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Codice proc. penale agg.  al  29 Apr 2015
 
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Art. 91 cod. proc. penale: Diritti e facoltà degli enti e delle associazioni rappresentativi di interessi lesi dal reato

1. Gli enti e le associazioni senza scopo di lucro ai quali, anteriormente alla commissione del fatto per cui si procede, sono state riconosciute, in forza di legge, finalità di tutela degli interessi lesi dal reato, possono esercitare, in ogni stato e grado del procedimento, i diritti e le facoltà attribuiti alla persona offesa dal reato.


Giurisprudenza annotata

Diritti e facoltà degli enti e delle associazioni rappresentativi di interessi lesi dal reato

Per il reato di avvelenamento delle acque, solo in caso di consenso espresso ricevuto dal Ministero dell'Ambiente (persona offesa dal reato), le associazioni ambientaliste, in presenza dei requisiti previsti dall'art. 91 c.p.p. (diritti e facoltà degli enti e delle associazioni rappresentativi di interessi lesi dal reato), possono surrogarsi nei diritti spettanti alla persona offesa, compreso quello di esercitare la facoltà di opposizione alla richiesta di archiviazione.

Cassazione penale sez. I  20 novembre 2014 n. 10993  

 

Le associazioni di consumatori di rilevanza nazionale ex art. 137 d.lg. n. 206 del 2005 (" codice del consumo") sono legittimate ad intervenire autonomamente nel procedimento penale in qualità di persona offesa, ex art. 90 c.p.p., e non già quale ente solo equiparato all'offeso ai sensi dell'art. 91 c.p.p., in relazione agli interessi collettivi dei consumatori e degli utenti riguardanti le materie disciplinate dal medesimo d.lg., poiché questi interessi hanno natura autonoma e distinta rispetto alla somma degli interessi imputabili ai singoli soci. (In applicazione del principio, la Corte ha affermato la nullità di decreto di archiviazione, emesso senza previo avviso ad associazione che ne aveva fatto espressa richiesta per ragioni di tutela del diritto alla salute, in relazione ad ipotesi di delitto di abuso in atti di ufficio). (Annulla senza rinvio, G.i.p. Trib. Chieti, 19/04/2013)

Cassazione penale sez. VI  13 novembre 2014 n. 51080  

 

Il Codacons (Coordinamento delle associazioni per la difesa dell'ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori), in quanto individuato dal d.m. ambiente 17 ottobre 1995 tra le associazioni di protezione ambientale, è legittimato ad esercitare, in ogni stato e grado del processo, i diritti e le facoltà attribuiti alla persona offesa nei reati ambientali. (In applicazione di tale principio la Corte ha riconosciuto il diritto di detto ente, in tal senso richiedente, alla notifica dell'avviso della richiesta di archiviazione). Annulla senza rinvio, Gip Trib. Grosseto, 29 maggio 2009

Cassazione penale sez. III  24 giugno 2010 n. 34220  

 

Quando un "ente di fatto" si costituisce parte civile in proprio, non trova applicazione la particolare, ma limitativa, disciplina dettata dagli art. 91 e ss. c.p.p., che riconosce agli enti esponenziali la possibilità di intervenire nel processo per far valere i diritti e le facoltà attribuiti alla persona offesa dal reato. In tale ultimo caso, infatti, si prevede un meccanismo per garantire la "giustiziabilità" a interessi posti in via mediana tra quelli individuali e quelli pubblici: si tratta, cioè, degli "interessi diffusi ", facenti capo a una pluralità di soggetti non specificamente individuabili e inidonei a divenire oggetto di titolarità individuale, nonché degli "interessi collettivi", facenti capo agli appartenenti a un determinato gruppo sociale, imputabili alla collettività di riferimento, pur rimanendo, però, interessi generali. Poiché, in tale evenienza, non si tratta di interessi di titolarità individuale, il codice di rito, diversamente da quanto avviene in caso di costituzione di parte civile per la tutela di un interesse "proprio", consente una tutela limitata e subalterna rispetto a quelli della persona offesa: limitata, in quanto non è consentito all'ente esponenziale la costituzione di parte civile non essendo soggetto direttamente danneggiato (ex art. 212 disp. att. c.p.p.); subordinata, in quanto la loro operatività è condizionata dal "consenso" prestato dalla persona offesa (nella specie, gli enti di fatto "Medicina democratica" e "Camera del lavoro Cgil" si erano legittimamente costituiti parte civile, per un interesse proprio, in un procedimento che vedeva chiamati a rispondere del reato di omicidio colposo da malattia professionale i vertici di un'azienda che aveva impiegato l'amianto per la manutenzione degli impianti: pertanto, non trovavano applicazioni i limiti previsti per la diversa ipotesi di cui agli art. 91 e ss. c.p.p.).

Cassazione penale sez. IV  10 giugno 2010 n. 38991  

 

La costituzione di parte civile di un ente o di un'associazione è subordinata al collegamento concreto ed effettivo col circostanziato ambito di incidenza del sodalizio, di tal che questo è legittimato all'azione risarcitoria, anche in sede penale, solo se sussista l'interesse, ancorché astratto e diffuso, ed a condizione che concorrano le condizioni all'uopo previste dagli art. 91 ss. c.p.p.

Ufficio Indagini preliminari Pescara  07 giugno 2010

 

Deve ritenersi ammissibile la costituzione di parte civile del sindacato nei procedimenti per reati di omicidio o lesioni colpose commessi con violazione della normativa antinfortunistica, a prescindere dal fatto che il lavoratore vittima di detti reati sia iscritto all'organizzazione sindacale medesima e ciò in aggiunta alla possibilità di esercitare i diritti e le facoltà della persona offesa di cui agli art. 91 e 92 c.p.p., pure ribadita dall'art. 61 comma 2 d.lg. 9 aprile 2008 n. 81. L'inosservanza della normativa finalizzata a garantire la sicurezza dell'ambiente di lavoro può infatti cagionare all'organizzazione sindacale un proprio e diretto danno patrimoniale (ove ne ricorrano gli estremi) o non patrimoniale, per la perdita di credibilità all'azione svolta, così giustificando un'autonoma costituzione di parte civile.

Cassazione penale sez. IV  18 gennaio 2010 n. 22558



 
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