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Art. 98 cod. proc. penale: Patrocinio dei non abbienti

1. L’imputato, la persona offesa dal reato, il danneggiato che intende costituirsi parte civile e il responsabile civile possono chiedere di essere ammessi al patrocinio a spese dello Stato, secondo le norme della legge sul patrocinio dei non abbienti.


Giurisprudenza annotata

Patrocinio dei non abbienti

In tema di patrocinio a spese dello Stato, la competenza per la liquidazione dei compensi professionali al difensore per i procedimenti incidentali "de libertate", spetta al giudice della fase o del grado del processo principale in cui è stata svolta l'attività difensiva da remunerare. (Dichiara competenza)

Cassazione penale sez. I  06 giugno 2014 n. 37361  

 

In tema di gratuito patrocinio, la sottoscrizione apposta dal richiedente il beneficio in calce all'autocertificazione attestante le proprie condizioni reddituali e patrimoniali non deve essere autenticata né corredata dalla fotocopia del documento di identità del dichiarante, in quanto gli art. 79 d.P.R. n. 115 del 2002 e 46 d.P.R. n. 445 del 2000, dal primo richiamato, richiedono esclusivamente che l'atto sia sottoscritto dall'interessato.

Cassazione penale sez. IV  14 marzo 2012 n. 34192  

 

In tema di patrocinio a spese dello Stato, sono rilevanti le variazioni di reddito, intervenute successivamente alla presentazione della dichiarazione dei redditi, le quali comportino un ammontare inferiore del reddito già indicato e consentano l'ammissione al beneficio dell'istante, sul quale, comunque, incombe la prova rigorosa del mutamento successivamente intervenuto. Annulla con rinvio, Trib. Voghera, 20/05/2010

Cassazione penale sez. IV  23 giugno 2011 n. 34456  

 

È inammissibile l'istanza di ammissione al patrocinio a spese dello Stato presentata alla Corte di Cassazione, in quanto la regola generale, secondo cui competente è l'ufficio del magistrato innanzi al quale pende il processo, non trova applicazione nel caso in cui il processo si trovi nel grado di legittimità, spettando in tal caso la competenza all'ufficio del magistrato che ha emesso il provvedimento impugnato. Rigetta, App. Palermo 15 Giugno 2009

Cassazione penale sez. III  15 giugno 2010 n. 27581  

 

In tema di patrocinio dei non abbienti a spese dello Stato, l'inosservanza del termine di legge entro il quale deve intervenire la decisione sulla richiesta di ammissione al beneficio avanzata dall'interessato non sussiste qualora quest'ultimo risulti già assistito da un difensore di fiducia.

Cassazione penale sez. VI  15 novembre 2005 n. 25255  

 

In tema di ammissione al patrocinio a spese dello Stato, la disposizione che ha previsto per il difensore la necessità dell'iscrizione all'apposito elenco di cui all'art. 81 d.P.R. 30 maggio 2002 n. 115, ha natura processuale e come tale è soggetta al principio del "tempus regit actum" sicché sono fatti salvi gli effetti degli atti processuali compiuti con l'osservanza della normativa previgente. (Nella specie la Corte ha ritenuto che il provvedimento di ammissione al gratuito patrocinio adottato prima dell'entrata in vigore della citata disposizione fosse valido ed efficace, non potendosi attribuire ad essa valore retroattivo).

Cassazione penale sez. I  25 settembre 2003 n. 40893  

 

Avverso l'ordinanza di revoca del decreto di ammissione al patrocinio per i non abbienti non è ammissibile il ricorso per cassazione, in quanto avverso tale provvedimento è esperibile solo il reclamo in opposizione che, pur previsto dall'art. 6 l. 30 luglio 1990 n. 217 e 99 d.lg. 30 maggio 2002 n. 115 (per il periodo di rispettiva vigenza) in relazione alla diversa fattispecie di rigetto dell'istanza di ammissione allo stesso beneficio, deve ritenersi applicabile anche all'ipotesi della revoca, stante l'analogia delle due situazioni processuali. Nondimeno, il ricorso per cassazione erroneamente proposto può essere qualificato come opposizione, con conseguente trasmissione degli atti al giudice di merito competente per il reclamo.

Cassazione penale sez. I  25 giugno 2003 n. 30206  

 

In tema di liquidazione degli onorari e delle spese al difensore dell'imputato irreperibile, secondo quanto stabilito dall'art. 117 del t.u. sulle spese di giustizia approvato con d.P.R. 30 maggio 2002 n. 115 (e, in precedenza, dall'ora abrogato art. 32 bis disp. att. c.p.p.), deve ritenersi che, attesa la totale equiparabilità, "quoad effectum", nel vigente sistema processuale, tra irreperibilità formalmente dichiarata ai sensi dell'art. 159 c.p.p. ed irreperibilità non dichiarata, ma presunta "ex lege", ai sensi dell'art. 161 comma 4 stesso codice, sarebbe illogico limitare solo al caso in cui si verifichi la prima di dette ipotesi la sfera di operatività del citato art. 117 del t.u., dovendosi, al contrario, considerare come "irreperibile", ai fini dell'applicabilità di tale norma, tanto l'imputato formalmente dichiarato tale quanto quello nei cui confronti sia stata ugualmente disposta la notifica degli atti mediante consegna al difensore, ai sensi dell'art. 161 comma 4 c.p.p., con l'unica eccezione, tuttavia, nel caso che tale ultima disposizione abbia trovato applicazione per la riscontrata impossibilità di notifica degli atti al domicilio che era stato eletto presso lo stesso difensore d'ufficio che poi avanza la richiesta di liquidazione del compenso a carico dell'Erario; e ciò per l'evidente ragione che il difensore d'ufficio, non essendo in alcun modo tenuto ad assumere anche la veste di domiciliatario dell'imputato, qualora liberamente vi acconsenta, non può poi pretendere di far ricadere, "sic et simpliciter", a carico dello Stato le conseguenze economicamente negative derivanti da tale scelta, ma deve soggiacere all'onere, previsto dall'art. 116 comma 1 del t.u. (e, in precedenza, dall'art. 32 comma 2 disp. att. c.p.p.), di fornire dimostrazione del previo, infruttuoso esperimento delle procedure di recupero del credito.

Cassazione penale sez. I  03 luglio 2003 n. 32284  



 
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