondare la propria decisione in ordine all’esistenza di violazione dei diritti umani nel Paese richiedente anche sulla base di documenti e rapporti elaborati da organizzazioni non governative ( quali, ad es., “Amnesty International” e “Human Rights Watch” ) la cui affidabilità sia generalmente riconosciuta sul piano interzonale. Sicché, se dalle notizie desumibili da organi di stampa e dai siti internet, risulta che la situazione attuale nel Paese del ricorrente presenti un elevato grado di instabilità, caratterizzato dal ricorso alle forze armate di sicurezza con arresti arbitrari, torture ed abusi in un clima di impunità, con grave limitazione delle libertà democratiche, il giudice deve annullare il provvedimento della Commissione Territoriale che rigetta la domanda di riconoscimento della Protezione Internazionale

Tribunale Roma sez. I  11 ottobre 2012

 

Posto che la protezione sussidiaria deve essere consentita in presenza di un danno grave ricorrente nelle ipotesi tassativamente indicate dall’art. 14 del d. lg. n. 251 del 2007, il giudice nazionale, ai fini dell’accertamento della condizione ostativa prevista dall’art. 698, comma 1, c.p.p., può fondare la propria decisione in ordine all’esistenza di violazione dei diritti umani nel Paese richiedente anche sulla base di documenti e rapporti elaborati da organizzazioni non governative ( quali, ad es., “Amnesty International” e “Human Rights Watch” ) la cui affidabilità sia generalmente riconosciuta sul piano internazionale. Sicché, se dalle notizie desumibili da organi di stampa e dai siti internet, risulta che la situazione attuale nel Paese del ricorrente presenti un elevato grado di instabilità, caratterizzato dal ricorso alle forze armate di sicurezza con arresti arbitrari, torture ed abusi in un clima di impunità, con grave limitazione delle libertà democratiche, il giudice deve annullare il provvedimento della Commissione Territoriale che rigetta la domanda di riconoscimento della Protezione Internazionale.

Tribunale Roma sez. I  11 ottobre 2012

 

In tema di riconoscimento dello stato di rifugiato, il giudice nazionale ai fini dell’accertamento della condizione ostativa prevista dall’art. 698, comma 1, c.p.p., può fondare la propria decisione in ordine all’esistenza di violazioni dei diritti umani nel Paese richiedente anche sulla base di documenti e rapporti elaborati da organizzazioni non governative la cui affidabilità sia generalmente riconosciuta sul piano internazionale.

Tribunale Roma sez. I  11 ottobre 2012

 

Ai fini della estradizione per l'esecuzione di pena detentiva è sufficiente che l'ordinamento dello Stato richiedente contempli forme di tutela e garanzie giurisdizionali in sé non contrastanti con le condizioni previste dagli art. 698 comma primo e 705 c.p.p. e comunque finalizzate a salvaguardare l'integrità psicofisica del minore e del genitore. Rigetta, App. Bologna, 29/06/2012

Cassazione penale sez. VI  05 ottobre 2012 n. 40289  

 

In tema di estradizione per l'estero, non sussiste il divieto di consegna ai sensi degli artt. 698 e 705, comma 2, c.p.p., ove il fatto per il quale l'estradando sia chiamato a rispondere venga sanzionato nella legislazione dello Stato richiedente con le pene dei lavori "pubblici" e dei lavori "correzionali" (nel caso di specie previste dagli artt. 122 e 296 c.p. ucraino), se per la loro natura, ovvero per i contenuti e le modalità di scelta ed esecuzione, sia possibile escluderne la riconducibilità alla nozione dei lavori forzati di cui all'art. 4 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, o comunque alle pene ed ai trattamenti richiamati dall'art. 698, comma 1, c.p.p.

Cassazione penale sez. VI  12 luglio 2012 n. 28714  

 

In tema di estradizione per l'estero, sussiste il divieto di consegna ai sensi dell'art. 705, comma 2, c.p.p., qualora il fatto per il quale l'estradando sia chiamato a rispondere sia sanzionato nella legislazione dello Stato richiedente con la pena dei lavori forzati, considerato che tale previsione contrasta con gli art. 4, comma 2, Cedu e 5, comma 2, della Carta dei diritti fondamentali dell'U.E. - per i quali nessuno può essere costretto a compiere un lavoro forzato od obbligatorio - nonché con il rispetto dei diritti fondamentali richiesto dall'art. 698, comma 1, c.p.p. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha ritenuto insussistenti le condizioni per l'estradizione richiesta dalla Repubblica della Bielorussia per un delitto di frode informatica, sanzionato dall'art. 212 del codice penale bielorusso anche con la pena dei lavori forzati).

Cassazione penale sez. VI  11 febbraio 2011 n. 15578  

 

In tema di estradizione per l'estero, ai fini dell'accertamento della condizione ostativa prevista dall'art. 698, comma 1, c.p.p., la corte d'appello può fondare la propria decisione in ordine all'esistenza di violazioni dei diritti umani nel Paese richiedente anche sulla base di documenti e rapporti elaborati da organizzazioni non governative (quali, ad es., Amnesty International e Human Rights Watch), la cui affidabilità sia generalmente riconosciuta sul piano internazionale. (Fattispecie relativa ad una istanza di estradizione avanzata dalla Repubblica turca, che la corte distrettuale ha rigettato, desumendo il concreto pericolo di pratiche di tortura nei confronti dell'estradando anche sulla base dei più recenti rapporti di Amnesty International).

Cassazione penale sez. VI  08 luglio 2010 n. 32685  

 

Non può essere negata l'estradizione di cittadini stranieri che temono il ritorno in patria per le minacce che possono subire in ragione della celebrazione del processo nei loro confronti; il timore di ritorsioni o di minacce da parte di familiari o di privati residenti nel territorio dello Stato richiedente, infatti, non rientra nelle ipotesi normative astratte in cui sussiste la possibilità per il giudice italiano di pronunciare un verdetto contrario alla consegna ex art. 698 e 705 c.p.p. ovvero a norma dell'art. 3 l. n. 300/63 di ratifica della convenzione europea di estradizione. È compito dello Stato che ha chiesto l'estradizione assicurare la protezione e la tutela dell'integrità morale e fisica della persona richiesta da possibili vendette o rappresaglie da parte di familiari o privati residenti nel territorio del paese richiedente.

Cassazione penale sez. VI  05 febbraio 2010 n. 9082  

 

L'art. 698 comma 2, c.p.p., anche nella sua nuova portata precettiva risultante a seguito dell'intervento della sentenza della Corte Costituzionale 27 giugno 1996 n. 223, attribuisce al Ministro un potere di valutazione che doppia quello dell'autorità giudiziaria, e che può essere sindacato dal giudice amministrativo nella misura in cui, compiendo apprezzamenti autonomi, si distacca dal giudizio di quest'ultima.

T.A.R. Milano (Lombardia) sez. III  06 marzo 2008 n. 501



 
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