codice-proc-penale
Codice proc. penale agg.  al  11 Mag 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 702 cod. proc. penale: Intervento dello stato richiedente

1. A condizione di reciprocità, lo stato richiedente ha la facoltà di intervenire nel procedimento davanti alla corte di appello e alla corte di cassazione facendosi rappresentare da un avvocato abilitato al patrocinio davanti all’autorità giudiziaria italiana.


Giurisprudenza annotata

Intervento dello stato richiedente

L'art. 21 comma 1, l. n. 1034 del 1971 prescrive che il ricorso debba essere notificato "tanto all'organo che ha emesso l'atto impugnato quanto ai controinteressati ai quali l'atto direttamente si riferisce, o almeno ad alcuno tra essi", e non vi è dubbio che, in tale situazione, versi il Paese estero che domanda l'estradizione. La procedura di estradizione c.d. passiva (delineata negli art. 697 e ss., c.p.p.) può avere inizio soltanto con una specifica domanda dello Stato estero interessato (art. 700 c.p.p.), di talché questo medesimo Stato (che ai sensi dell'art. 702 c.p.p. può intervenire nella fase giurisdizionale) viene ad assumere una posizione uguale e contraria rispetto all'estradando, vantando un interesse giuridicamente qualificato e differenziato al mantenimento degli effetti del decreto di estradizione.

T.A.R. Roma (Lazio) sez. I  03 febbraio 2009 n. 1078  

 

Lo Stato richiedente, come confermato anche dall'art. 702 c.p.p., dettato in tema di intervento e rappresentanza nel procedimento dinanzi alla Corte d'appello ed alla Corte di cassazione, pur essendo titolare di un interesse sostanziale, non è tuttavia controinteressato in senso formale nel giudizio amministrativo instaurato per l'annullamento del decreto concessivo dell'estradizione, ma ha solo la facoltà di intervenire.

T.A.R. (Lazio) sez. I  06 ottobre 1999 n. 2171  

 

In tema di estradizione per l'estero, lo Stato richiedente non è legittimato ad impugnare i provvedimenti dell'autorità giudiziaria italiana relativi alle misure cautelari assunte nei confronti dell'estradando. Tale diritto, infatti, compete solo al PG presso la Corte di appello, alla persona interessata ed al suo difensore. Invero il diritto dello stato estero ad intervenire nel procedimento di estradizione (diritto riconosciuto dall'art. 702 c.p.p.) legittima lo Stato suddetto ad impugnare - con ricorso per cassazione - le sentenze pronunziate dalla Corte di appello in tema di estradizione, ma non anche ad interloquire nel procedimento incidentale "de libertate", instauratosi a carico della persona nei cui confronti l'estradizione viene richiesta. D'altronde, benché lo stato estero possa, ai sensi dell'art. 715 c.p.p., richiedere l'emissione di provvisoria misura coercitiva in danno del soggetto nei cui confronti la domanda di estradizione è "in itinere", tale facoltà - finalizzata alla applicazione di una misura cautelare interinale - non conferisce allo Stato richiedente alcun potere di impugnazione in ordine alle vicende cautelari dell'estradando, ma rappresenta il mero presupposto di fatto in forza del quale è possibile procedere, su richiesta motivata del Ministro di grazia e giustizia (ed in vista di una instauranda procedura di estradizione), alla applicazione provvisoria di una misura cautelare.

Cassazione penale sez. VI  12 gennaio 1999 n. 45830  

 

Come risulta dal complesso di norme che regolano il procedimento di estradizione, agli art. 697 - 713 c.p.p., il decreto del Ministro di grazia e giustizia si pone a conclusione di due distinte fasi procedimentali del tutto autonome l'una dall'altra, ancorché avvinte da un nesso di presupposizione, nella cui seconda fase l'autorità amministrativa pone in essere un proprio ed autonomo procedimento valutativo, in ordine al quale la giurisdizione del giudice amministrativo, che si radica sul provvedimento finale, ancorché non la si voglia considerare estensibile al riesame della sussistenza delle condizioni per l'accoglimento, non può non conoscere, altrettanto autonomamente, delle censure che pongano in discussione la legittimità delle fonti normative sulle quali si fonda l'esercizio del potere, in base al quale l'atto è impugnato.

T.A.R. (Lazio) sez. I  22 marzo 1996 n. 435  



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti