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Codice proc. penale agg.  al  29 Apr 2015
 
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Art. 70 cod. proc. penale: Accertamenti sulla capacita’ dell’imputato

1. Quando non deve essere pronunciata sentenza di proscioglimento o di non luogo a procedere e vi è ragione di ritenere che, per infermità mentale sopravvenuta al fatto, l’imputato non è in grado di partecipare coscientemente al processo, il giudice, se occorre, dispone anche di ufficio, perizia.

2. Durante il tempo occorrente per l’espletamento della perizia il giudice assume, a richiesta del difensore, le prove che possono condurre al proscioglimento dell’imputato, e, quando vi e’ pericolo nel ritardo, ogni altra prova richiesta dalle parti.

3. Se la necessità di provvedere risulta durante le indagini preliminari, la perizia è disposta dal giudice a richiesta di parte con le forme previste per l’incidente probatorio. Nel frattempo restano sospesi i termini per le indagini preliminari e il pubblico ministero compie i soli atti che non richiedono la partecipazione cosciente della persona sottoposta alle indagini. Quando vi è pericolo nel ritardo, possono essere assunte le prove nei casi previsti dall’articolo 392.

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AGGIORNAMENTO

La Corte costituzionale, con la sentenza 7 – 20 luglio 1992, n. 340, (G.U. 1 s. s. 29/7/1992, n. 32) ha dichiarato l’ illegittimità costituzionale del primo comma del presente articolo ” limitatamente alle parole ” sopravvenuta al fatto” .”


Giurisprudenza annotata

Accertamenti sulla capacità dell'imputato

La sospensione del procedimento per incapacità dell'imputato, disciplinata dagli art. 70 e ss. c.p.p., non si applica nel giudizio davanti alla Corte di cassazione, in quanto, in sede di legittimità, l'imputato non partecipa personalmente al processo e la sua difesa è affidata esclusivamente al difensore. (Dichiara inammissibile, App. Catania Sez. Min., 22/02/2013)

Cassazione penale sez. I  30 gennaio 2014 n. 28219  

 

Sono manifestamente infondate, in riferimento agli art. 3, 97 e 111, comma 2, cost., le q.l.c. degli art. 70 e 71 c.p.p., nella parte in cui non comprendono, nella disciplina della sospensione del procedimento per incapacità dell'imputato, il caso di persone che siano assolutamente impossibilitate a comparire nel giudizio per infermità non afferenti allo stato mentale. Le situazioni poste a raffronto dal rimettente sono eterogenee, così da escludere che possa considerarsi costituzionalmente dovuta una omologazione delle relative discipline e l'attuale disciplina dell'impedimento, già fondata sulla sospensione del processo (e dei termini prescrizionali) per un periodo di durata circoscritta (sessanta giorni, oltre il tempo di durata dell'infermità), assicura un bilanciamento non manifestamente irragionevole tra le esigenze di celerità del procedimento e la imprescindibile garanzia del diritto di difesa, dovendosi altresì escludere che l'introduzione di una nuova causa di sospensione del giudizio, in assenza oltretutto della stringente necessità di salvaguardare interessi contrapposti, possa concorrere al contenimento dei tempi processuali, mentre il principio di buon andamento della p.a. attiene unicamente alle leggi ordinamentali ed a quelle che regolano il funzionamento amministrativo degli uffici medesimi, restando invece estraneo alle norme di esercizio della funzione giurisdizionale (sentt. n. 354 del 1996, 272 del 2008; ordd. n. 67 del 2009, 84 del 2011).

Corte Costituzionale  21 ottobre 2013 n. 243  

 

Sono manifestamente infondate le q.l.c., sollevate in riferimento agli art. 3, 97 e 111, comma 2, cost., degli art. 70 e 71 c.p.p., nella parte in cui non comprendono, nella disciplina della sospensione del procedimento per incapacità dell'imputato, il caso di persone che siano assolutamente impossibilitate a comparire nel giudizio per infermità non afferenti allo stato mentale.

