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Codice proc. penale agg.  al  11 Mag 2015
 
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Art. 723 cod. proc. penale: Poteri del ministro di grazia e giustizia

1. Il ministro di grazia e giustizia dispone che si dia corso alla rogatoria di un’autorità straniera per comunicazioni, notificazioni e per attività di acquisizione probatoria, salvo che ritenga che gli atti richiesti compromettano la sovranità, la sicurezza o altri interessi essenziali dello Stato.

2. Il ministro non dà corso alla rogatoria quando risulta evidente che gli atti richiesti sono espressamente vietati dalla legge o sono contrari ai principi fondamentali dell’ordinamento giuridico italiano. Il ministro non dà altresì corso alla rogatoria quando vi sono fondate ragioni per ritenere che considerazioni relative alla razza, alla religione, al sesso, alla nazionalità, alla lingua, alle opinioni politiche o alle condizioni personali o sociali possano influire negativamente sullo svolgimento o sull’esito del processo e non risulta che l’imputato abbia liberamente espresso il suo consenso alla rogatoria.

3. Nei casi in cui la rogatoria ha ad oggetto la citazione di un testimone, di un perito o di un imputato davanti all’autorità giudiziaria straniera, il ministro di grazia e giustizia non dà corso alla rogatoria quando lo Stato richiedente non offre idonea garanzia in ordine all’immunità della persona citata.

4. Il ministro ha inoltre facoltà di non dare corso alla rogatoria quando lo Stato richiedente non dia idonee garanzie di reciprocità.


Giurisprudenza annotata

Poteri del ministro di grazia e giustizia

È infondata la questione di legittimità degli art. 723 comma 1 e 725 comma 2 c.p.p., sollevata, in riferimento agli art. 3, 24 e 76 cost., nella parte in cui, comprendendo fra le attività rogabili da parte della autorità straniera anche attività di indagine discrezionali e generalizzate, investono il giudice chiamato a dare esecuzione alla rogatoria di poteri che, nell'ordinamento interno, sarebbero riservati al pubblico ministero (la Corte, nel disattendere la fondatezza delle censure, ha ritenuto non irragionevole nè in contrasto con le garanzie della difesa, che tutte le attività di acquisizione probatoria siano compiute dal giudice, il quale, per la sua posizione di terzietà, conferisce all'attività rogata il livello più elevato di affidamento che lo Stato sia in grado di assicurare).

Corte Costituzionale  08 ottobre 1996 n. 336  

 

È infondata la questione di legittimità costituzionale in riferimento agli art. 3, 24 e 76 cost., degli art. 723 comma 1 e 725 comma 2 c.p.p. che farebbero rientrare (art. 723) tra quelle rogabili da autorità straniere l'"attività di acquisizione probatoria", in cui rientrerebbero non solo specifici atti richiesti dall'autorità rogante, ma anche attività di indagine discrezionali e generalizzate, di tal che il giudice chiamato a dare esecuzione alla rogatoria ex art. 725 c.p.p., verrebbe investito di poteri riservati, nel nostro ordinamento processuale, al p.m. in base agli art. 358 ss. c.p.p.

Corte Costituzionale  08 ottobre 1996 n. 336  



 
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