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Codice proc. penale agg.  al  11 Mag 2015
 
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Art. 738 cod. proc. penale: Esecuzione conseguente al riconoscimento

1. Nei casi di riconoscimento ai fini dell’esecuzione della sentenza straniera, le pene e la confisca conseguenti al riconoscimento sono eseguite secondo la legge italiana. La pena espiata nello Stato di condanna è computata ai fini dell’esecuzione.

2. All’esecuzione provvede di ufficio il procuratore generale presso la corte di appello che ha deliberato il riconoscimento. Tale corte è equiparata, a ogni effetto, al giudice che ha pronunciato sentenza di condanna in un procedimento penale ordinario.


Giurisprudenza annotata

Esecuzione conseguente al riconoscimento

In materia di esecuzione, anche in caso di sentenza penale straniera riconosciuta in Italia, il giudice competente a provvedere sulla richiesta di applicazione dell'indulto in favore di un soggetto raggiunto da più condanne emesse da giudici diversi è quello che ha pronunciato il provvedimento divenuto irrevocabile per ultimo, pure se la questione non riguarda la sentenza da lui emessa e, ai fini della sua individuazione, la sentenza di riconoscimento emessa dalla corte di appello, è equiparata alla sentenza di condanna pronunciata in un procedimento penale ordinario. (Dichiara competenza)

Cassazione penale sez. I  10 ottobre 2014 n. 45175  

 

In tema di esecuzione, la sentenza di condanna emessa da uno Stato straniero e riconosciuta in Italia non può essere eseguita nel territorio nazionale qualora il condannato, dopo aver fatto rientro nello Stato di provenienza, ivi abbia espiato la pena eseguibile in Italia fino ad essere ammesso alla liberazione condizionale, con la conseguenza che il p.m. deve prendere atto della improcedibilità dell'esecuzione e richiedere al tribunale di sorveglianza il solo recepimento del beneficio già concesso all'estero per assicurarne gli effetti anche nel territorio nazionale, previa verifica della corrispondenza con l'analogo istituto previsto dall'ordinamento interno, senza disporre l'arresto del condannato in applicazione dell'art. 10 della convenzione di Strasburgo del 21 marzo 1983. (Rigetta, App. Cagliari, 21/06/2013 )

Cassazione penale sez. I  15 aprile 2014 n. 30607  

 

Nel caso di soggetto detenuto in Italia in esecuzione di una pena irrogata da uno Stato estero, ai fini del computo della pena necessaria per fruire della liberazione condizionale secondo quanto stabilito dal giudice straniero, non può tenersi conto del "quantum" di liberazione anticipata maturato durante la detenzione in Italia, non potendo applicarsi contestualmente discipline di favore provenienti da due diversi ordinamenti nazionali. Dichiara inammissibile, Trib.sorv. Roma, 30 settembre 2009

Cassazione penale sez. I  17 novembre 2010 n. 43959  

 

L'esecuzione, secondo le regole della convenzione di Strasburgo 21 marzo 1983 sul trasferimento delle persone condannate (resa esecutiva in Italia con legge 25 luglio 1988 n. 334), di sentenza penale di condanna riconosciuta in Italia non impedisce l'applicazione di norme di favore vigenti nello Stato di condanna, sempre che il condannato non abbia rinunciato al godimento della disciplina pattizia di favore. Annulla in parte con rinvio, App. L'Aquila, 04/02/2009

Cassazione penale sez. I  11 novembre 2009 n. 45513



 
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