Corte Costituzionale  21 ottobre 2013 n. 243  

 

È inammissibile la q.l.c. dell'art. 159, comma 1, c.p., censurato, in riferimento agli art. 3, 24, comma 2, e 111, comma 2, cost., nella parte in cui prevede la sospensione del corso della prescrizione anche in presenza delle condizioni di cui agli art. 71 e 72 c.p.p., laddove sia accertata l'irreversibilità dell'incapacità dell'imputato di partecipare coscientemente al processo. L'anomalia insita nelle norme correlate concernenti la sospensione della prescrizione estintiva dei reati (art. 159, comma 1, c.p.) e la sospensione del processo per incapacità dell'imputato (art. 71 e 72 c.p.p.), segnalata dal rimettente, pur essendo reale, atteso che se sia accertata (con le modalità di cui all'art. 70 c.p.p.) la natura irreversibile dell'infermità mentale sopravvenuta al fatto, tale da precludere la cosciente partecipazione al giudizio dell'interessato, si verifica una situazione di pratica imprescrittibilità del reato, alla quale né il giudice né l'imputato possono porre rimedio, non può tuttavia essere risolta dalla Corte costituzionale, non essendo ravvisabile una conclusione costituzionalmente obbligata dell'anomalia, essendo le possibilità di intervento normativo molteplici in ordine alle modalità procedurali configurabili; con l'avvertenza che non sarebbe tollerabile l'eccessivo protrarsi dell'inerzia legislativa in ordine a tale grave problema.

Corte Costituzionale  14 febbraio 2013 n. 23

 

L'incapacità dell'imputato di partecipare coscientemente al processo non può dare luogo a pronuncia di improcedibilità dell'azione penale, dovendo invece il giudice, a norma dell'art. 70 c.p.p., disporre la sospensione del processo.

Cassazione penale sez. V  16 maggio 2012 n. 28522  

 

In tema di chiamata in correità, il fatto che il chiamante sia affetto da una qualche patologia psichiatrica non può, di per sé solo, comportare un giudizio negativo circa la sua attendibilità, occorrendo invece, in linea con l'orientamento già espresso dalla giurisprudenza di legittimità con riguardo al disposto di cui all'art. 196, comma 2, c.p.p., dettato per la testimonianza, ma riferibile anche alla parallela norma di cui all'art. 70 c.p.p., dettata per la partecipazione dell'imputato al processo, occorrendo invece che il giudice abbia acquisito concreti elementi per stabilire che il teste o l'imputato, a cagione delle sue accertate condizioni fisio-psichiche che non gli consentono di partecipare liberamente e coscientemente al processo, siano assolutamente incapaci di rendere qualsivoglia dichiarazione, ferma restando, comunque, in diversa ipotesi, l'esigenza che le dichiarazioni rese siano valutate e vagliate in modo particolarmente rigoroso.

Cassazione penale sez. II  14 marzo 2012 n. 12195  

 

La presenza di una situazione patologica cronica e legata all'età dell'imputato, ove non sia tale da impedirne la presenza in udienza o la sua partecipazione cosciente al procedimento, non costituisce legittima causa né della sospensione del procedimento per incapacità dell'imputato né di rinvio del dibattimento per legittimo impedimento a comparire di quest'ultimo.

Cassazione penale sez. III  03 novembre 2011 n. 1371  

 

L'incapacità di partecipare al giudizio va dichiarata unicamente se, in considerazione delle patologie psichiche o fisiche, l'imputato non sia in grado di comprendere e partecipare al processo con la consapevolezza del ruolo assunto, della pendenza di un'accusa a suo carico, risultando l'impossibilità ad esercitare il proprio ruolo nonostante l'assistenza tecnica del difensore; al contrario, lì dove lo stato mentale dell'imputato determina unicamente una difficoltà nella comprensione nel merito dell'accusa, nonché del disvalore del fatto e dell'antigiuridicità della condotta, non si è in presenza di un fattore ostativo alla partecipazione al processo.

