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Codice proc. penale agg.  al  11 Mag 2015
 
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Art. 718 cod. proc. penale: Revoca e sostituzione delle misure

1. La revoca e la sostituzione delle misure previste dagli articoli precedenti sono disposte in camera di consiglio dalla corte di appello o, nel corso del procedimento davanti alla corte di cassazione, dalla corte medesima.

2. La revoca è sempre disposta se il ministro di grazia e giustizia ne fa richiesta.


Giurisprudenza annotata

Revoca e sostituzione delle misure

Il procedimento in camera di consiglio davanti alla Corte d'appello, chiamata a deliberare ai sensi dell'art. 718 comma 1 c.p.p. sulla richiesta di revoca o sostituzione della misura coercitiva disposta nei confronti dell'estradando, deve svolgersi secondo le forme dell'udienza camerale partecipata previste dall'art. 127 (annullata, nella specie, l'ordinanza di rigetto della richiesta di revoca o di sostituzione della misura cautelare, emessa nel corso di una procedura di estradizione attiva, atteso che il provvedimento impugnato era stato pronunciato de plano, omettendo di fissare la comparizione delle parti ai sensi dell'art. 127 c.p.p.).

Cassazione penale sez. VI  28 novembre 2012 n. 47885  

 

In tema di estradizione per l'estero, nel corso del procedimento davanti alla Corte di cassazione, quest'ultima è competente, in base all'art. 718 c.p.p., alla revoca e alla sostituzione della misura degli arresti domiciliari, in caso di trasgressione alle relative prescrizioni.

Cassazione penale sez. VI  14 aprile 2008 n. 15628  

 

In tema di revoca e sostituzione delle misure cautelari nei confronti dell'estradando, qualora quest'ultimo nella relativa procedura abbia chiesto di essere sentito dal magistrato di sorveglianza del luogo in cui si trovi detenuto e tale incombente abbia avuto luogo in assenza dei difensori di fiducia non preventivamente avvisati, non sussiste la nullità di cui agli art. 178 comma 1 lett. c) e 179 comma 1 c.p.p., considerato che l'invito "ad audiendum" ex art. 127 c.p.p., non è assimilabile all'interrogatorio o all'esame e si concreta in una mera richiesta di rilasciare spontanee dichiarazioni nell'ambito della procedura camerale, che non prevede il diritto del difensore di essere presente, con la conseguenza che l'omesso avviso a quest'ultimo non comporta alcuna nullità.

Cassazione penale sez. VI  04 aprile 2006 n. 19297  

 

È rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 715 comma 6 c.p.p. per contrasto con gli artt. 3 e 13 della Costituzione nella parte in cui, prevedendo la revoca della misura cautelare applicata provvisoriamente all'estradando se entro quaranta giorni dalla privazione della libertà personale (dovendosi così individuare il “dies a quo” in forza della prevalente disposizione di cui all'art. 16 della Convenzione Europea di Estradizione) non sono pervenuti al Ministero della giustizia e al Ministero degli affari esteri la domanda di estradizione e gli altri documenti previsti dall'art. 700 c.p.p., rende impossibile al giudice la verifica circa il rispetto del termine citato, in difetto di tempestiva comunicazione del Ministro alla corte di appello competente, e consente che la durata della carcerazione preventiva venga determinata non più dalla legge, bensì dal Ministro, il quale, ritardando od omettendo di comunicare se la domanda di estradizione è pervenuta, impedisce al giudice di provvedere a norma del combinato disposto degli artt. 715 e 718 c.p.p.

Corte appello Catanzaro  01 febbraio 2006

 

In materia di revoca e di sostituzione delle misure cautelari nei confronti dell'estradando, l'art. 718 c.p.p. non richiama il procedimento di cui all'art. 127 c.p.p., ma statuisce soltanto che la corte di appello deve procedere in camera di consiglio, espressione da intendersi, alla luce del richiamo di cui all'art. 714.2 c.p.p., come designante l'adozione dei provvedimenti da parte dell'organo collegiale secondo la procedura prevista dall'art. 299 c.p.p.

