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Codice proc. penale agg.  al  11 Mag 2015
 
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Art. 705 cod. proc. penale: Condizioni per la decisione

1. Quando non esiste convenzione o questa non dispone diversamente, la corte di appello pronuncia sentenza favorevole all’estradizione se sussistono gravi indizi di colpevolezza ovvero se esiste una sentenza irrevocabile di condanna e se, per lo stesso fatto, nei confronti della persona della quale è domandata l’estradizione, non è in corso procedimento penale né è stata pronunciata sentenza irrevocabile nello Stato.

2. La corte di appello pronuncia comunque sentenza contraria all’estradizione:

a) se, per il reato per il quale l’estradizione è stata domandata, la persona è stata o sarà sottoposta a un procedimento che non assicura il rispetto dei diritti fondamentali;

b) se la sentenza per la cui esecuzione è stata domandata l’estradizione contiene disposizioni contrarie ai principi fondamentali dell’ordinamento giuridico dello Stato;

c) se vi è motivo di ritenere che la persona verrà sottoposta agli atti, alle pene o ai trattamenti indicati nell’articolo 698 comma 1.


Giurisprudenza annotata

Condizioni per la decisione

In tema di estradizione per l'estero, la pronuncia ostativa all'estradizione, di cui all'art. 705 comma 2 lett. c) c.p.p., non può essere basata su documentazione proveniente da Amnesty International, da cui si evincano soltanto episodi occasionali e non sistematici di persecuzione o discriminazione. (Nella specie, la Corte ha ritenuto insufficiente l'accertamento officioso circa la sussistenza di sistematiche violazioni dei diritti fondamentali da parte del Governo Ucraino). (Annulla senza rinvio, App. Venezia, 21/11/2013 )

Cassazione penale sez. VI  08 aprile 2014 n. 30864  

 

In tema di estradizione per l'estero, la pronuncia ostativa all'estradizione, di cui all'art. 705, comma 2, lett. c), c.p.p., non può essere basata sulla documentazione tratta dal sito internet di Amnesty International, dal quale si evincano episodi occasionali di persecuzione o discriminazione denunciati in modo tale da non essere ritenuti come peculiari di un sistema. (Fattispecie in tema di estradizione richiesta dal Governo della Moldavia). Rigetta, App. Napoli, 06/06/2013

Cassazione penale sez. VI  20 dicembre 2013 n. 2657  

 

In tema di estradizione per l'estero, la Corte d'appello può fondare la propria decisione contraria, ai sensi degli art. 705, comma 2, lett. c), e 698, comma 1, c.p.p., sul provvedimento della competente Commissione territoriale del Ministero degli interni che abbia riconosciuto all'estradando lo "status" di protezione internazionale sussidiaria, per il pericolo di esposizione a trattamenti disumani e degradanti in caso di rientro nello Stato richiedente l'estradizione, ove quest'ultimo provvedimento sia riconosciuto dal giudice completo, certo ed affidabile. Rigetta, App. Firenze, 12/07/2013

Cassazione penale sez. VI  18 dicembre 2013 n. 3746  

 

In tema d'estradizione processuale, anche in presenza di una convenzione che non prevede la valutazione da parte dello Stato richiesto dei gravi indizi di colpevolezza, l'autorità giudiziaria italiana, a norma dell'art. 705 comma 1 c.p.p., non può limitarsi ad un controllo meramente formale ed è pertanto indispensabile la traduzione della documentazione trasmessa in uno alla richiesta di estradizione, per permettere di accertare che in essa risultino evocate le ragioni per le quali l'autorità dello Stato richiedente ha ritenuto la fondatezza dell'ipotesi accusatoria. (Fattispecie nella quale la Corte ha annullato con rinvio la sentenza che aveva accolto un'estradizione avanzata dal Perù sulla sola scorta della traduzione della richiesta di estradizione e non degli atti di indagine e dei provvedimenti emessi dall'autorità peruviana). Annulla con rinvio, App. Torino, 25/03/2013

Cassazione penale sez. VI  26 settembre 2013 n. 43245  

 

In tema di estradizione processuale, in presenza di una convenzione che non preveda la valutazione da parte dello stato richiesto dei gravi indizi di colpevolezza, l'autorità giudiziaria italiana, a norma dell'art. 705, comma 1, c.p.p., non deve limitarsi ad un controllo meramente formale della documentazione allegata alla domanda estradizionale, ma deve accertare che in essa roisultino evocate le ragioni per le quali è stato ritenuto probabile, nella prospettiva del sistema processuale dello Stato richiedente, che l'estradando avvia commesso il reato oggetto dell'estradizione. (Fattispecie in tema di estradizione richiesta dal Governo del Perù in adesione al trattato di estradizione tra Italia e Perù ratificato con l. 3 maggio 2004 n. 135). Dichiara inammissibile, App. Milano, 02/04/2013

Cassazione penale sez. VI  11 luglio 2013 n. 40959  

 

In tema di estradizione per l'estero, il divieto di pronuncia favorevole contemplato dall'art. 705, comma secondo, lett. c), cod. proc. pen., opera esclusivamente nelle ipotesi in cui sia riscontrabile una situazione allarmante riferibile ad una scelta normativa o di fatto dello Stato richiedente, a prescindere da contingenze estranee ad orientamenti istituzionali e rispetto alle quali sia comunque possibile attivare una tutela legale. (Fattispecie relativa ad una richiesta di estradizione avanzata dalla Repubblica Araba d'Egitto per una persona appartenente alla minoranza religiosa copta, in cui la S.C. ha annullato con rinvio la sentenza impugnata ritenendo opportuno un approfondimento istruttorio circa la specifica rilevanza delle vicende inerenti all'attuale contesto politico-istituzionale). Annulla con rinvio, App. Milano, 04/12/2012

Cassazione penale sez. VI  06 marzo 2013 n. 10905  

 

Il divieto di estradizione per il rischio di soggezione ad atti di persecuzione o discriminazione per ragioni religiose (art. 705, comma 2 c.p.p.) opera solo quando tale rischio sia riferibile ad una scelta normativa o di fatto dello stato richiedente, a prescindere da contingenze estranee a orientamenti istituzionali, perché non rilevano situazioni rispetto alle quali sia comunque possibile una tutela legale (cassata, nella specie, la decisione dei giudici di appello che avevano dichiarati sussistenti le condizioni per l'estradizione di un cittadino egiziano di religione cristiana copta. A detta della Corte, i giudici del merito avevano dato atto, quale contesto appartenente al notorio, della presenza in atto di vicende, qualificate politico-istituzionali, e pertanto direttamente afferenti la condotta e l'orientamento di momenti istituzionali pubblici, definite convulse, ma poi non avevano approfondito il dato contestuale per verificare se questo, proprio in relazione all'appartenenza dell'estradando a minoranza religiosa oggetto di attacchi e violenze non controllate, non controllabili, o addirittura agevolate, da parte delle istituzioni o di sue articolazioni, potesse avere un immediato, almeno seriamente verosimile, riverbero sulla futura espiazione di pena del cittadino egiziano).

Cassazione penale sez. VI  06 marzo 2013 n. 10905  



 
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