Tribunale Chieti  03 febbraio 2011 n. 15  

 

La capacità dell'imputato di partecipare coscientemente al processo deve essere accertata mediante perizia assunta con l'osservanza delle forme previste per il dibattimento anche nell'ipotesi in cui l'accertamento avvenga prima della sua apertura. (Nella specie, in cui il giudice di merito aveva inizialmente avvisato le parti del conferimento dell'incarico peritale, ma poi, una volta depositata la relazione di perizia psichiatrica, l'aveva acquisita senza fissare l'udienza per l'esame orale del perito, la Corte ha annullato l'ordinanza di revoca della sospensione del processo, della quale era stata tempestivamente eccepita la nullità). Annulla con rinvio, Ass.App. Palermo, 23 ottobre 2009

Cassazione penale sez. I  08 luglio 2010 n. 29936  

 

Ai fini della sospensione del processo per incapacità dell'imputato (art. 70 e ss. c.p.p.), per escludere la cosciente partecipazione al processo non è sufficiente una patologia, anche grave, perché in tal modo risulterebbe sempre impossibile procedere al giudizio nei confronti dei soggetti infermi, ma è necessario che l'imputato risulti in condizioni tali da non comprendere quanto avviene e da non potersi difendere. Il relativo apprezzamento sulla capacità è attributo alla valutazione discrezionale del giudice che procede, il quale, nelle ragioni che giustificano la decisione adottata, deve dare adeguatamente conto degli accertamenti peritali e dei comportamenti posti in essere dall'imputato.

Cassazione penale sez. VI  23 ottobre 2009 n. 2419  

 

La sospensione dei termini di durata massima della custodia cautelare durante il tempo in cui il processo è sospeso per legittimo impedimento dell’imputato può essere disposta anche qualora, a seguito degli accertamenti previsti dall’art. 70 c.p.p., risulti che lo stato mentale dell’imputato sia tale da impedirne la cosciente partecipazione al procedimento.

Cassazione penale sez. I  01 aprile 2009 n. 16939  

 

L'incapacità alla partecipazione cosciente dell'imputato al processo non comporta la sospensione del medesimo, a norma dell'art. 70 c.p.p., quando l'incapacità d'intendere e di volere esisteva già al momento del fatto oggetto di causa, trattandosi di disciplina subordinata alla condizione negativa che non debba essere pronunciata sentenza di proscioglimento.

Tribunale Rovereto  27 maggio 2008

 

Ai fini della sospensione del procedimento per incapacità dell'imputato (art. 70 e ss. c.p.p.), salvo che l'incapacità non risulti "ictu oculi" dagli atti del processo o dalla diretta osservazione dell'imputato, ove presente in udienza, è specifico onere della parte di allegare ogni utile elemento atto a dimostrare il suo stato di sofferenza mentale; con la precisazione che, a tal fine, non basterebbe una qualsivoglia infermità mentale, ma occorre un'anomalia che, per "species" e per "quantum" risulti tale da impedire all'imputato di «stare in giudizio», ossia di partecipare coscientemente e liberamente al processo, di interpretare e capire la dinamica processuale e le conseguenze degli atti processuali e di interagire con le figure istituzionali, in modo tale da essere impedito il diritto di "autodifesa".

Cassazione penale sez. V  07 dicembre 2007 n. 13088  

 

In tema di sospensione del procedimento per incapacità dell'imputato, la disposizione dell'art. 70 c.p.p., in forza della quale «se vi è ragione di ritenere che, per infermità mentale, l'imputato non è in grado di partecipare coscientemente al processo, il giudice, se occorre, dispone anche di ufficio, perizia», si caratterizza per una serie di scansioni procedimentali, rappresentate nell'ordine: a) dal riscontro diretto da parte del giudice dello "status" pregiudicato del soggetto e/o dalla soddisfazione dell'onere di allegazione della condizione di incapacità posto a carico della parte che la prospetti; b) dal conseguente "fumus" di incapacità; e) dalla determinazione del giudice sul punto. Da ciò deriva, in particolare, che il giudice non è, comunque, tenuto a disporre l'indagine peritale, laddove si convinca, autonomamente, dello stato d'incapacità, potendo così ritenere sufficiente per provvedere sul punto, senza altro incombente, anche il quadro valutativo a sua disposizione. Ma deriva anche che, in presenza di elementi sintomatici di uno stato di anomalia psichica o, comunque, di una condizione di oggettiva incertezza ingenerata da elementi contraddittori, il giudice non può negare, tout court, l'indagine peritale richiesta dalla parte, se non offrendo adeguata e convincente motivazione sulle ragioni del mancato esercizio del suo potere discrezionale.

