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Codice proc. penale agg.  al  11 Mag 2015
 
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Art. 699 cod. proc. penale: Principio di specialità

1. La concessione dell’estradizione, l’estensione dell’estradizione già concessa e la riestradizione sono sempre subordinate alla condizione espressa che, per un fatto anteriore alla consegna diverso da quello per il quale l’estradizione è stata concessa o estesa ovvero da quello per il quale la riestradizione è stata concessa, l’estradato non venga sottoposto a restrizione della libertà personale in esecuzione di una pena o misura di sicurezza né assoggettato ad altra misura restrittiva della libertà personale né consegnato ad altro Stato.

2. La disposizione del comma 1 non si applica quando l’estradato, avendone avuta la possibilità, non ha lasciato il territorio dello Stato al quale è stato consegnato trascorsi quarantacinque giorni dalla sua definitiva liberazione ovvero, avendolo lasciato, vi ha fatto volontariamente ritorno.

3. Il ministro può inoltre subordinare la concessione dell’estradizione ad altre condizioni che ritiene opportune.

4. Il ministro verifica l’osservanza della condizione di specialità e delle altre condizioni eventualmente apposte.


Giurisprudenza annotata

Principio di specialità

Nel sistema vigente il porto d'armi non costituisce un diritto assoluto ma un'eccezione al normale divieto di portare armi sancito dall'art. 699 c.p., e dall'art. 4, comma 1, l. 18 aprile 1975 n. 110, che può divenire operante soltanto nei confronti di persone riguardo alle quali esista la completa e perfetta sicurezza circa il buon uso delle armi stesse, in modo tale da evitare qualsiasi dubbio o perplessità sotto il profilo dell'ordine pubblico e della tranquilla convivenza della collettività, dovendo essere garantita anche, e prima di tutto, l'intera restante massa dei consociati (che si è adeguata alla regola generale e che, quindi, è priva di armi) sull'assenza di pregiudizi di ogni genere quanto alla loro incolumità.

T.A.R. Perugia (Umbria) sez. I  14 marzo 2015 n. 121  

 

Il porto d'armi e la detenzione delle stesse non costituiscono un diritto assoluto ma rappresentano, invece, un'eccezione al normale divieto di detenere e portare armi, sancito dagli artt. 699 c.p. e 4 comma 1, l. 18 aprile 1975, n. 110, e tale eccezione può divenire operante soltanto nei confronti di persone riguardo alle quali esista la completa e perfetta sicurezza circa il buon uso delle armi stesse, in modo tale da evitare qualsiasi dubbio o perplessità sotto il profilo dell'ordine pubblico e della tranquilla convivenza della collettività, dovendo essere garantita anche, e prima di tutto, l'intera restante massa dei consociati (che si è adeguata alla regola generale e che, quindi, è priva di armi) sull'assenza di pregiudizi di ogni genere quanto alla loro incolumità; dall'eccezionalità del permesso del porto d'armi e dai rigidi criteri restrittivi disciplinanti la materia deriva anche che il controllo dell'Autorità amministrativa deve essere più penetrante rispetto a quello che la stessa Autorità sia tenuta a effettuare riguardo a provvedimenti permissivi di tipo diverso, talora rivolti a rimuovere ostacoli e situazioni giuridiche soggettive di cui siano titolari i richiedenti.

T.A.R. Campobasso (Molise) sez. I  24 febbraio 2015 n. 76  

 

A norma dell'art. 721 c.p.p. la persona estradata non può essere sottoposta a restrizione della libertà personale in esecuzione di pena per fatti anteriori alla consegna e diversi da quelli per i quali l'estradizione era stata concessa. Il principio di specialità previsto dalla predetta norma non preclude in modo assoluto l'esercizio della giurisdizione da parte dello Stato che ottenga l'estradizione di un suo cittadino, ma pone solo delle limitazioni collegate con l'evidente necessità di impedire che si approfitti della presenza fisica nel territorio nazionale dell'estradato per sottoporlo a provvedimenti restrittivi della libertà diversi da quelli per i quali l'estradizione è stata concessa e che concernino fatti anteriori alla consegna. Tuttavia, per espressa disposizione sia dell'art. 14 lett. b) della convenzione europea di estradizione, che degli art. 699 comma 2 e 721 ultima parte c.p.p., il c.d. principio di specialità non è più applicabile allorquando l'estradato sia stato posto in libertà e abbia avuto la possibilità effettiva - esclusa da impedimenti di fatto ovvero giuridici - di allontanarsi dal territorio dello Stato entro il quarantacinquesimo giorno dalla sua liberazione, termine oltre il quale la permanenza dell'interessato nel territorio dello Stato in cui è stato estradato lo sottopone alla possibilità di nuovo arresto sia di natura estradizionale, che di natura ordinaria. Ove peraltro, come nel caso di specie, il condannato sia stato scarcerato per essere sottoposto al regime alternativo dell'affidamento in prova al servizio sociale, comportando tale misura per il sottoposto l'obbligo di attenersi alle prescrizioni di lavoro e comportamentali stabilite nel programma di trattamento, ivi incluso il divieto di espatrio, non può essere assimilato alla liberazione definitiva di cui si parla nell'art. 721 c.p.p., trattandosi comunque di una misura alternativa alla detenzione, e quindi di una modalità di esecuzione della pena e costituendo un impedimento giuridico all'allontanamento dal territorio dello Stato fino alla data fissata di espiazione della pena, con conseguente permanenza del principio di specialità e dei connessi privilegi in tema di libertà personale e soggezione a provvedimento di estradizione.

Tribunale Bari sez. I  22 settembre 2004

 

Nel procedimento di garanzia giurisdizionale previsto dal nostro sistema in tema di estradizione passiva, l'autorità giudiziaria è chiamata a risolvere la questione di diritto concernente la legale possibilità dell'estradizione, esulando dalle sue attribuzioni ogni valutazione di opportunità nonché la possibilità di subordinare la concessione dell'estradizione a condizioni, le quali rientrano nell'esclusiva sfera di competenza del Ministro, come non pleonasticamente ribadita dall'art. 699 comma 3 del vigente codice.

Cassazione penale sez. VI  04 novembre 1994

 

In tema di estradizione passiva, in forza del principio di prevalenza, enunciato dall'art. 696 del codice di rito penale, il termine di quaranta giorni, a far capo dal momento dell'arresto provvisorio dell'estradando, per far pervenire la domanda di estradizione e relativi documenti a corredo, di cui al comma 6 dell'art. 715 detto codice, non ha modificato il più lungo termine di quarantacinque giorni, previsto dall'art. 10, parag. 4, del Trattato di estradizione Italia-Canada, firmato a Roma il 6 maggio 1981, ratificato e reso esecutivo nello Stato con l. 22 aprile 1985, n. 158.

Cassazione penale sez. fer.  27 agosto 1992



 
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