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Codice proc. penale agg.  al  29 Apr 2015
 
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Art. 74 cod. proc. penale: Legittimazione all’azione civile

1. L’azione civile per le restituzioni e per il risarcimento del danno di cui all’articolo 185 del codice penale può essere esercitata nel processo penale dal soggetto al quale il reato ha recato danno ovvero dai suoi successori universali, nei confronti dell’imputato e del responsabile civile.


Giurisprudenza annotata

Legittimazione all'azione civile

Legittimato all'esercizio dell'azione civile nel processo penale non è solo il soggetto passivo del reato ma anche il danneggiato che abbia riportato un danno eziologicamente riferibile all'azione od omissione del soggetto attivo del reato; tale rapporto di causalità sussiste anche quando il fatto reato, pur non avendo determinato direttamente il danno, abbia tuttavia determinato uno stato tale di cose che senza di esse il danno non si sarebbe verificato. (In applicazione del principio, la Corte ha affermato la legittimazione alla costituzione di parte civile della società assicuratrice di bene oggetto di incendio doloso, cagionato dall'assicurato, con riferimento ai profili del lucro cessante, per il pregiudizio derivante dal mancato pagamento degli ulteriori premi, e del danno emergente, avendo riguardo alle spese per l'istruttoria avviate a seguito della denuncia di sinistro). (Annulla in parte con rinvio, App. Roma, 21/12/2011 )

Cassazione penale sez. I  21 ottobre 2014 n. 46084  

 

Il soggetto legittimato all'azione civile non è solo il soggetto passivo del reato (cioè il titolare dell'interesse protetto dalla norma incriminatrice), ma anche il danneggiato, ossia chiunque abbia riportato un danno eziologicamente riferibile all'azione od omissione del soggetto attivo del reato. (Nella specie, rappresentata dal reato di incendio al fine di commettere truffa in danno della compagnia assicuratrice, la Corte ha riconosciuto l'ammissibilità dell'impugnazione di quest’ultima, costituita parte civile).

Cassazione penale sez. I  21 ottobre 2014 n. 46084  

 

La legittimazione all'azione civile nel processo penale va verificata esclusivamente alla stregua della fattispecie giuridica prospettata dalla parte a fondamento dell'azione, in relazione al rapporto sostanziale dedotto in giudizio ed indipendentemente dalla effettiva titolarità del vantato diritto al risarcimento dei danni, il cui accertamento riguarda il merito della causa, investendo i concreti requisiti di accoglibilità della domanda e, perciò, la sua fondatezza, ed è collegato all'adempimento dell'onere deduttivo e probatorio incombente sull'attore. (Annulla in parte con rinvio, App. Catania, 11/04/2012 )

Cassazione penale sez. II  21 ottobre 2014 n. 49038  

 

È legittimata a costituirsi parte civile per il risarcimento dei danni derivanti da crimini di guerra commessi durante la seconda guerra mondiale l'Associazione Nazionale Partigiani Italiani (A.N.P.I.), anche se costituita in epoca successiva ai fatti di reato, in applicazione dell'art. 74 cod. proc. pen., che attribuisce l'azione civile al soggetto al quale il reato ha arrecato danni nonché ai suoi successori universali, posto che l'ANPI, per statuto, si pone in linea di continuità per successione con i gruppi e le formazioni partigiane. (Annulla in parte con rinvio, App.Mil. Roma, 26/10/2012)

Cassazione penale sez. I  19 marzo 2014 n. 23288  

 

Gli obblighi risarcitori e le restituzioni non integrano il danno "criminale", da intendersi come le conseguenze che ineriscono alla lesione o alla messa in pericolo del bene giuridico tutelato dalla norma penale violata, ma sono invece attinenti al danno 'civilistico', ossia al danno che si arreca, tramite la commissione del reato, alle singole persone offese e del quale può essere chiesto il risarcimento e/o la restituzione, nel processo penale attraverso la costituzione della parte civile ex art. 185 c.p., artt. 74 - 538 - 578 c.p.p.. In quanto tali, gli obblighi risarcitori e le restituzioni possono condizionare l'applicazione del beneficio della sospensione condizionale della pena nei soli limiti in cui la persona offesa abbia esercitato l'azione civile nel processo penale

Cassazione penale sez. II  18 dicembre 2013 n. 3958  

 

Il combinato disposto di cui agli art. 74 e 75 comma 1 c.p.p. concernente le domande di restituzione e di risarcimento dei danni da reato non può estendersi ad azioni aventi natura diversa, come quella volta ad ottenere la reintegrazione nel posto di lavoro, provvedimento rispetto al quale al giudice penale non è attribuita competenza funzionale.

