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Codice proc. penale agg.  al  29 Apr 2015
 
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Art. 86 cod. proc. penale: Richiesta di esclusione del responsabile civile

1. La richiesta di esclusione del responsabile civile può essere proposta dall’imputato nonchè dalla parte civile e dal pubblico ministero che non ne abbiano richiesto la citazione.

2. La richiesta può essere proposta altresì dal responsabile civile che non sia intervenuto volontariamente anche qualora gli elementi di prova raccolti prima della citazione possano recare pregiudizio alla sua difesa in relazione a quanto previsto dagli articoli 651 e 654.

3. La richiesta deve essere motivata ed è proposta, a pena di decadenza, non oltre il momento degli accertamenti relativi alla costituzione delle parti nella udienza preliminare o nel dibattimento. Il giudice decide senza ritardo con ordinanza.


Giurisprudenza annotata

Richiesta di esclusione del responsabile civile

È manifestamente infondata la q.l.c. degli art. 74-88, 100, 316, 538-541 c.p.p., nella parte in cui consentono al danneggiato da reato di esercitare l'azione civile nel processo penale attraverso la costituzione di parte civile, in riferimento agli art. 3 e 111 cost.

Tribunale Torino  01 marzo 2010

 

La richiesta, da parte del responsabile civile non intervenuto volontariamente, di essere estromesso dal processo, ai sensi dell'art. 86, comma 2, c.p.p., non può essere respinta per il solo fatto che sia priva della motivazione prescritta dal comma 3 del medesimo articolo (la cui violazione non è sanzionata da nullità), dovendosi al contrario ritenere sufficiente, per il suo accoglimento, la sola effettiva esistenza, in atti, dell'elemento di prova oggettivamente suscettibile di creare pregiudizio alla difesa, in relazione a quanto previsto dagli art. 651 e 654 c.p.p., nulla rilevando la strategia difensiva che fino a quel momento il responsabile civile abbia inteso seguire. (Nella specie, in applicazione di tali principi, la Corte ha ritenuto illegittima la mancata esclusione del responsabile civile basata, oltre che sulla rilevata assenza di motivazione della relativa richiesta, anche sulla considerazione che il responsabile civile, trattandosi di procedimento per violazione della normativa sui rifiuti, non aveva messo in discussione l'esito sfavorevole di alcune analisi effettuate nel corso delle indagini preliminari e destinate ad essere acquisite al fascicolo per il dibattimento).

Cassazione penale sez. III  21 ottobre 2004 n. 46746  

 

Ai sensi dell'art. 86, comma 2, c.p.p. per prove pregiudizievoli alla difesa del responsabile civile, in relazione a quanto previsto dagli arti. 651 e 654 c.p.p., debbono intendersi tutte quelle, rilevanti ai fini dell'affermazione della responsabilità penale dell'imputato e/o dello stesso responsabile civile, raccolte - anche nella fase delle indagini preliminari - nel contraddittorio delle parti e riversate nel fascicolo del dibattimento. (Nel caso di specie tale è stata ritenuta una perizia medico legale svolta nella fase delle indagini preliminari con incidente probatorio ed in assenza del responsabile civile).

Cassazione penale sez. III  03 dicembre 2003 n. 49456  

 

La richiesta di citazione del responsabile civile effettuata contestualmente all'atto di costituzione di parte civile presentato tardivamente (cioè dopo il compimento delle formalità di cui all' art. 484 c.p.p. ovvero dopo la verifica della regolare costituzione delle parti) deve considerarsi tardiva e quindi, il responsabile civile, citato e costituitosi all'udienza successiva, il quale eccepisce tempestivamente la decadenza, deve essere escluso a norma dell'art. 86 c.p.p.

Tribunale Busto Arsizio  10 ottobre 2002

 

È manifestamente inammissibile la q.l.c. degli art. 74, 75, 76, 77, 78, 79, 80, 81, 82, 83, 84, 85, 86, 87, 88, 90, 91, 92, 93, 94, 95, 154, 187, comma 3, 441, commi 2 e 3, 444, comma 2, 451, comma 3, 491, 505, 538, 539, 540, 541 e 543 c.p.p., sollevata in riferimento agli art. 2, 3, 13 e 111 cost., nella parte in cui prevedono "la possibilità di azione civile delle parti private nel processo penale", in quanto il rimettente sottopone a scrutinio trentatrè articoli del codice di procedura penale di contenuto eterogeneo - tra cui figurano anche disposizioni che non riguardano affatto la questione - senza che tra esse si ravvisi quella reciproca, intima connessione che sola consente di coinvolgere nello scrutinio un intero complesso normativo.

Corte Costituzionale  18 luglio 2002 n. 364  

 

Sebbene per effetto delle disposizioni di cui ai comma 3 e 4 dell'art. 82 delle norme di attuazione del nuovo codice di procedura penale, sino all'entrata in vigore delle disposizioni regolamentari concernenti il loro deposito e la loro custodia, le cose sequestrate che pur andrebbero depositate nella segreteria del p.m. a norma dell'art. 259 di detto codice, sono invece depositate nella cancelleria della pretura o del tribunale, tuttavia tale disciplina non esclude che trattasi di cose che restano nella disponibilità del p.m. Ne consegue che tenuto a provvedere, tramite la stessa cancelleria o la polizia giudiziaria all'uopo incaricata, all'eventuale distruzione delle dette cose confiscate è il pubblico ministero. (Nell'affermare il principio di cui in massima la cassazione ha rilevato che il comma 4 dell'art. 82 delle norme di attuazione impone alla cancelleria soltanto gli adempimenti previsti dal successivo art. 83 concernenti la vendita o distruzione delle cose deperibili, mentre d'altra canto, non contenendo alcun richiamo all'art. 86, porta a ritenere che competa appunto al pubblico ministero curare direttamente la distruzione delle cose sequestrate e confiscate che vengono a trovarsi e restano nella sua disponibilità, anche se in attesa delle disposizioni regolamentari sono depositate nella cancelleria della pretura o del tribunale anziché nella segreteria del pubblico ministero).

Cassazione penale sez. VI  04 dicembre 1990



 
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