Cassazione penale sez. V  07 dicembre 2007 n. 13088  

 

È manifestamente infondata la q.l.c. dell’art. 71 c.p.p., censurato, in riferimento agli art. 3, 24 comma 2 e 112 cost., nella parte in cui impone al giudice di sospendere il procedimento penale, ove l’imputato non sia in grado di partecipare coscientemente al processo per infermità mentale, anziché di pronunciare sentenza "meramente processuale" e "non produttiva di effetti preclusivi". Analoga questione è già stata dichiarata non fondata sulla base del rilievo che non è "ravvisabile una lesione del diritto di difesa, derivando, anzi, dalla sospensione del processo l’impossibilità che venga pronunciata una decisione di condanna nei confronti di una persona che, non potendo partecipare coscientemente al processo, non è in grado di difendersi", non apparendo vulnerato neppure il principio di obbligatorietà dell’azione penale perché, a parte la possibilità per il p.m. di compiere le indagini nei limiti previsti dall’art. 70 comma 3 c.p.p., l’esercizio dell’azione penale è solo sospeso a tutela del diritto costituzionalmente tutelato all’autodifesa, mentre deve escludersi la violazione dell’art. 3 cost., in quanto la lamentata equiparazione di due situazioni ontologicamente diverse, quali l’infermità mentale "cronica" e quella "transeunte", appare del tutto corrispondente alla ratio sottesa all’art. 70 c.p.p., posto che in entrambe le ipotesi l’imputato si trova menomato, fino a che perdura immutata l’infermità di mente, nella propria "libertà di autodeterminazione", coessenziale all’esercizio del diritto di difesa, sicché il legislatore ha ritenuto di prevedere la sospensione del procedimento.

Corte Costituzionale  29 marzo 2007 n. 112

 

È manifestamente inammissibile la q.l.c. dell’art. 70 c.p.p., censurato, in riferimento agli art. 3, 24 comma 2, 111 comma 2 e 112 cost., nella parte in cui impone al giudice di sospendere il procedimento penale, ove l’imputato non sia in grado di partecipare coscientemente al processo per infermità mentale, anziché di pronunciare sentenza "meramente processuale" e "non produttiva di effetti preclusivi". La questione è priva di rilevanza nel giudizio a quo, poiché la disposizione impugnata, che si limita a disciplinare gli "accertamenti sulla capacità dell’imputato", anteriori e prodromici all’eventuale adozione dell’ordinanza di sospensione del procedimento, è già stata applicata dal giudice rimettente, che infatti dichiara di avere preliminarmente accertato l’infermità mentale dell’imputato, tramite perizia psichiatrica.

Corte Costituzionale  29 marzo 2007 n. 112  

 

L'incapacità dell'imputato di partecipare al processo e la mancanza di imputabilità costituiscono stati soggettivi che, in ipotesi, pur accomunati dall'infermità mentale, operano su piani del tutto diversi ed autonomi. La capacità di stare in giudizio, infatti, rileva ai fini del corretto esercizio del diritto di difesa di cui all'art. 24 cost., deve essere valutata al momento del processo e la sua assenza implica la sospensione dello stesso e la nomina di un curatore speciale (ex art. 70 ss. c.p.p.). La capacità di intendere e volere attiene, per converso, alla imputabilità, deve essere valutata rapportandosi al momento della condotta, e la sua assenza, se causa della condotta dell'agente, comporta la assoluzione ex art. 530 c.p.p. e 88 c.p.

Tribunale Gela  15 settembre 2006 n. 430  

 



 
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