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Codice proc. penale agg.  al  11 Mag 2015
 
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Art. 715 cod. proc. penale: Applicazione provvisoria di misure cautelari

1. Su domanda dello Stato estero e a richiesta motivata del ministro di grazia e giustizia, la corte di appello può disporre, in via provvisoria, una misura coercitiva prima che la domanda di estradizione sia pervenuta.

2. La misura può essere disposta se:

a) lo Stato estero ha dichiarato che nei confronti della persona è stato emesso provvedimento restrittivo della libertà personale ovvero sentenza di condanna a pena detentiva e che intende presentare domanda di estradizione;

b) lo Stato estero ha fornito la descrizione dei fatti, la specificazione del reato e gli elementi sufficienti per l’esatta identificazione della persona;

c) vi è pericolo di fuga.

3. La competenza a disporre la misura appartiene, nell’ordine, alla corte di appello nel cui distretto la persona ha la residenza, la dimora o il domicilio ovvero alla corte di appello del distretto in cui risulta che la persona si trova. Se la competenza non può essere determinata nei modi così indicati, è competente la corte di appello di Roma.

4. La corte di appello può altresì disporre il sequestro del corpo del reato e delle cose pertinenti al reato.

5. Il ministro di grazia e giustizia dà immediata comunicazione allo Stato estero dell’applicazione in via provvisoria della misura coercitiva e dell’eventuale sequestro.

6. Le misure cautelari sono revocate se entro quaranta giorni dalla predetta comunicazione non sono pervenuti al ministero degli affari esteri o a quello di grazia e giustizia la domanda di estradizione e i documenti previsti dall’articolo 700.


Giurisprudenza annotata

Applicazione provvisoria di misure cautelari

In tema di estradizione per l'estero secondo la normativa prevista dalla Convenzione europea di estradizione del 13 dicembre 1957, la misura coercitiva provvisoriamente applicata a norma dell'art. 715 c.p.p. deve essere revocata se la domanda di estradizione ed i relativi documenti, allo scadere del termine massimo di quaranta giorni decorrente dall'arresto (che deve essere computato nel termine), non siano stati indirizzati dal Ministero della giustizia dello Stato richiedente al Ministero della giustizia dello Stato richiesto, ovvero trasmessi per via diplomatica, a nulla rilevando il fatto che la domanda di estradizione sia pervenuta nel termine su indicato all'Interpol (Organizzazione di internazionale di Polizia criminale) o ad altra autorità diversa da quelle sopra indicate.

Cassazione penale sez. VI  23 novembre 2012 n. 9092  

 

In tema di estradizione per l'estero, ai fini della legittimità della misura cautelare preceduta da un arresto operato nei casi di urgenza, a norma dell'art. 716 cod. proc. pen., non è prevista una richiesta motivata da parte del Ministro della giustizia, che è invece contemplata dall'art. 715, comma primo, cod. proc. pen., nella diversa ipotesi in cui non sia stato operato l'arresto di polizia giudiziaria. Dichiara inammissibile, App. Ancona, 19 settembre 2011

Cassazione penale sez. VI  19 dicembre 2011 n. 3889

 

In tema di estradizione per l'estero, la legittimità dell'arresto provvisorio ad iniziativa della polizia giudiziaria, in applicazione dell'art. 716 cod. proc. pen., è subordinata, tra l'altro, alla condizione dell'urgenza dell'adempimento, la quale, stante il richiamo operato all'art. 715, comma secondo, cod. proc. pen., può ritenersi senz'altro integrata quando sussista il rischio di fuga dell'estradando. Dichiara inammissibile, App. Ancona, 19 settembre 2011

Cassazione penale sez. VI  19 dicembre 2011 n. 3889  

 

In tema di estradizione per l'estero, nell'ipotesi prevista dall'art. 38 della convenzione fra Italia e Marocco relativa alla reciproca assistenza giudiziaria, all'esecuzione delle sentenze e all'estradizione - sottoscritta a Roma il 12 febbraio 1971 e ratificata con l. 12 dicembre 1973 n. 1043 - che attribuisce allo Stato richiesto la mera facoltà di porre fine all'arresto provvisorio dell'estradando, se nel termine di trenta giorni non siano state ricevute la domanda di estradizione e la relativa documentazione, deve ritenersi applicabile il più ampio termine di quaranta giorni previsto dalla disciplina ordinaria di cui all'art. 715 comma 6 c.p.p., stante il carattere meramente opzionale del diverso limite temporale contenuto nella norma pattizia, rimasta priva di una specifica norma di adattamento nell'ordinamento interno. Rigetta, App. Milano, 16 settembre 2010

Cassazione penale sez. VI  25 ottobre 2011 n. 45310  

 

In tema di estradizione per l'estero, ai fini della convalida dell'arresto operato d'urgenza dalla polizia giudiziaria e dell'applicazione provvisoria di misure cautelari da parte del Presidente della Corte d'appello, è sufficiente ad integrare la condizione richiesta dagli art. 716 e 715, comma 2, lett. a), c.p.p., la diffusione della ricerca per l'arresto provvisorio da parte dello Stato estero, con l'indicazione del provvedimento restrittivo della libertà personale. (Fattispecie relativa ad una richiesta avanzata dalle autorità serbe). Rigetta, App. Bologna, 13 luglio 2009

Cassazione penale sez. VI  06 novembre 2009 n. 46222  

 