Tribunale Latina  08 maggio 2012

 

Va riconosciuta la legittimazione a costituirsi parte civile per danni ambientali collegati alla sicurezza dei lavoratori in favore di ogni associazione, in particolar modo di quelle sindacali, normativamente riconosciute e operanti con finalità istituzionali ed associative di tutela dei prestatori di lavoro. (Fattispecie relativa alla costituzione di parte civile di un sindacato in relazione, tra gli altri, ai reati di cui agli art. 437 e 674 c.p. contestati ai legali rappresentanti di uno stabilimento industriale).

Cassazione penale sez. I  16 giugno 2010 n. 33170  

 

In caso di omicidio colposo (nella specie, aggravato dalla violazione della normativa antinfortunistica), possono costituirsi parte civile anche i fratelli della vittima, poiché dalla stessa lettura dell'art. 74 c.p.p. questo diritto non compete solo agli eredi universali, ma a chiunque abbia subito un danno dal fatto costituente reato, in quanto questi agisce non "iure hereditatis", ma "iure proprio".

Cassazione penale sez. IV  17 novembre 2009 n. 46747  

 

La mancata previsione nel d.lg. 8 giugno 2001 n. 231 di una norma equivalente all'art. 74 c.p.p. non può essere sintomatica di una volontà del legislatore delegato di escludere dal "corpus" normativo del decreto l'istituto della costituzione di parte civile nei confronti dell'ente. L'espresso richiamo alle disposizioni del c.p.p. e delle norme di attuazione impedisce tale conclusione in assenza di altri elementi significativi. Le ipotesi di sequestro preventivo a scopo di confisca e di sequestro conservativo di cui agli art. 53 e 54 del decreto, che potrebbero rappresentare uno degli esempi a sostegno della tesi contraria, nascono in realtà dalla necessità di riconoscere all'organo dell'accusa un potere di iniziativa cautelare di carattere reale messo in dubbio dal potere di richiedere in via cautelare le misure interdittive, non dalla ragione di disciplinare l'iniziativa cautelare della parte civile, stante il generale rinvio alle norme processuali vigenti.

Ufficio Indagini preliminari Milano  04 giugno 2009

 

Anche qualora si voglia qualificare la responsabilità degli enti come responsabilità da reato, superando il dato testuale imposto dal legislatore, ciò che nega la possibilità di trasferire l'azione civile nel processo penale è l'incompatibilità della disciplina di cui agli art. 74 e ss. c.p.p. con quella dettata dal legislatore del 2001, con conseguente inapplicabilità della stessa ai sensi dell'art. 34 del decreto; non avendo infatti il legislatore delegato espressamente disciplinato la costituzione di parte civile nel corpo del decreto, e non avendo, a differenza delle corrispondenti disposizione del c.p.p., mai menzionato la persona offesa o la parte civile nelle norme processuali specificamente dettate, sino ad arrivare, nel caso dell'art. 54 a richiamare espressamente la norma sul sequestro conservativo ma solo per consentire l'adozione della misura cautelare reale a garanzia del pagamento della sanzione pecuniaria, delle spese del procedimento e di ogni altra somma dovuta all'Erario, così volutamemte escludendo il richiamo agli ulteriori commi dell'art. 316 c.p.p. che consentono l'adozione della misura reale anche a garanzia delle obbligazioni civili derivanti da reato.

Ufficio Indagini preliminari Milano  12 gennaio 2009

 

Quand'anche si volesse sostenere, ampliando a dismisura il concetto di astratta configurabilità sotteso alla delibazione relativa alla costituzione di parte civile, che l'"illecito amministrativo" in quanto tale, rientrando nella più ampia categoria di cui all'art. 2043 c.c., sia da ritenersi in astratto produttivo di danni risarcibili direttamente imputabili all'ente, deve però escludersi che la relativa azione possa essere svolta nel processo penale, dovendosi infatti osservare che a nulla vale il richiamo agli art. 74 e ss. c.p.p. in quanto tali norme disciplinano la proposizione dell'azione civile nel processo penale presupponendo una legittimazione ad agire conferita da altra norma, ossia l'art. 185 c.p. È pertanto evidente che, qualificato l'illecito "amministrativo" come autonomo, in assenza di una norma sostanziale che conferisca la legittimazione ad agire a nulla vale il richiamo alla normativa processuale che quella legittimazione presuppone, potendo pertanto l'autonomo illecito eventualmente fondare un'azione civile di danni innanzi al Giudice civile, senza possibilità di trasportare la relativa azione nel processo penale.

Ufficio Indagini preliminari Milano  12 gennaio 2009



 
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