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Codice proc. penale agg.  al  11 Mag 2015
 
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Art. 734 cod. proc. penale: Deliberazione della corte di appello

1. La corte di appello delibera in ordine al riconoscimento, osservate le forme previste dall’articolo 127, con sentenza, nella quale enuncia espressamente gli effetti che ne conseguono.

2. La sentenza è soggetta a ricorso per cassazione da parte del procuratore generale presso la corte di appello e dell’interessato.


Giurisprudenza annotata

Deliberazione della corte di appello

Non può essere oggetto dell'istanza di restituzione in termini ex art. 175 c.p.p., come novellato dalla l. n. 60 del 2005, la sentenza pronunciata, ai sensi dell'art. 734 c.p.p. e all'esito di una procedura camerale, dalla corte d'appello che abbia riconosciuto una sentenza definitiva emessa dall'autorità giudiziaria straniera, a conclusione di un processo nel quale il condannato ha avuto la possibilità di difendersi.

Cassazione penale sez. I  06 aprile 2006 n. 15998  

 

In tema di esecuzione in Italia di sentenze pronunciate all'estero, il consenso dello Stato estero, indicato dagli art. 1 e 2 l. 3 luglio 1989 n. 257 tra le condizioni per il riconoscimento, da parte della corte d'appello, ai sensi dell'art. 734 c.p.p., della sentenza straniera, è valido anche se manifestato con l'espressione "in linea di massima" o altra equivalente, trovando ciò giustificazione nella possibilità, per lo Stato estero, di confermarlo o di ritirarlo a seconda che ritenga o meno congrua la determinazione, da effettuarsi in sede di riconoscimento, ai sensi dell'art. 3 della citata l. n. 257/1989 e dell'art. 735 c.p.p., della pena che, in forza della sentenza in questione, dovrebbe essere eseguita in Italia.

Cassazione penale sez. I  02 luglio 2002 n. 26683  

 

In tema di riconoscimento delle sentenze penali straniere, la norma di cui all'art. 730 comma 3 c.p.p., impone, per la richiesta del procuratore generale, il requisito indispensabile della specificazione degli effetti per i quali il riconoscimento è domandato, essendo ispirata, rispetto alla previsione del codice abrogato, alla maggior tutela delle esigenze del contraddittorio e della difesa che si realizzano attraverso il procedimento previsto dall'art. 127 c.p.p.; essa si correla, d'altra parte, alla disposizione di cui al comma 1 dell'art. 734 c.p.p., la quale, prescrivendo che la sentenza enunci espressamente gli effetti conseguenti al riconoscimento, viene a porre un principio di stretta corrispondenza tra la richiesta del procuratore generale, che è esercizio di azione penale complementare, e la pronuncia del giudice. (In applicazione di tale principio il giudice di legittimità ha annullato la decisione della corte d'appello che aveva deliberato il riconoscimento di una sentenza penale di condanna, pronunciata all'estero, ai fini della recidiva e dell'applicazione della pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici, senza che nella richiesta del procuratore generale fossero stati specificati gli effetti ai quali il riconoscimento doveva riferirsi).

Cassazione penale sez. II  25 novembre 1997 n. 6490  

 

In tema di riconoscimento delle sentenze penali straniere, la norma di cui all'art. 730, comma 3, c.p.p., impone, per la richiesta del procuratore generale, il requisito indispensabile della specificazione degli effetti per i quali il riconoscimento è domandato, essendo ispirata, rispetto alla previsione del codice abrogato, alla maggior tutela delle esigenze del contradditorio e della difesa che si realizzano attraverso il procedimento previsto dall'art. 127 c.p.p.; essa si correla, d'altra parte, alla disposizione di cui al comma 1 dell'art. 734 c.p.p., la quale, prescrivendo che la sentenza enunci espressamente gli effetti conseguenti al riconoscimento, viene a porre un principio di stretta corrispondenza tra la richiesta del procuratore generale, che è esercizio di azione penale complementare, e la pronuncia del giudice. (In applicazione di tale principio il giudice di legittimità ha annullato la decisione della Corte d'appello che aveva deliberato il riconoscimento di una sentenza penale di condanna, pronunciata all'estero, ai fini della recidiva e dell'applicazione della pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici, senza che nella richiesta del procuratore generale fossero stati specificati gli effetti ai quali il riconoscimento doveva riferirsi)

Cassazione penale sez. II  25 novembre 1997 n. 6490  

 

Le l. 28 gennaio 1977 n. 10 e 28 febbraio 1985 n. 47, disciplinano espressamente qualsiasi trasformazione urbanistica e non solo edilizia. L'attività di apertura e coltivazione di cave rientra nella disciplina urbanistica, comportando una oggettiva e spesso rilevante trasformazione morfologica del territorio, sicché la mancanza del preventivo assenso del comune nella forma della concessione è sanzionata penalmente ex art. 20 lett. b) legge n. 47 del 1985 e, se l'area è sottoposta a vincoli ambientali, ex art. 20, lett. c), stessa legge, con l'eventuale concorso dell'art. 734 c.p.

Cassazione penale sez. III  03 marzo 1992



 
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