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Codice proc. penale agg.  al  11 Mag 2015
 
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Art. 728 cod. proc. penale: Immunità temporanea della persona citata

1. Nei casi in cui la rogatoria ha ad oggetto la citazione di un testimone, di un perito o di un imputato davanti all’autorità giudiziaria italiana, la persona citata, qualora compaia, non può essere sottoposta a restrizione della libertà personale in esecuzione di una pena o di una misura di sicurezza né assoggettata ad altre misure restrittive della libertà personale per fatti anteriori alla notifica della citazione.

2. L’immunità prevista dal comma 1 cessa qualora il testimone, il perito o l’imputato, avendone avuta la possibilità, non ha lasciato il territorio dello Stato trascorsi quindici giorni dal momento in cui la sua presenza non è più richiesta dall’autorità giudiziaria ovvero, avendolo lasciato, vi ha fatto volontariamente ritorno.


Giurisprudenza annotata

Immunità temporanea della persona citata

La Corte rileva che nessuna citazione formale è stata fatta dall'autorità giudiziaria svizzera né alcuna richiesta di mutua assistenza al riguardo è stata rivolta alla Russia. Il ricorrente, infatti, si era recato in Svizzera per rendere visita alla figlia. Con la conseguenza dell'inapplicabilità delle disposizioni sull'immunità previste da strumenti internazionali. La citazione dell'autorità svizzera, infatti, è stata spedita al domicilio della figlia quando il ricorrente si trovava già in Svizzera. La Corte quindi rileva che il caso di specie non ha implicato alcuna cooperazione interstatale ai sensi della mutua assistenza. In concreto il ricorrente, che era solito viaggiare fuori del territorio russo e che aveva possibilità di rivolgersi ad avvocati, avrebbe dovuto valutare i rischi connessi allontanandosi dal proprio Paese, anche tenuto conto che negli Stati Uniti era stato aperto un procedimento penale nei suoi confronti. Diversamente sarebbe stato se il ricorrente, saputo che le autorità svizzere intendevano sentirlo, si fosse premunito di avanzare la richiesta di immunità. Infine nessuna prova vi è che le autorità svizzere abbiano usato la vicenda del procedimento penale a carico della figlia al fine di provocare la sua presenza in Svizzera; né in tal senso può essere intesa l'iniziativa del giudice svizzero di contattare le autorità americane, perché tale scambio di informazioni rientra tra gli obblighi derivanti dagli accordi di cooperazione tra i due Paesi ai fini della lotta contro la criminalità internazionale. Non essendo stata violata la garanzia dell'immunità né vulnerato il principio di buona fede, la Corte conclude nel senso della non violazione della disposizione convenzionale (art. 5, § 1, lett. f, Cedu).

Corte europea diritti dell'uomo sez. II  21 giugno 2011 n. 3052  



 
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