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Codice proc. penale agg.  al  11 Mag 2015
 
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Art. 735 cod. proc. penale: Determinazione della pena ed ordine di confisca

1. La corte di appello, quando pronuncia il riconoscimento ai fini dell’esecuzione di una sentenza straniera, determina la pena che deve essere eseguita nello Stato.

2. A tal fine essa converte la pena stabilita nella sentenza straniera in una delle pene previste per lo stesso fatto dalla legge italiana. Tale pena, per quanto possibile, deve corrispondere per natura a quella inflitta con la sentenza straniera. La quantità della pena è determinata, tenendo eventualmente conto dei criteri di ragguaglio previsti dalla legge italiana, sulla base di quella fissata nella sentenza straniera; tuttavia tale quantità non può eccedere il limite massimo previsto per lo stesso fatto dalla legge italiana. Quando la quantità della pena non è stabilita nella sentenza straniera, la corte la determina sulla base dei criteri indicati negli articoli 133, 133-bis e 133-ter del codice penale.

3. In nessun caso la pena così determinata può essere più grave di quella stabilita nella sentenza straniera.

4. Se nello Stato estero nel quale fu pronunciata la sentenza l’esecuzione della pena è stata condizionalmente sospesa, la corte dispone inoltre, con la sentenza di riconoscimento, la sospensione condizionale della pena a norma del codice penale; se in detto Stato il condannato è stato liberato sotto condizione, la corte sostituisce alla misura straniera la liberazione condizionale e il magistrato di sorveglianza, nel determinare le prescrizioni relative alla libertà vigilata, non può aggravare il trattamento sanzionatorio complessivo stabilito nei provvedimenti stranieri.

5. Per determinare la pena pecuniaria l’ammontare stabilito nella sentenza straniera è convertito nel pari valore in lire italiane (1) al cambio del giorno in cui il riconoscimento è deliberato.

6. Quando la corte pronuncia il riconoscimento ai fini dell’esecuzione di una confisca, questa è ordinata con la stessa sentenza di riconoscimento.

(1) Ora in euro.


Giurisprudenza annotata

Determinazione della pena ed ordine di confisca.

In tema di mandato di arresto europeo, ai fini della valutazione spettante alla corte di appello in ordine alla domanda di consegna del cittadino italiano ai sensi dell'art. 18, comma 1, lett. r), l. 22 aprile 2005, n. 69, l'esecuzione della sentenza estera riceve una regolamentazione del tutto peculiare, in quanto la stessa non deve essere formalmente riconosciuta, discendendo la sua esecutività direttamente dalla legge interna di conformazione alla decisione quadro 2002/584/GAI del Consiglio dell'U.E. del 13 giugno 2002. Ne consegue che, ai fini della formazione di un valido titolo esecutivo, la corte di appello deve non solo tenere conto dell'opzione esercitata dall'interessato circa il luogo di esecuzione della pena, ma anche ricorrere in via analogica all'applicazione dei criteri fissati dall'art. 735 c.p.p., in conformità alle regole del diritto interno richiamate dalla disposizione di cui all'art. 18, comma 1, lett. r), della legge sopra citata.

Cassazione penale sez. VI  10 dicembre 2007 n. 46845  

 

In tema di mandato d'arresto europeo, la corte d'appello, che rifiuti la consegna del cittadino italiano, ai sensi dell'art. 18, comma 1, lett. r), l. 22 aprile 2005 n. 69, deve disporre l'esecuzione in Italia della sentenza pronunciata nello Stato membro di emissione, determinando la pena da eseguire secondo i criteri fissati dall'art. 735 c.p.p.

