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Compenso CTU: partita Iva e fattura elettronica

20 Ottobre 2015 | Autore:
Compenso CTU: partita Iva e fattura elettronica

L’Agenzia delle Entrate spiega quando il dipendente pubblico (per esempio medico), nominato CTU, deve avere la partita Iva ed emettere fattura elettronica per il proprio compenso.

Non sempre il compenso del consulente tecnico d’ufficio rientra nel campo di applicazione Iva con conseguente obbligo di fattura elettronica. L’Agenzia delle Entrate [1] ha infatti recentemente chiarito il trattamento fiscale per i compensi erogati dalla Pubblica Amministrazione ai dipendenti pubblici che effettuano consulenze tecniche d’ufficio nei processi penali e civili.

 

Obbligo di partita Iva e fatturazione elettronica del CTU

L’obbligo di fatturazione elettronica sussiste:

– quando l’operazione è rilevante ai fini Iva;

– quando il committente/cessionario è una Pubblica Amministrazione, a meno che la legge non preveda espressamente forme alternative di documentazione.
Se il consulente tecnico d’ufficio è un dipendente pubblico in rapporto esclusivo che effettua la perizia al di fuori della propria attività (per esempio medico dipendente dell’Azienda sanitaria), occorre distinguere due ipotesi:

– prestazioni rese all’Autorità giudiziaria, nell’ambito del procedimento penale: questa attività costituisce esercizio di pubblica funzione e non rientra nel campo di applicazione Iva. L’assoggettamento a Iva, con conseguente necessità di emettere la fattura elettronica, è però previsto quando le prestazioni del professionista sono riconducibili ad una sua attività di lavoro autonomo o di impresa;

– prestazioni rese in un giudizio civile o eseguite per finalità assicurative, amministrative e simili: questa attività è soggetta ad Iva, con conseguente necessità di emettere fattura elettronica, solo se viene svolta con carattere di abitualità.

Classificazione del compenso del CTU ai fini fiscali
La distinzione appena effettuata è fondamentale anche per individuare il trattamento fiscale del compenso del CTU. Difatti:

– nel caso di prestazioni rese all’Autorità giudiziaria, nell’ambito del procedimento penale, i compensi rientrano generalmente i tra i redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, ma perdono tale qualificazione (per essere attratti nella categoria reddituale propria del professionista) nell’ipotesi in cui questi svolga attività di lavoro autonomo o di impresa.

– prestazioni rese in un giudizio civile o eseguite per finalità assicurative, amministrative e simili: se l’attività di consulenza è svolta con carattere di abitualità da parte del professionista, il relativo reddito dovrà essere assoggettato al regime proprio del reddito di lavoro autonomo con conseguente obbligo della partita Iva e della fatturazione elettronica quando chi eroga i compensi è una PA.

Se, invece, manca l’abitualità e l’attività di consulenza è prestata in modo occasionale, i relativi compensi verranno qualificati come redditi diversi, fuori dal campo IVA.

Riepilogando, il dipendente in rapporto esclusivo della PA (come ad esempio il medico dipendente dell’ASL) che effettua in via occasionale consulenze tecniche d’ufficio, non è obbligato ad aprire la partita Iva né ad emettere fattura elettronica.


note

[1] Agenzia delle Entrate, risoluzione 88/E del 19 ottobre 2015.

Autore immagine: 123rf com


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1 Commento

  1. I privati potranno usufruire del regime di fatturazione elettronica a partire dal 2017, potendo accedere tra l’altro ad una serie di agevolazioni.

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