In tema di estradizione per l'estero, l'ordinanza di convalida e di applicazione di misura cautelare a seguito di arresto provvisorio ex art. 716 c.p.p. è ricorribile per cassazione solo per violazione di legge e non per vizio di motivazione. (Fattispecie in cui la S.C. ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso, essendo stato dedotto, tra l'altro, il vizio di motivazione relativamente al pericolo di fuga di cui all'art. 715, comma 2, lett. c), c.p.p.). Dichiara inammissibile, App. Firenze, 22 aprile 2009

Cassazione penale sez. VI  25 giugno 2009 n. 29410  

 

In tema di estradizione per l'estero, l'adozione di una misura cautelare non preceduta da un arresto operato a norma dell'art. 716 cod. proc. pen. è illegittima, qualora manchi una richiesta motivata del Ministro della giustizia ai sensi dell'art. 715, comma primo, cod. proc. pen.. (Fattispecie relativa ad un mandato di arresto emesso dall'autorità giudiziaria croata, senza che fosse stata presentata domanda di estradizione da parte delle autorità croate). Annulla senza rinvio, App. Lecce, 3 Novembre 2008

Cassazione penale sez. VI  19 dicembre 2008 n. 48498  

 

In tema di estradizione per l'estero, ai fini della convalida dell'arresto provvisorio eseguito dalla polizia giudiziaria non è necessario che dalla motivazione del provvedimento risulti la descrizione dei fatti da parte dello Stato estero, ma deve ritenersi sufficiente l'indicazione del titolo del reato, unitamente all'attestazione, con riferimento al verbale di arresto, della presenza delle condizioni richieste dall'art. 715, comma secondo, cod. proc. pen.. Rigetta, App. Napoli, 18 Settembre 2008

Cassazione penale sez. VI  18 novembre 2008 n. 10981  

 

In tema di estradizione per l'estero, la legittimità dell'arresto provvisorio ad iniziativa della polizia giudiziaria, in applicazione dell'art. 716 c.p.p., è subordinata (oltre che ad altri presupposti) all'urgenza dell'adempimento, la quale, atteso il richiamo al comma secondo dell'art. 715 c.p.p., va misurata sul rischio di fuga, sussistendo il quale la condizione dell'urgenza può dirsi senz'altro integrata. (Fattispecie nella quale la Corte ha ritenuto che il provvedimento di convalida, nel sottolineare l'impellente esigenza cautelare di scongiurare il pericolo di fuga dell'estradando, cittadino albanese in stato di clandestinità in Italia, avesse implicitamente valutato, in termini positivi, il requisito dell'urgenza richiesto per l'arresto da parte della p.g.).

Cassazione penale sez. VI  26 febbraio 2008 n. 25164  

 

Sono manifestamente inammissibili le q.l.c. degli art. 715 comma 6 e 708 comma 2 c.p.p., censurati, in riferimento agli art. 3 e 13 cost., nella parte in cui collegano la maturazione dei termini perentori di durata delle misure privative della libertà personale, disposte provvisoriamente a carico dell’estradando, al mancato verificarsi di eventi "non conoscibili" dal giudice, se non per effetto di comunicazione da parte del Ministro della giustizia. Il rimettente, infatti, non definisce il tipo di intervento richiesto alla Corte costituzionale, limitandosi a prospettare una presunta contraddizione tra la perentorietà dei termini previsti dalle norme censurate e l’asserita impossibilità di verifica, da parte dell’autorità giudiziaria competente, del fatto storico da cui dipende la decorrenza dei termini stessi, sicché il "petitum" delle sollevate questioni non è precisato né è deducibile dall’ordinanza di rimessione, e manca una soluzione costituzionalmente obbligata del dubbio prospettato dal giudice rimettente.

Corte Costituzionale  05 aprile 2007 n. 123  

 

Nella procedura di estradizione passiva, la norma dell'art. 715 c.p.p., che consente l'applicazione provvisoria di una misura cautelare, richiede il duplice presupposto che nello Stato richiedente sia stato emesso un provvedimento restrittivo della libertà personale o sia stata pronunciata nei confronti dell'estradando una sentenza di condanna a pena detentiva e che vi sia pericolo di fuga. Tale misura cautelare disposta in via provvisoria ha la funzione di assicurare la disponibilità dell'estradando a fini estradizionali ed è rispetto a questo obiettivo che si commisura l'adeguatezza della cautela, restando preclusa ogni altra limitazione, non prevista dalla disciplina specificamente dettata dal codice, che si tradurrebbe in un'indebita restrizione del potere dello Stato estero di chiedere l'estradizione. In questa prospettiva, relativamente all'apprezzamento del pericolo di fuga, deve escludersi che sia applicabile la limitazione prevista dall'art. 274, lett. b), c.p.p. (il quale dispone che in caso di pericolo di fuga la misura cautelare può essere disposta solo se il giudice ritiene che possa essere irrogata una pena superiore a due anni di reclusione), perché tale limitazione si basa su criteri di adeguatezza e di proporzionalità la cui funzione si svolge esclusivamente nel diritto interno, in quanto orientati alla diversa finalità di contenere la misura cautelare nei termini della sanzione in concreto irrogabile, con una soglia minima che giustifichi la cautela e ne renda ragionevole l'applicazione. Invece, il pericolo di fuga a fini estradizionali va inteso come pericolo di allontanamento dell'estradando dal territorio dello Stato richiesto, con conseguente rischio di inosservanza dell'obbligo assunto a livello internazionale di assicurarne la consegna al Paese richiedente, con la precisazione che la sussistenza di tale pericolo deve essere comunque motivatamente fondata su elementi concreti, che abbiano cioè uno stretto legame nella realtà di fatto e che non siano basati su presunzioni o preconcette valutazioni di ordine generale.

Cassazione penale sez. VI  14 dicembre 2006 n. 14218  



 
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