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Codice proc. penale agg.  al  29 Apr 2015
 
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Art. 71 cod. proc. penale: Sospensione del procedimento per incapacita’ dell’imputato

1. Se, a seguito degli accertamenti previsti dall’articolo 70, risulta che lo stato mentale dell’imputato è tale da impedirne la cosciente partecipazione al procedimento, il giudice dispone con ordinanza che questo sia sospeso, sempre che non debba essere pronunciata sentenza di proscioglimento o di non luogo a procedere.

2. Con l’ordinanza di sospensione il giudice nomina all’imputato un curatore speciale, designando di preferenza l’eventuale rappresentante legale.

3. Contro l’ordinanza possono ricorrere per cassazione il pubblico ministero, l’imputato e il suo difensore nonché il curatore speciale nominato all’imputato.

4. La sospensione non impedisce al giudice di assumere prove, alle condizioni e nei limiti stabiliti dall’articolo 70 comma 2. A tale assunzione il giudice procede anche a richiesta del curatore speciale, che in ogni caso ha facoltà di assistere agli atti disposti sulla persona dell’imputato, nonché agli atti cui questi ha facoltà di assistere.

5. Se la sospensione interviene nel corso delle indagini preliminari, si applicano le disposizioni previste dall’articolo 70 comma 3.

6. Nel caso di sospensione, non si applica la disposizione dell’articolo 75 comma 3.


Giurisprudenza annotata

Sospensione del procedimento

Deve essere disposta la restituzione degli atti al giudice rimettente per "ius superveniens" in relazione alla q.l.c. dell'art. 71, comma 1, c.p.p., nella parte in cui – quando c’è una situazione di incapacità processuale, permanente ed irreversibile per l'assenza di prospettive di guarigione o di significativa attenuazione dell'infermità mentale, di un imputato sottoposto a misura di sicurezza provvisoria detentiva – non consente al giudice di celebrare il processo e di definirlo con una sentenza, ivi compresa quella di assoluzione per non imputabilità ed applicazione di misure di sicurezza, allorché l'imputato sia rappresentato da un curatore speciale. Successivamente all'ordinanza di rimessione, infatti, è entrato in vigore il d.l. n. 52/2014, conv., con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, l. n. 81/2014, il quale, nell'art. 1, comma 1 quater, stabilisce che "le misure di sicurezza detentive provvisorie o definitive, compreso il ricovero nelle residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza, non possono durare oltre il tempo stabilito per la pena detentiva prevista per il reato commesso, avuto riguardo alla previsione edittale massima".

Corte Costituzionale  26 febbraio 2015 n. 20  

 

Deve essere rimessa al giudice a quo la valutazione circa la perdurante rilevanza e la non manifesta infondatezza della questione costituzionale sollevata in riferimento all'art. 71, comma 1, c.p.p., nella parte in cui dispone che quando c'è una situazione di incapacità processuale, permanente ed irreversibile per l'assenza di prospettive di guarigione o di significativa attenuazione dell'infermità mentale, di un imputato sottoposto a misura di sicurezza provvisoria detentiva non è consentito al giudice di celebrare il processo e di definirlo con una sentenza, ivi compresa quella di assoluzione per non imputabilità ed applicazione di misure di sicurezza, allorché l'imputato sia rappresentato da un curatore speciale, cioè da un soggetto che surroga le capacità dell'infermo di mente perché in grado di tutelarne in concreto gli interessi, atteso che in epoca successiva all'ordinanza di rimessione, è stata emanata una norma (art. 1 comma 1 quater d.l. n. 52 del 2014) che ha introdotto un termine massimo di durata delle misure di sicurezza, provvisorie o definitive, di carattere detentivo, sicchè, in applicazione dei principi del tempus regit actum e del favor rei, il giudice remittente ha potuto dichiarare la cessazione di efficacia della misura di sicurezza provvisoria del ricovero nell'ospedale psichiatrico giudiziario disposta nei confronti dell'imputato.

Corte Costituzionale  26 febbraio 2015 n. 20  

 

Sono manifestamente infondate, in riferimento agli art. 3, 97 e 111, comma 2, cost., le q.l.c. degli art. 70 e 71 c.p.p., nella parte in cui non comprendono, nella disciplina della sospensione del procedimento per incapacità dell'imputato, il caso di persone che siano assolutamente impossibilitate a comparire nel giudizio per infermità non afferenti allo stato mentale. Le situazioni poste a raffronto dal rimettente sono eterogenee, così da escludere che possa considerarsi costituzionalmente dovuta una omologazione delle relative discipline e l'attuale disciplina dell'impedimento, già fondata sulla sospensione del processo (e dei termini prescrizionali) per un periodo di durata circoscritta (sessanta giorni, oltre il tempo di durata dell'infermità), assicura un bilanciamento non manifestamente irragionevole tra le esigenze di celerità del procedimento e la imprescindibile garanzia del diritto di difesa, dovendosi altresì escludere che l'introduzione di una nuova causa di sospensione del giudizio, in assenza oltretutto della stringente necessità di salvaguardare interessi contrapposti, possa concorrere al contenimento dei tempi processuali, mentre il principio di buon andamento della p.a. attiene unicamente alle leggi ordinamentali ed a quelle che regolano il funzionamento amministrativo degli uffici medesimi, restando invece estraneo alle norme di esercizio della funzione giurisdizionale (sentt. n. 354 del 1996, 272 del 2008; ordd. n. 67 del 2009, 84 del 2011).

