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Nota di credito: cos’è e come si fa

18 ottobre 2015


Nota di credito: cos’è e come si fa

> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 ottobre 2015



Mancato pagamento della fattura e variazioni in diminuzione dell’IVA: emissione, termini, obblighi, registrazione, soggetti.

Se dopo aver emesso una fattura e averla registrata, il fornitore non viene pagato in tutto o in parte per l’importo indicato nel documento contabile, questi può recuperare l’IVA precedentemente fatturata attraverso l’emissione di una nota di credito. Si tratta cioè di una variazione in diminuzione dell’IVA precedentemente fatturata.

Non si tratta di un obbligo per il cedente o fornitore, ma di una semplice facoltà, in quanto la mancata emissione di un documento non determina alcun danno per l’Erario. Il cedente (o prestatore) può, quindi, anche non effettuare la variazione, ma se decide di esercitare tale facoltà, il cliente che non ha pagato (ossia l’acquirente o chi ha commissionato il servizio) l’obbligo di eseguire la corrispondente rettifica e, pertanto, di registrare anche la nota di credito. Tuttavia, se è in corso una contestazione tra fornitore e cliente sul fatto che ha spinto il primo ad emettere la nota di credito, la facoltà del cedente di effettuare la variazione in diminuzione dell’IVA scatta solo dopo la sentenza del giudice che definisce la controversia.

Quando non si può emettere la nota di credito?

La possibilità di rettifica è esclusa per le operazioni per cui non è stata legittimamente emessa una fattura (es.: vendite di beni al dettaglio, soggette all’emissione di scontrino o ricevuta fiscale), salvo l’ipotesi contrattualmente prevista di restituzione di prodotti difettosi o scadenti il cui prezzo potrà essere utilizzato per altri acquisti o rimborsato integralmente.

Quando si può emettere la nota di credito?

Possiamo distinguere le cause che consentono l’emissione della nota di credito in due categorie:

1Cause prive di limiti temporali

Rientrano in tale categoria, per esempio:

– successiva applicazione di sconti o abbuoni purché siano stati previsti nel contratto originario;

mancato pagamento, totale o parziale, della fattura a condizione che il debitore sia stato oggetto di un pignoramento infruttuoso o di un fallimento;

– risoluzione, recesso e revoca del contratto;

– dichiarazione di nullità, annullamento e rescissione del contratto.

2- Cause con limite di validità di un anno

In tutti gli altri casi il cedente (o prestatore) può emettere la nota di credito solo entro un anno dalla data di effettuazione dell’operazione imponibile. Trascorso tale termine non è più possibile effettuare le variazioni. In particolare, tra le ipotesi sottoposte a termine  vi è il sopravvenuto accordo tra le parti. Quando sia sopraggiunto una successiva intesa tra i soggetti che avevano stipulato il contratto (come nel caso in cui le parti decidano di annullare bonariamente il contratto, di concedere sconti e abbuoni non previsti contrattualmente).

Nel caso di sconto in denaro concesso dal produttore direttamente al cliente finale (anziché al rivenditore) la variazione in diminuzione è consentita (anche se fra alienante e acquirente finale non intercorre un rapporto giuridico diretto) a condizione che:

– lo sconto sia univocamente ricollegabile all’operazione originaria, che si intende variare, realizzata dal cedente nei confronti del rivenditore;

– si applichi entro l’anno dall’effettuazione dell’operazione originaria.

Se la fattura è errata

Se, per errore del venditore o prestatore di servizi, la fattura è sbagliata e indica un importo (e quindi anche le relative imposte) in misura superiore a quella invece dovuta (es. aliquota ordinaria anziché ridotta, operazione imponibile anziché esclusa o esente), si può procedere a regolarizzate il documento fiscale entro un anno effettuando una variazione in diminuzione.

Se però l’errore è volontario, ossia è effettuato per frodare l’Erario, non si hanno inesattezze, ma falsità (fattura emessa per operazioni inesistenti, es. fattura intestata a un soggetto diverso da quello a cui è stata ceduta la merce) per cui non è ammessa la variazione.

Come si fa una nota di credito

La facoltà di effettuare la variazione in diminuzione, con il conseguente recupero dell’imposta, è conferita al cedente (o prestatore) che, se decide di effettuare tale variazione, solitamente emette una nota di credito a favore del cessionario (o committente) per l’importo corrispondente alla variazione stessa. In alternativa, è possibile l’indicazione della variazione in diminuzione (con imponibile e imposta indicata col segno negativo) in una fattura emessa, da parte del cedente (o prestatore), all’atto di una nuova successiva cessione (o prestazione).

La nota assume l’aspetto di una fattura, con la sola sostituzione della dizione (da “fattura” a “nota di credito” o simili). Gli importi sono gli stessi della fattura, tuttavia, anziché essere a debito del destinatario è “a credito”.

La nota di credito deve essere numerata e contenere:

– l’indicazione dell’ammontare della variazione e della relativa imposta;

– i dati identificativi della fattura originaria a meno che non sia possibile individuare precisamente per motivi particolari tale fattura.

Come si registra la nota di credito?

Una volta emessa, la nota di credito deve essere registrata da entrambi i soggetti dell’operazione, con una delle seguenti modalità:

– il cedente (o prestatore) la annota nel registro degli acquisti, aumentando in tal modo l’importo dell’IVA detraibile; il cessionario (o committente) nel registro delle fatture emesse (o in quello dei corrispettivi) aumentando così l’IVA a debito;

– il cedente (o prestatore) la registra in apposite colonne del registro delle fatture emesse (con il segno negativo); il cessionario (o committente) in apposite colonne del registro degli acquisti (con il segno negativo).

È altresì consentito annotare la variazione in uno o più registri appositi (registri delle variazioni) purché i totali dei registri stessi vengano riportati nei registri ordinari ai fini delle liquidazioni periodiche.

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2 Commenti

  1. Salve,
    il servizio che utilizzo per la fatturazione elettronica e la conservazione (FatturaFacile.com) mi suggerisce di emettere nota di credito ogni qualvolta una fattura viene scartata dalla PA, secondo voi è corretto? Non basta rinviare il documento?

  2. Buona sera. Se la vendita viene fatta con fattura a privato con cod.fisc. e ora lo stesso rende la merce, si può emettere nota credito a privato? se si, quale documento di reso deve emettere il privato per il reso?

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