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Art. 719 cod. proc. penale: Impugnazione dei provvedimenti relativi alle misure cautelari

1. Copia dei provvedimenti emessi dal presidente della corte di appello o dalla corte di appello a norma degli articoli precedenti è comunicata e notificata, dopo la loro esecuzione, al procuratore generale presso la corte di appello, alla persona interessata e al suo difensore, i quali possono proporre ricorso per cassazione per violazione di legge.


Giurisprudenza annotata

Impugnazione dei provvedimenti relativi alle misure cautelari

In tema di mandato di arresto europeo, il ricorso per cassazione deve essere presentato entro il termine di dieci giorni dalla notificazione del provvedimento applicativo della misura cautelare, a norma dell'art. 311 c.p.p., disposizione applicabile, per effetto del rinvio recettizio operato dall'art. 9, comma 7, l. n. 69 del 2005 all'art. 719 c.p.p., anche in ordine all'impugnazione dei provvedimenti coercitivi personali emessi per l'esecuzione del provvedimento dello Stato estero richiedente la consegna. Dichiara inammissibile, App. Bari, 11/10/2013

Cassazione penale sez. VI  29 novembre 2013 n. 48126  

 

In tema di mandato d'arresto europeo, l'unico rimedio esperibile avverso l'ordinanza che applica la misura coercitiva è il ricorso per cassazione per violazione di legge, a norma degli art. 9 comma 7 l. n. 69 del 2005 e 719 c.p.p., che può essere proposto per mancanza assoluta della motivazione, o per la presenza di una motivazione solo apparente, ma non per mero vizio logico della stessa. Conferma App. Milano, ord. 21 gennaio 2013

Cassazione penale sez. VI  06 marzo 2013 n. 10906

 

In tema di mandato di arresto europeo, l'unico rimedio esperibile avverso i provvedimenti relativi a misure cautelari personali è il ricorso per cassazione per violazione di legge, a norma degli art. 9, comma 7, della l. n. 69/2005 e 719 c.p.p., che può essere proposto per l'inesistenza della motivazione o per la presenza di una motivazione solo apparente, ma non per mero vizio logico della stessa. Rigetta, App. Milano, 21 gennaio 2013

Cassazione penale sez. VI  06 marzo 2013 n. 10906  

 

In tema di mandato di arresto europeo, in virtù del rinvio recettizio operato dall'art. 9 comma 7 l. n. 69 del 2005 all'art. 719 c.p.p., unico rimedio proponibile avverso i provvedimenti relativi a misure cautelari personali emesse per l'esecuzione di un mandato di arresto europeo è il ricorso per cassazione. Ne consegue che il ricorso soggiace alle regole stabilite dall'art. 311 c.p.p., anche per quel che attiene alla necessità che il gravame sia presentato da un soggetto a ciò legittimato. (Fattispecie in cui il ricorso è stato proposto da un avvocato non iscritto nell'albo speciale dei professionisti abilitati al patrocinio presso le giurisdizioni superiori).

Cassazione penale sez. VI  10 maggio 2011 n. 20538  

 

In tema di mandato di arresto europeo, in virtù del rinvio recettizio operato dall'art. 9, ult. comma, l. n. 69 del 2005 all'art. 719 c.p.p., unico rimedio proponibile avverso i provvedimenti relativi a misure cautelari personali emesse per l'esecuzione di un mandato di arresto europeo è il ricorso per cassazione.

Cassazione penale sez. VI  10 febbraio 2009 n. 7482  

 

Alla declaratoria dell'inammissibilità del ricorso per cassazione, perchè presentato personalmente dalla parte per posta, senza la autenticazione della sottoscrizione richiesta dall'art. 583, comma terzo cod. proc. pen., non consegue la condanna al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma in favore della Cassa delle ammende. (Fattispecie in tema di ricorso per cassazione presentato ai sensi dell'art. 719 cod.proc.pen.). Dichiara inammissibile, App. Napoli, 22 Aprile 2008

Cassazione penale sez. VI  24 settembre 2008 n. 38141  

 

In tema di mandato di arresto europeo, in forza del principio di tassatività dei mezzi di impugnazione, non sono proponibili avverso i provvedimenti relativi a misure cautelari personali emesse per l'esecuzione di un mandato di arresto europeo i rimedi generali previsti dagli artt. 309 e ss. c.p.p., bensì, in virtù del rinvio recettizio operato dall'art. 719 c.p.p., il solo ricorso per cassazione. (Rigetta, App. Lecce, 30 gennaio 2007)

Cassazione penale sez. VI  29 marzo 2007 n. 17170  

 

Avverso l'ordinanza con la quale viene disposta una misura cautelare in esecuzione di un provvedimento emesso dall'autorità giudiziaria di altro Paese dell'Unione europea, ai sensi della l. n. 69 del 2005 sul cosiddetto «mandato d'arresto europeo», è ammesso il ricorso non al Tribunale del riesame bensì alla Corte di cassazione, ai sensi dell'art. 719 c.p.p., in virtù dell'espressa statuizione contenuta nel comma 7 dell'art. 9 l. n. 6 del 2005.

Tribunale Lecce sez. riesame  30 gennaio 2007

 

Nel giudizio di impugnazione avverso la decisione di merito che ha deciso sulla consegna dell’imputato all’autorità inquirente straniera, in esecuzione del cosiddetto “mandato d’arresto europeo”, non possono esserededotti motivi riguardanti l’applicazione della misura cautelare, che è sempre autonomamente impugnabile ex art. 719 c.p.p., né motivi attinenti a qualsiasi altro atto o provvedimento estraneo al giudizio sulla consegna, quali quelli inerenti alla acquisizione (o mancata acquisizione) dell’eventuale consenso alla consegna stessa, potendo essere dedotti esclusivamente motivi che attengono alla esistenza delle condizioni per la consegna dell’interessato.

Cassazione penale sez. VI  22 settembre 2006 n. 32516  

 

In tema di mandato di arresto europeo, in forza del rinvio recettizio operato dall'art. 719 c.p.p., anche al ricorso per cassazione contro i provvedimenti relativi a misure cautelari emessi nei confronti delle persone colpite da mandato di arresto europeo, si applicano, per ciò che riguarda il termine e le altre modalità di proposizione, le disposizioni contenute nell'art. 311 commi 2, 3 e 4 c.p.p. da coordinarsi, per quanto attiene alla decorrenza del termine, con quanto dispone l'art. 719 stesso codice. Ne consegue che detto ricorso deve essere proposto, entro dieci giorni dalla comunicazione (al procuratore generale) o dalla notificazione (all'interessato o al difensore) di copia del provvedimento, dopo la sua esecuzione, con atto, contenente l'enunciazione contestuale dei motivi, da depositare nella cancelleria della corte di appello, salva la facoltà del ricorrente di enunciare nuovi motivi davanti alla corte di cassazione prima dell'inizio della discussione.

Cassazione penale sez. VI  31 maggio 2006 n. 24655  



 
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