Corte Costituzionale  21 ottobre 2013 n. 243  

 

Sono manifestamente infondate le q.l.c., sollevate in riferimento agli art. 3, 97 e 111, comma 2, cost., degli art. 70 e 71 c.p.p., nella parte in cui non comprendono, nella disciplina della sospensione del procedimento per incapacità dell'imputato, il caso di persone che siano assolutamente impossibilitate a comparire nel giudizio per infermità non afferenti allo stato mentale.

Corte Costituzionale  21 ottobre 2013 n. 243  

 

Non va adottata - e qualora adottata va revocata - la sospensione del procedimento ex art. 71 cod. proc. pen. quando vi siano le condizioni per emettere nei confronti dell'imputato incapace a stare in giudizio una sentenza a lui favorevole. (Nella specie, la Corte ha ritenuta legittima la mancata emissione da parte del Gup dell'ordinanza di sospensione del procedimento, in un caso in cui era stata poi adottata sentenza di non doversi procedere per incapacità, senza l'applicazione di misura di sicurezza personale). Rigetta, Gip Trib. Torino, 13/07/2012

Cassazione penale sez. VI  04 luglio 2013 n. 34575  

 

È inammissibile, non essendo individuabile una pronuncia costituzionalmente obbligata, la q.l.c., sollevata, in riferimento agli art. 3, 24 comma 2, e 111, comma 2, cost., dell'art. 159, comma 1, c.p. nella parte in cui prevede la sospensione del corso della prescrizione anche in presenza delle condizioni di cui agli art. 71 e 72 c.p.p., laddove sia accertata l'irreversibilità dell'incapacità dell'imputato di partecipare coscientemente al processo. (Nel dichiarare l'inammissibilità della questione - dovuta al rispetto della priorità di valutazione da parte del legislatore sulla congruità dei mezzi per raggiungere un fine costituzionalmente necessario - la Corte ha affermato che non sarebbe tollerabile l'eccessivo protrarsi dell'inerzia legislativa in ordine al grave problema individuato nella pronuncia).

Corte Costituzionale  14 febbraio 2013 n. 23  

 

È inammissibile la q.l.c. dell'art. 159, comma 1, c.p., censurato, in riferimento agli art. 3, 24, comma 2, e 111, comma 2, cost., nella parte in cui prevede la sospensione del corso della prescrizione anche in presenza delle condizioni di cui agli art. 71 e 72 c.p.p., laddove sia accertata l'irreversibilità dell'incapacità dell'imputato di partecipare coscientemente al processo. L'anomalia insita nelle norme correlate concernenti la sospensione della prescrizione estintiva dei reati (art. 159, comma 1, c.p.) e la sospensione del processo per incapacità dell'imputato (art. 71 e 72 c.p.p.), segnalata dal rimettente, pur essendo reale, atteso che se sia accertata (con le modalità di cui all'art. 70 c.p.p.) la natura irreversibile dell'infermità mentale sopravvenuta al fatto, tale da precludere la cosciente partecipazione al giudizio dell'interessato, si verifica una situazione di pratica imprescrittibilità del reato, alla quale né il giudice né l'imputato possono porre rimedio, non può tuttavia essere risolta dalla Corte costituzionale, non essendo ravvisabile una conclusione costituzionalmente obbligata dell'anomalia, essendo le possibilità di intervento normativo molteplici in ordine alle modalità procedurali configurabili; con l'avvertenza che non sarebbe tollerabile l'eccessivo protrarsi dell'inerzia legislativa in ordine a tale grave problema.

Corte Costituzionale  14 febbraio 2013 n. 23  

 

Le notifiche all'imputato che non sia interdetto ovvero di cui non sia stata ancora dichiarata l'incapacità processuale ai sensi dell'art. 71, comma 1, c.p.p. o del quale la stessa incapacità sia stata dichiarata in altro procedimento non devono essere necessariamente eseguite nelle forme di cui all'art. 166 c.p.p.

Cassazione penale sez. VI  10 novembre 2010 n. 674  

 

Il disposto di cui all'art. 166 c.p.p. secondo cui, qualora l'imputato si trovi nelle condizioni di infermità di mente previste dall'art. 71 c.p.p. le notifiche debbono essere effettuate anche presso il curatore speciale, non può trovare applicazione nel caso in cui la sussistenza di dette condizioni sia stata accertata nell'ambito di altro procedimento penale pendente davanti a diverso giudice.

Cassazione penale sez. VI  10 novembre 2010 n. 674  

 

Non è suscettibile di autonoma impugnazione, dovendo trovare applicazione il disposto di cui all'art. 586, comma 1, c.p.p., l'ordinanza con la quale il giudice del dibattimento revochi, ai sensi dell'art. 72 c.p.p., la sospensione del procedimento disposta per la ritenuta incapacità dell'imputato di parteciparvi coscientemente.

Cassazione penale sez. I  08 luglio 2010 n. 29936



 
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