Cassazione penale sez. VI  10 dicembre 2007 n. 46845  

 

In presenza di una procedura di esecuzione di pena detentiva inflitta all'estero, avviata sulla base della Convenzione di Strasburgo sul trasferimento delle persone condannate del 21 marzo 1983, la corte d'appello deve determinare la pena da eseguire nello Stato applicando i criteri previsti dall'art. 10 della Convenzione citata, espressamente richiamati dall'art. 3 della legge n. 257 del 1989 - avente carattere di specialità rispetto all'art. 735 c.p.p.; sicché essa è tenuta ad attenersi alla durata della pena come fissata dallo Stato di condanna con il limite della sua incompatibilità per durata e natura, che giustifica la possibilità di un adattamento della sanzione (fattispecie nella quale la Corte ha ritenuto corretta la determinazione della pena operata dalla corte di appello, che si era attenuta alla durata della sanzione inflitta dall'autorità giudiziaria spagnola, in quanto compatibile con la pena astrattamente irrogabile secondo il nostro ordinamento, ritenendo irrilevante la diversità dei limiti edittali rispettivamente previsti per il fatto-reato dalle due legislazioni).

Cassazione penale sez. VI  04 maggio 2006 n. 21955  

 

In tema di esecuzione in Italia di sentenza straniera ai sensi degli artt. 10 della Convenzione di Strasburgo sul trasferimento delle persone condannate del 21 marzo 1983, ratificata con l. 27 luglio 1988, n. 334, e 3 della relativa legge di attuazione 3 luglio 1989, n. 257 (disciplina applicabile, quale lex specialis, in luogo di quella generale dettata dall'art. 735 c.p.p.), è esclusa dagli effetti del trasferimento la possibilità della conversione della condanna, essendo stata prevista la sola possibilità della continuazione della condanna medesima. Ne consegue che lo Stato italiano, in cui avviene l'esecuzione, è vincolato alla natura giuridica e alla durata della sanzione come stabilite dallo Stato di condanna, salvo le incompatibilità, per natura o durata, della sanzione e la possibilità di adattamento se la legge nazionale lo esige.

Cassazione penale sez. VI  04 maggio 2006 n. 21955  

 

In tema di esecuzione in Italia di sentenza straniera, il principio stabilito dall'art. 738 c.p.p., per cui l'esecuzione della pena è soggetta alla legge italiana, trova un limite nel divieto di aggravamento della pena inflitta nell'ordinamento straniero, prescritto dall'art. 735 comma 3 c.p.p. e dall'art. 10 della convenzione di Strasburgo sul trasferimento delle persone condannate del 21 marzo 1983, ratificata con l. 27 luglio 1988 n. 334, di guisa che, al fine di stabilire l'esatta posizione giuridica esecutiva del condannato e i benefici già maturati secondo l'ordinamento straniero, occorre far riferimento al momento del trasferimento in Italia per l'espiazione della pena. (In applicazione di tale principio, la Corte ha annullato con rinvio la decisione con la quale la corte di appello aveva respinto in virtù dell'art. 738 c.p.p. l'istanza del condannato trasferito in Italia per l'espiazione della pena in applicazione della convenzione di Strasburgo, con la quale intendeva far dichiarare il beneficio della riduzione della pena acquisito durante l'esecuzione all'estero).

Cassazione penale sez. I  11 febbraio 2004 n. 11425  

 

In tema di continuazione in Italia dell'esecuzione di sentenza straniera, il principio stabilito dall'art. 738 c.p.p. per cui l'esecuzione della pena è soggetta alla legge italiana, trova un limite nel divieto di aggravamento della pena inflitta nell'ordinamento straniero, prescritto dall'art. 735 comma 3 c.p.p. e dall'art. 10 della convenzione di Strasburgo sul trasferimento delle persone condannate del 21 marzo 1983, ratificata con l. 334/88, di guisa che occorre far riferimento al momento del trasferimento in Italia per l'espiazione della pena al fine di stabilire l'esatta posizione giuridica esecutiva del condannato e i benefici già maturati secondo l'ordinamento straniero (in applicazione di tale principio, la Corte ha annullato con rinvio la decisione con la quale la corte di appello aveva respinto in virtù dell'art. 738 c.p.p. l'istanza del condannato trasferito in Italia per l'espiazione della pena inflittagli dalle autorità tedesche in applicazione della convenzione di Strasburgo, al fine di far dichiarare il beneficio della riduzione della pena acquisito durante l'esecuzione all'estero).

Cassazione penale sez. I  11 febbraio 2004 n. 789  



 
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