Nuovo prepensionamento, part time 50%, stipendio 65%, contributi pieni

17 ottobre 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 ottobre 2015



Confermata nella Legge Stabilità 2016 e resa più favorevole la proposta del part time con contribuzione piena per gli over 63.

 

Anche se la tanto richiesta riforma delle pensioni è stata rinviata al 2016, la nuova Legge di Stabilità contiene delle misure di flessibilità in uscita, anche se di portata limitata: una delle più interessanti è senza dubbio il part time con contribuzione piena per gli over 63, che consente un collocamento a riposo “ a metà”. Non una vera pensione anticipata, dunque, ma almeno un po’ di “respiro” che non penalizza il futuro trattamento previdenziale, per una categoria, quella degli ultrasessantenni, ampiamente danneggiata dalla Legge Fornero.

Vediamo insieme i dettagli dell’intervento normativo, che sono stati confermati durante la presentazione della Legge di Stabilità 2016.

Part time per over 63 con contributi pieni

La nuova norma consente, per i lavoratori che abbiano compiuto 63 anni d’età, la richiesta del part time al 50% (in pratica, il dimezzamento dell’orario di lavoro): sull’orario dimezzato, però, saranno pagati, dal datore di lavoro, i contributi pieni (al 100%), come se si trattasse di un full time.

Lo stipendio non sarà dimezzato, ma nemmeno versato al 100%: spetterà, difatti, una retribuzione al 65%.

Questa è una novità recentissima, che non era comparsa nella prima formulazione della proposta di legge.

Ovviamente, i costi relativi alla suddette agevolazioni non ricadranno ingiustamente sulle spalle delle aziende, poiché i datori di lavoro potranno fiscalizzare tali oneri.

Restano fuori dal beneficio, per ora, i dipendenti pubblici, anche se potrebbero essere apportati futuri emendamenti che includano anche questa categoria.

Deve trattarsi, infine, di un part time volontario, e non imposto dall’azienda.

Solidarietà: part time con pensione

Peraltro, il tempo parziale agevolato per dipendenti prossimi alla pensione esiste già, anche se da poco tempo, grazie all’entrata in vigore del decreto attuativo del Jobs Act in materia di riforma degli ammortizzatori sociali [1].

In particolare, l’agevolazione prevista dal Jobs Act è destinata ai i lavoratori delle aziende fruitrici di contratti di solidarietà espansiva: i dipendenti in questione devono avere una riduzione dell’orario di lavoro pari almeno alla metà (part time al 50%, o con percentuale inferiore), almeno 20 anni di contributi, e non più di 2 anni mancanti al requisito d’età per la pensione di vecchiaia.

L’Inps erogherà la pensione in anticipo, al posto della retribuzione mancante per la decurtazione oraria: il lavoratore così cumulerà stipendio “tagliato” e pensione, e potrà uscire dal lavoro gradualmente.

Pensione di vecchiaia 2015 e 2016: requisiti

Ricordiamo che i requisiti di età per la pensione di vecchiaia sono, sino al 2015, 66 anni e 3 mesi per gli uomini e 63 anni e 9 mesi per le donne; dal primo gennaio 2016 sino al 31 dicembre 2017, i requisiti diverranno 66 anni e 7 mesi per gli uomini, e 65 e 7 mesi per le donne. Nel 2018, il requisito à di 66 anni e 7 mesi sarà valido sia per gli uomini che per le donne.

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