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Pensione di reversibilità al coniuge


Pensione di reversibilità al coniuge

> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 ottobre 2015



Il diritto della moglie o del marito ancora sposato, separato o divorziato: tutte le ipotesi per ottenere l’assegno dall’INPS con la pensione di reversibilità.

La pensione di reversibilità spetta, di norma, al coniuge (marito o moglie) ancora in vita del lavoratore che abbia maturato il diritto alla pensione. Il fatto che sia intervenuta una sentenza di separazione, non esclude il diritto a ottenere la reversibilità, salvo vi sia stata imputazione di addebito. In ogni caso, anche nell’ipotesi di divorzio è possibile che l’ex coniuge maturi una quota della pensione di reversibilità. Di tutto questo ci occuperemo nella presente scheda. Ma prima una breve introduzione su cosa è la cosiddetta “reversibilità” e quando scatta il diritto da parte del superstite.

Pensione di reversibilità e pensione indiretta

In caso di morte del pensionato o del lavoratore che ha già maturato i requisiti di legge per il diritto alla pensione di vecchiaia o di invalidità, i familiari superstiti hanno diritto a un trattamento pensionistico erogato dall’Inps che si distingue in:

pensione di reversibilità se liquidata in seguito a morte del pensionato;

pensione indiretta se liquidata in seguito alla morte dell’assicurato non titolare di pensione.

Presupposti per la pensione di reversibilità all’ex

La pensione è liquidata se ricorre una delle seguenti ipotesi:

– il deceduto era titolare di pensione di vecchiaia o di anzianità o di inabilità;

– al momento del decesso l’assicurato aveva raggiunto i requisiti contributivi per le prestazioni di invalidità (cinque anni di contribuzione di cui almeno tre nell’ultimo quinquennio precedente la data di morte) o quelli richiesti per la pensione di vecchiaia.

Non rileva l’età dell’assicurato deceduto.

Alle pensioni ai superstiti non si applica l’elevazione dei requisiti di assicurazione e di contribuzione ai fini del diritto alla pensione di vecchiaia; sono pertanto sufficienti 15 anni di contribuzione.

Beneficiari della reversibilità

Hanno diritto alla pensione ai superstiti:

– coniuge;

– figli;

– genitori;

– fratelli celibi e le sorelle nubili.

La domanda di pensione ai superstiti può essere inoltrata all’INPS esclusivamente in via telematica attraverso uno dei seguenti canali:

– web, avvalendosi dei servizi telematici accessibili tramite PlN, attraverso il portale dell’istituto;

– telefono, tramite il Contact center integrato, al numero verde 803.164 da rete fissa o al numero 06.164164 da rete mobile;

– patronati e tutti gli intermediari dell’Istituto usufruendo dei servizi telematici offerti dagli stessi.

CONIUGI

 

A quali condizioni spetta la reversibilità

Presupposto per ottenere il trattamento pensionistico è la vivenza a carico del lavoratore al momento del decesso di alcuni soggetti: questo requisito è presunto per i figli minori, mentre è subordinato alla prova per gli altri soggetti.

Nessuna condizione soggettiva è invece richiesta per il coniuge.

Per il coniuge del pensionato o del lavoratore assicurato deceduto il diritto alla pensione è automatico; la legge infatti, per il coniuge superstite, non richiede alcuna condizione di carattere soggettivo per il conseguimento della pensione.

Il partner convivente (cosiddetto “more uxorio”) non rientra tra i beneficiari della pensione di reversibilità.

Coniuge separato

La pensione ai superstiti spetta anche al coniuge separato, salvo nel caso la separazione sia avvenuta con addebito. In tal caso, infatti, il coniuge separato, cui il giudice abbia imputato la responsabilità della rottura del matrimonio non ha diritto alla reversibilità. In un solo caso il coniuge separato con addebito ha diritto alla reversibilità: quando questi sia stato ritenuto versare in una condizione di indigenza tale che il giudice gli abbia comunque riconosciuto il diritto agli alimenti a carico del coniuge deceduto.