Cassazione penale sez. VI  26 giugno 2002 n. 31902  

 

Nel giudizio di estradizione davanti alla Corte d'appello non può costituire causa di incompatibilità e di ricusazione dei giudici componenti di detta Corte il fatto che essi si siano in precedenza pronunciati, nell'ambito del medesimo procedimento, in virtù della competenza accessoria loro attribuita dalla legge (art. 715 e 718 c.p.p.), su questioni attinenti l'applicazione, la revoca o la sostituzione di misure cautelari. Tale disciplina manifestamente non si pone in contrasto con gli art. 3 e 24 comma 2 e 27 comma 3 cost.

Cassazione penale sez. III  07 luglio 1999 n. 2482  

 

In materia di misure coercitive previste a fini estradizionali, per individuare i termini della durata massima di esse, non può farsi riferimento alle norme di cui agli art. 303 e 308 c.p.p., che attengono al processo ordinario e si attagliano alla struttura e alle caratteristiche di questo, ma alle previsioni degli art. 708, 714, 715, 716, 718 c.p.p. e delle eventuali norme convenzionali prevalenti. In effetti, il richiamo che l'art. 714 comma 2 c.p.p. fa, "in quanto applicabili", alle disposizioni del titolo I del libro IV del codice non è riferibile ai summenzionati art. 303 e 308, in quanto le relative statuizioni sono incompatibili con la peculiarità del procedimento di estradizione, cadenzato da forme, modi e termini del tutto autonomi e particolari.

Cassazione penale sez. VI  30 settembre 1998 n. 2832  

 

In materia di revoca e di sostituzione delle misure cautelari nei confronti dell'estradando la corte di appello deve provvedere a pena di nullità con l'osservanza delle forme previste dall'art. 127 c.p.p., fissando udienza in camera di consiglio - come previsto dall'art. 718 c.p.p. - e dando avviso alle parti e ai difensori per consentire la loro partecipazione.

Cassazione penale sez. IV  13 marzo 1998 n. 841  

 

In materia di revoca e di sostituzione delle misure cautelari nei confronti dell'estradando la corte di appello deve provvedere a pena di nullità con l'osservanza delle forme previste dall'art. 127 c.p.p., fissando udienza in camera di consiglio come previsto dall'art. 718 c.p.p. e dando avviso alle parti e ai difensori per consentire la loro partecipazione.

Cassazione penale sez. IV  13 marzo 1998 n. 841  

 

In tema di misure cautelari previste ai fini della estradizione per l'estero, contro le ordinanze che decidono sulle richieste di revoca o di sostituzione delle misure, adottate a norma dell'art. 718 c.p.p., non è proponibile il rimedio generale dell'appello ex art. 310 c.p.p., ma, in virtù di espressa deroga ad opera dell'art. 719 c.p.p., esclusivamente il ricorso per cassazione per violazione di legge; sicché, ove sia stato proposto appello, quest'ultimo va qualificato come ricorso ex art. 568 comma 5 c.p.p. Il ricorso è peraltro inammissibile nella ipotesi in cui, a norma della seconda parte del comma 1 del predetto art. 718, della revoca o della sostituzione sia investita la stessa Corte di cassazione, esaurendosi in tal caso nella relativa decisione inoppugnabile il procedimento "de libertate" in questione.

Cassazione penale sez. VI  18 novembre 1997 n. 4497  

 

L'esaurimento del procedimento giurisdizionale relativo alla decisione sulla estradizione a richiesta di uno Stato estero non preclude il controllo giurisdizionale sulle misure cautelari. L'art. 718 c.p.p. stabilisce che la Corte di appello e la Corte di cassazione possono disporre la revoca e la sostituzione delle "misure preventive dagli articoli precedenti" senza delimitazione alla fase antecedente alla decisione sulla estradizione, così come l'art. 714, comma 1 dello stesso codice dispone che la persona della quale è demandata l'estradizione può essere sottoposta a misure cautelari "in ogni tempo".

Cassazione penale sez. VI  11 luglio 1995 n. 2931  



 
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