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Codice proc. penale agg.  al  11 Mag 2015
 
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Art. 724 cod. proc. penale: Procedimento in sede giurisdizionale

1. Fuori dei casi previsti dagli articoli 726 e 726-ter, non si può dare esecuzione alla rogatoria dell’autorità straniera senza previa decisione favorevole della corte di appello del luogo in cui deve procedersi agli atti richiesti.

1-bis. Quando la domanda di assistenza giudiziaria ha per oggetto atti che devono essere eseguiti in più distretti di corte d’appello, la stessa è trasmessa, direttamente dall’autorità straniera, o tramite il Ministero della giustizia o altra autorità giudiziaria italiana eventualmente adita, alla Corte di cassazione, che determina secondo le forme previste dagli articoli 32, comma 1, e 127, in quanto compatibili, la corte d’appello competente, tenuto conto anche del numero di atti da svolgere e della tipologia ed importanza degli stessi con riferimento alla dislocazione delle sedi giudiziarie interessate. L’avviso di cui all’articolo 127, comma 1, è comunicato soltanto al procuratore generale presso la Corte di cassazione. La Corte di cassazione trasmette gli atti alla corte d’appello designata, comunicando la decisione al Ministero della giustizia.

2.  Il procuratore generale, ricevuti gli atti dal ministro di grazia e giustizia, presenta la propria requisitoria alla corte di appello e trasmette senza ritardo al procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo copia delle rogatorie dell’autorità straniera che si riferiscono ai delitti di cui all’articolo 51, comma 3-bis.

3. Il presidente della corte fissa la data dell’udienza e ne dà comunicazione al procuratore generale.

4. La corte dà esecuzione alla rogatoria con ordinanza.

5. L’esecuzione della rogatoria è negata:

a) se gli atti richiesti sono vietati dalla legge e sono contrari a principi dell’ordinamento giuridico dello Stato;

b) se il fatto per cui procede l’autorità straniera non è previsto come reato dalla legge italiana e non risulta che l’imputato abbia liberamente espresso il suo consenso alla rogatoria;

c) se vi sono fondate ragioni per ritenere che considerazioni relative alla razza, alla religione, al sesso, alla nazionalità, alla lingua, alle opinioni politiche o alle condizioni personali o sociali possano influire sullo svolgimento o sull’esito del processo e non risulta che l’imputato abbia liberamente espresso il suo consenso alla rogatoria.

5-bis. L’esecuzione della rogatoria è sospesa se essa può pregiudicare indagini o procedimenti penali in corso nello Stato.


Giurisprudenza annotata

Procedimento in sede giurisdizionale

Avverso il provvedimento di sequestro compiuto in esecuzione della rogatoria internazionale a norma dell'art. 724 c.p.p., è esperibile solamente, ex art. 666 c.p.p., l'incidente di esecuzione e non il riesame.

Tribunale Brescia sez. riesame  22 settembre 2010

 

È inammissibile l'incidente d'esecuzione avverso gli atti compiuti dal giudice italiano in esecuzione di rogatoria internazionale dall'estero, quando l'istanza, invece di proporre questioni attinenti alle modalità attuative della rogatoria, ovvero all'esistenza, alla validità e all'efficacia del titolo esecutivo, solleva contestazioni relative al merito di quest'ultimo e alle questioni da esso già valutate, anche solo in via implicita. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto corretta l'ordinanza del g.i.p. che aveva dichiarato inammissibile l'incidente di esecuzione con il quale si richiedeva la revoca dell'ordinanza di "exequatur" per violazione del divieto di "bis in idem" e del principio di doppia incriminazione, senza muovere contestazioni in ordine alle modalità di attuazione degli atti rogati, consistenti nell'espletamento di interrogatorio e nella acquisizione di informazioni del traffico telefonico). (Dichiara inammissibile, Gip Trib. Bologna, 25/03/2014 )

Cassazione penale sez. I  14 novembre 2014 n. 51839  

 

Il provvedimento con cui la Corte d'appello decide sulla domanda di rogatoria internazionale inoltrata da uno Stato estero non è soggetto a ricorso per cassazione, trattandosi di una decisione che non incide sul tema della responsabilità, né su quello dei presupposti per l'esercizio della giurisdizione da parte dell'a.g. dello Stato rogante. (Fattispecie relativa a richiesta di assistenza giudiziaria per l'assunzione dell'interrogatorio di un indagato in un procedimento pendente presso l'a.g. dello Stato richiedente). (Dichiara inammissibile, App. Lecce, 09/04/2014 )

Cassazione penale sez. VI  06 novembre 2014 n. 53435

 

È ammissibile l'incidente di esecuzione contro gli atti compiuti in esecuzione di una rogatoria internazionale, a condizione che detto incidente non si fondi sulla contestazione della decisione di "exequatur", potendo avere ad oggetto solo le questioni attinenti all'esistenza del titolo esecutivo ovvero le condizioni costitutive, modificative o estintive del titolo stesso.

Cassazione penale sez. IV  31 gennaio 2008 n. 9496

 

È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 724 c.p.p. sollevata in relazione all'art. 111 Cost., nella parte in cui non è prevista la presenza dell'interessato o del suo difensore all'udienza nella quale la corte d'appello delibera se dare, o non, esecuzione alla richiesta di rogatoria internazionale, poiché in essa la corte non decide sulle modalità di formazione né sulla utilizzabilità della prova, ma solo verifica, con l'ausilio del procuratore generale a tutela degli interessi pubblici, che gli atti richiesti non siano vietati dalla legge italiana, che si tratti di fatti previsti come reato anche dalla legge italiana e che non vi siano ragioni di discriminazione contro l'imputato, mentre la tutela giurisdizionale piena dell'interessato è assicurata nella successiva, eventuale, fase esecutiva.