Coniuge divorziato

Non sempre il divorzio esclude la possibilità di ottenere la pensione di reversibilità. Infatti, anche in questo caso, esistono dei margini per ottenere l’assegno dall’Inps. In particolare, la pensione ai superstiti spetta al coniuge divorziato se:

– se l’ex coniuge defunto non si è risposato: in pratica, non deve esistere un altro coniuge superstite coi requisiti per la pensione stessa. Ciò si verifica quando manca un coniuge superstite oppure, pur esistendo, è privo di titolo alla prestazione in quanto separato per colpa o con addebito della separazione con sentenza passata in giudicato, senza diritto agli alimenti a carico del coniuge deceduto;

– se l’ex coniuge superstite è titolare dell’assegno divorzile riconosciuto mediante sentenza dal tribunale;

– se l’ex coniuge superstite non si è risposato; il passaggio a nuove nozze esclude il coniuge divorziato dal diritto alla pensione ai superstiti anche se alla data del decesso del pensionato o dell’assicurato il nuovo matrimonio risulta sciolto per morte del coniuge o per divorzio;

– la data di inizio del rapporto di lavoro deve essere anteriore rispetto alla data della sentenza di divorzio;

– se risultano perfezionati, in caso di decesso di assicurato, i requisiti di assicurazione e contribuzione stabiliti dalla legge.

Se l’ex coniuge deceduto si è risposato, la pensione spetta sia al coniuge divorziato che al coniuge superstite, a condizione che entrambi ne abbiano i requisiti. Se, oltre al coniuge superstite vi sono altri coniugi divorziati, la pensione viene ripartita tra tutti gli aventi diritto.

La ripartizione in quote dell’unico trattamento viene effettuata dal tribunale, tenendo conto:

– della durata dei rispettivi matrimoni; tale criterio nella suddivisione delle quote, tuttavia, per quanto necessario e preponderante, non è esclusivo; possono essere applicati dei correttivi di carattere equitativo con discrezionalità. Fra tali correttivi vi sono:

– l’ammontare dell’assegno goduto dal coniuge divorziato prima del decesso dell’ex coniuge;

– le condizioni dei soggetti coinvolti nella vicenda; ciò al fine di evitare, ad esempio, che l’ex coniuge sia privato dei mezzi indispensabili per mantenere il tenore di vita che gli avrebbe dovuto assicurare nel tempo l’assegno di divorzio;

– l’eventuale presenza di figli [1]

– l’assistenza fino alla morte prestata al defunto [1]: indici che potranno perfino prevalere su quello della lunghezza dei vincoli matrimoniali;

– la convivenza prematrimoniale del coniuge superstite con il defunto. Secondo una sentenza del Tribunale di Roma [2], infatti, la ripartizione del trattamento di reversibilità tra superstite e vedovo, non può ridursi al mero computo matematico operato alla luce della durata dei due matrimoni, dovendosi considerare, tra gli altri correttivi, anche l’effettiva “comunione di vita” tra il defunto ed il secondo consorte, stante l’ormai indiscussa equiparazione tra convivenza more uxorio e famiglia legittima.

Il parametro della durata dei matrimoni deve ritenersi quindi elemento preponderante, e spesso decisivo, ma non anche esclusivo; il giudice (a propria discrezione) deve vagliare anche altri fattori, quali – per come ribadito spesso dalla Cassazione – le condizioni personali, economiche e di reddito degli ex coniugi o l’ammontare dell’assegno divorzile. In ogni caso il magistrato deve dare una valida motivazione delle ragioni che lo hanno portato a tale decisione. Ciò, soprattutto quando il criterio della durata del matrimonio viene ad assumere un rilievo marginale o, comunque, non esclusivo.
A incidere sul calcolo, poi, anche la data di separazione, l’eventuale presenza di figli, o l’assistenza fino alla morte prestata al defunto. Indici che, ben lo dimostra la giurisprudenza, potranno perfino prevalere su quello della lunghezza dei vincoli matrimoniali.

note

[1] Cass. sent. n. 6019/2014.

[2] Trib. Roma, sent. n. 58/2015.

Autore immagine: 123rf com

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