Cassazione penale sez. I  29 novembre 2006 n. 40415  

 

L'udienza in cui la corte d'appello decide se accogliere o meno una richiesta di rogatoria internazionale è solo lo strumento attraverso il quale lo Stato verifica se quanto richiesto non sia vietato dalla legge italiana, se si tratti di fatti previsti come reato anche in Italia, e se non vi siano ragioni di discriminazione contro l'imputato, mentre la tutela giurisdizionale piena dell'interessato è assicurata nella successiva, eventuale, fase esecutiva, donde la manifesta infondatezza dell'eccezione di legittimità costituzionale proposta dalla difesa nei confronti dell'art. 724 c. p. p..

Cassazione penale sez. I  29 novembre 2006 n. 40415  

 

È manifestamente infondata la questione di illegittimità costituzionale dell'art. 724 comma 3 c.p.p. nella parte in cui non prevede la partecipazione all'udienza, sia pur meramente facoltativa, del soggetto interessato da una commissione rogatoria e/o del suo difensore: in materia di rogatorie passive, il nostro ordinamento offre infatti - tenuto conto della natura dell'istituto - sufficienti garanzie di difesa, essendo la valutazione comparativa tra celerità del processo e garanzia del diritto di difesa eminentemente una scelta di politica legislativa sia a livello internazionale che nazionale.

Corte appello Milano  09 aprile 2003

 

Le ordinanze emesse a norma dell'art. 724 c.p.p. non sono impugnabili. Avverso gli atti compiuti in esecuzione dell'ordinanza di "exequatur" è esperibile incidente di esecuzione nei limiti in cui esso abbia ad oggetto le questioni attinenti all'esistenza del titolo esecutivo, ovvero le condizioni costitutive, modificative o estintive della validità ed efficacia del titolo stesso. Proprio per la sua intrinseca natura, il procedimento incidentale di esecuzione non può mai coinvolgere questioni già risolte nel processo di formazione del titolo esecutivo; di conseguenza, quando con incidente di esecuzione si deducano questioni già coperte dall'ordinanza esecutiva di rogatoria internazionale, l'incidente dovrà ritenersi inammissibile.

Corte appello Milano  09 aprile 2003

 

In tema di rapporti giurisdizionali con autorità straniere, l'art. 53 della convenzione del 19 giugno 1990 di applicazione dell'accordo di Schengen del 14 giugno 1985, ratificata con l. 30 settembre 1993 n. 388, secondo il quale, per i Paesi ad esso aderenti, le richieste di assistenza giudiziaria possono aver luogo direttamente tra autorità giudiziarie e nello stesso modo possono essere rinviate le risposte, non ha reso inoperanti per il nostro Paese, quanto alle rogatorie provenienti dall'estero, le disposizioni del codice di rito penale, se non nella parte riguardante i poteri del Ministro della giustizia, al quale non è più obbligatorio trasmettere le domande di assistenza giudiziaria ed è stato anche tolto il ruolo di tramite indispensabile tra autorità giudiziaria richiedente e autorità giudiziaria italiana. Ne consegue che le disposizioni di diritto interno, in forza delle quali è demandato alla corte d'appello del luogo in cui deve procedersi agli atti richiesti il potere di exequatur, sono tuttora in vigore e che è legittimo il provvedimento con cui detta corte delega per l'esecuzione della rogatoria il g.i.p. del luogo in cui gli atti devono compiersi. (Nell'enunciare il principio di cui sopra, la Corte ha sottolineato che, ferma la prevalenza delle norme pattizie su quelle interne in caso di difforme disciplina della materia, nella specie non sussiste incompatibilità tra le une e le altre, sia per il richiamo espresso, nella legge di ratifica dell'accordo di Schengen, agli art. 723 e 724 c.p.p., sia per la conferma non equivoca della procedura di "exequatur", come delineata dal codice, nell'art. 10 l. 5 ottobre 2001 n. 367).

Cassazione penale sez. I  18 ottobre 2001 n. 5754  

 

La materia dei rapporti con autorità straniere relativamente all'amministrazione della giustizia penale è, a norma dell'art. 696 c.p.p., disciplinata dalle convenzioni internazionali in vigore per lo Stato e dalle norme di diritto internazionale generale, solo in assenza di esse trovando applicazione la disciplina del codice processuale penale, che assume perciò, in materia, carattere sussidiario; ne consegue che deve ritenersi manifestamente infondata la q.l.c., per contrasto con l'art. 24 cost., dell'art. 724 c.p.p. nella parte in cui prevede, in caso di rogatoria passiva internazionale, che il presidente della corte d'appello, fissando la data dell'udienza, ne dia comunicazione al solo procuratore generale, atteso che il problema della sufficienza delle garanzie difensive approntate dall'ordinamento in ipotesi di rogatoria passiva internazionale va valutato, in virtù del disposto del citato art. 696, alla luce della normativa internazionale in materia, dovendosi peraltro rilevare che le norme costituzionali interne non prevalgono su quelle di diritto internazionale, posto che l'art. 24 cost. va armonizzato con gli art. 10 e 11 cost. (prevedenti che l'ordinamento si conforma alle norme di diritto internazionale e che l'Italia acconsente, in condizioni di parità, alle relative limitazioni di sovranità) e che in ogni caso il diritto di difesa e il riscontro della relativa violazione, non vanno assolutizzati, ma valutati in relazione alla natura dell'istituto in discussione e alla luce dei fini perseguiti dalla disciplina internazionale, intesa a coniugare, in questo campo, le garanzie del processo con la celerità di esso.

Cassazione penale sez. III  25 febbraio 2000 n. 927  



 
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